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Abelis [Brossura]

Mauro Leonardi
4.6 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (5 recensioni clienti)
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Descrizione del libro

28 giugno 2012 L'aquila e la colomba
Abelis è il bambino che Ciambellano cerca da anni perché, se diventerà cavaliere, la vittoria sui draghi sarà definitiva. I cavalieri vivono però un segreto terribile che rende atroce l'idea di trasformare un bambino in cavaliere e che ferma persino Messer Ferriere. Così questi lo affida a Blennenort, il solo cavaliere di Arileva che nessuno rispetti. Ma Abelis ha una mamma, Lutet, che ama lui, Blennenort e gli animali. E anche i draghi. Una donna che con la poesia, la verità e la bellezza sconfigge la trama di potere creata da Ciambellano.

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Dettagli prodotto

  • Brossura: 162 pagine
  • Editore: Lindau (28 giugno 2012)
  • Collana: L'aquila e la colomba
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 887180998X
  • ISBN-13: 978-8871809984
  • Peso di spedizione: 259 g
  • Media recensioni: 4.6 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (5 recensioni clienti)
  • Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n. 28.192 in Libri (Visualizza i Top 100 nella categoria Libri)

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2 di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione
Di fefo
Formato:Brossura
Confesso di aver avuto un po' di diffidenza nell'approcciare Abelis: un 'fantasy metafisico' scritto da Mauro Leonardi, un sacerdote che sul suo sito ufficiale di sé dice di essere stato ufficiato da Giovanni Paolo II, di aver vissuto un'infanzia felice a Como e di avere una passione per la scrittura (del resto Abelis è il suo quarto libro). Pensavo di trovare continui riferimenti alla fede, alla Chiesa, a Dio e alla salvezza. E invece ho letto una storia che parla di uomini, di donne, di padri, di madri, di amore, di coraggio, di cavalieri e perfino di draghi!

Riassumere la storia di Abelis è tutt'altro che cosa facile: in un mondo immaginario (ma nemmeno tanto!), un crudele (o forse solo stolto) regnante pro-tempore ha creato una netta divisione tra gli uomini in carne e ossa e i cavalieri, che al posto della pelle hanno una corazza e il cui unico compito è quello di difendere il regno di Arileva dagli immensi draghi che di tanto in tanto arrivavano a fare razzia nelle città del regno. Fra questi cavalieri c'è Blennenort, una volta re di Arileva, ora anima in pena che non ricorda più nulla della sua vita precedente, né la sua amata Lutet né il loro piccolo figlio Abelis.

Ma quando Abelis arriva alle porte del regno pronto a diventare il più giovane cavaliere mai investito, tutto cambierà nel regno di Arileva: Blennenort ricorderà le sue origini e la vita prima della trasformazioni in cavaliere e Lutet, a lungo vissuta lontana dal regno, riuscirà a sconfiggere la paura dei draghi negli uomini, liberando l'umanità dalla schiavitù più pericolosa che ci sia: quella della paura.

Scritto con uno stile impetuoso, veloce e potente ma allo stesso tempo estremamente raffinato, Abelis è un romanzo che si legge d'un fiato in un pomeriggio, ma che va fatto decantare come un buon vino. Dopo averlo letto affiorano tanti pensieri e s'iniziano a cogliere le metafore, i cenni e gli spunti di riflessione di cui Abelis è ricco.

Da un sacerdote mi sarei aspettato ben altro tipo di romanzo, e invece Abelis è un libro incredibilmente laico. Un libro che consiglio a tutti, specialmente in un periodo, come l'estate, in cui si ha tempo per leggere. E per riflettere.
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5.0 su 5 stelle Abelis, l'elogio della normalità 21 gennaio 2013
Formato:Brossura|Acquisto verificato Amazon
“Chi salva una vita, salva il mondo intero”. E’ una frase del Talmud che esprime la convinzione che ogni storia personale abbia la capacità di rivelare il senso di tutto l’universo.

Mi ha colpito quando la sentii per la prima volta. Mi ha colpito per la sua profonda umanità e per la sua altrettanto profonda dissonanza dal comune sentire. Ascoltate per esempio Caifa, nel Sinedrio: «Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera». Caifa la pensa come molti. Sa, pronunziando queste parole, di dar voce a un desiderio comune. Non siamo anche noi d’accordo con lui? Non si starebbe meglio nel mondo se qualcuno si levasse di torno, a cominciare magari da qualche vicino di casa? Noi non desideriamo la morte di nessuno, certo. Non saremmo neanche capaci di uccidere, perché a noi il sangue fa impressione. Noi non siamo come le pie donne, che piangono per la morte di un giusto. Che volete farci? Nessuno è perfetto. Ma non siamo neanche crocifissori. Siamo migliori di Caifa. Ci saranno state, sul Calvario, persone che, davanti a quell’uomo che moriva, discutevano su cosa preparare per cena? Ecco, noi siamo tipi fatti così. Né caldi, né freddi.

Abelis è un bambino che vive in un mondo popolato da draghi divoratori di uomini. E’ normale un mondo fatto così? Non saprei. Per Abelis era semplicemente il mondo in cui era nato. E i draghi aveva imparato a chiamarli per nome. Glielo aveva insegnato sua madre.

