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Acido solforico [Brossura]

Amélie Nothomb , M. Capuani
4.4 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (5 recensioni clienti)
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Descrizione del libro

28 agosto 2008 Le Fenici tascabili (Libro 201)
Un nuovo reality show dal nome chiaro e inequivocabile: Concentramento, basato proprio su regole che ricordano il momento più terribile della storia dell'umanità. Per le strade di Parigi si aggira una troupe televisiva con il compito di reclutare i concorrenti che, volenti o nolenti, vengono caricati su vagoni piombati e internati in un campo all'interno del quale altri interpretano il ruolo di kapò. Parte così il gioco, che vede, come da copione classico, l'occhio vigile delle telecamere registrare puntualmente e precisamente la vita di tutti i giorni, e il momento di massima audience si registra quando i telespettatori, da casa, decidono l'eliminazione-esecuzione dallo show di un concorrente attraverso il televoto...

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Dettagli prodotto

  • Brossura: 131 pagine
  • Editore: Guanda (28 agosto 2008)
  • Collana: Le Fenici tascabili
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8860886368
  • ISBN-13: 978-8860886361
  • Peso di spedizione: 200 g
  • Media recensioni: 4.4 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (5 recensioni clienti)
  • Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n. 32.537 in Libri (Visualizza i Top 100 nella categoria Libri)

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Le recensioni più utili
1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle Quella bestia chiamata "umanità" 22 giugno 2012
Formato:Brossura
Questo splendido romanzo si fonda due distinti, eppure strettamente uniti, pilastri: quello collettivo e quello individuale-personale.
Partiamo da quello collettivo: le persone. Più precisamente i telespettatori. Sembra che tutta la storia sia colpa degli organizzatori del programma televisivo o dei vertici dello Stato che non hanno fatto nulla per impedirlo, e invece no. I telespettatori sono la causa di tutto, il nutrimento dello spettacolo, il lato più mostruoso della razza umana. Nascondendosi dietro falsi perbenismi, moralismi e indignazione, vogliono vedere la gente davanti ad uno schermo soffrire, patire. Morire. Non cambiano nemmeno canale. E perchè? Perchè tutto questo odore e sensazione di morte piacciono. Anche se non lo ammetterebbero, il dolore altrui crea una sorta di soddisfazione in loro, un profondo e irriverente piacere interiore, quasi una forma autocelebrativa