Gli uomini tuttavia non volevano essere divorati dai draghi. E neanche Abelis e sua madre lo volevano. Tuttavia, pensavano che non fosse questa la cosa peggiore che potesse capitare loro nella vita.
Gli altri invece avevano paura. E allora venne loro un’idea: prendiamo alcuni fra noi – i figli degli altri, se è possibile – e facciamone dei cavalieri. Cancelliamo la loro umanità e il loro passato e anche ogni tipo di legame “sensibile” con il presente. Rivestiamoli di ferro in modo tale che i draghi non riescano a divorarli. Crederanno così che tutti gli uomini non siano buoni da mangiare e ci lasceranno in pace.

Il mondo di Abelis era fatto così: c’erano i cavalieri, c’erano uomini desiderosi e capaci di trasformare altri uomini in cavalieri e c’erano gli uomini comuni, quelli che applaudivano quando i cavalieri sfilavano in parata. Perché fa comodo avere a fianco qualcuno pronto a morire per te.

C’era però anche Lutet, la madre di Abelis, che non voleva per suo figlio questa sorte. E allora fugge con lui nell’unico luogo in cui si sente al sicuro dagli uomini. Va a vivere nella terra dei draghi.

Questa è la cornice della storia, questo era il mondo prima che Abelis nascesse.

Anche noi non nasciamo nel vuoto. Nasciamo liberi, in un mondo che ha i suoi bisogni, in un mondo che, così vogliamo, attenda le nostre scelte e nutra le nostre speranze. In questo mondo, diceva sant’Agostino, bisogna guardarsi dalla disperazione senza scampo e dalla speranza senza fondamento. E forse è proprio così.
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5.0 su 5 stelle premetto che... 21 agosto 2012
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Premetto che non amo il genere fantasy, anche perchè generalmente si tratta di volumi molto corposi e con una tale quantità di nomi e personaggi, che appunto, bisogna essere degli appassionati del genere per arrivare alla fine del testo!
Ho dunque particolarmente gradito la semplicità di intreccio che mi ha permesso di cogliere e apprezzare la straordinaria profondità del messaggio: si, perchè la vera semplicità è sempre molto profonda, se è vero che tutto il messaggio cristiano è affascinante proprio per la povertà ricchissima dei suoi contenuti; anzi a ben vedere, è possibile trarre sempre nuovi spunti ,” cose vecchie e cose nuove”,significati e chiavi di lettura molteplici.
Tutti elementi che ho ritrovato in questo romanzo che nella semplice vicenda dei cavalieri, affronta la mai risolta questione della paura di non aver nome e di non essere nessuno, che da sempre accompagna gli esseri umani ed è l’humus di tutti i fondamentalismi e di tutte le “distorsioni” anche religiose.
Non c’è nulla , infatti,che dia più forza o faccia sentir più sicuri di “essere”, che il tracciar confini e riconoscere nemici, l’ essere uniti contro un comune nemico,possibilmente esterno a se stessi o al proprio gruppo di appartenenza, senza neanche poi fermarsi troppo a considerarne le caratteristiche.
Cercare un capro espiatorio, che getti lontano da noi, la responsabilità del male, così da trasformarsi in cavalieri senza macchia ( e purtroppo anche senza memoria e senza umanità): a ben vedere è lo stesso modo di ragionare che determina le grandi ingiustizie storiche e che l’uomo continua a scegliere perchè è più facile affidarsi ad una corazza che camminare nella semplicità e nella povertà di essere se stessi.
Come il giovane ricco , spesso continuiamo a chiedere anche a Dio una serie di regole e comportamenti che accrescano i nostri meriti, invece di procedere nel senso di una spoliazione (di ogni tipo di corazza) per far posto alla vera amicizia e al vero amore;infatti il processo di creazione delle corazze, si può inceppare solo se si incontra con la semplicità e l’amore come appunto succede con Abelis e Lutet, se si cambia modo di guardare i draghi-
Un cambiamento che consiste principalmente nel non guardare più solo la propria “fame” (di certezze, di regole, di corazze che diano sicurezze), ma nell’accorgersi che anche loro hanno “fame, vogliono saziarsi,vivere”; quasi sempre ciò che trasforma gli altri in draghi è la loro fame non saziata, forse solo fame di essere considerati meglio : e cosa è mai una conversione se non un modo nuovo di guardare Dio e gli altri?
Lutet renderà possibile questo miracolo, perchè metterà nella composizione delle armature, un pò di amore per i draghi, elemento sconosciuto che cambierà tutto: come non pensare al granello di senape o al pizzico di lievito che fermenta e cambia natura a tutto il resto?
E la lettera che, nel romanzo, contiene ripetuta continuamente la frase-ti amo,- non fa forse pensare alla Scrittura, la lettera di amore di Dio agli uomini, che contiene 365 volte (una per ogni giorno dell’anno!) la ripetizione del -non temete?- e cosa temiamo più della mancanza di amore, dell’essere niente e di non valer nulla per nessuno? Dunque è solo l’amore che scioglie le corazze e , nella semplicità, fa tornare ad essere veramente uomini con un cuore di carne e una pelle sensibile all’esistenza e ai problemi degli altri.
Un bellissimo messaggio che dimostra la sua eterna giovinezza proprio perchè riesce a arrivare con tutta la sua forza,attraverso epoche e luoghi imprecisati (come si precisa all’inizio di questo romanzo) e stili letterari diversissimi, dritto al cuore di ogni essere umano “di buona volontà”.

Stefania Perna
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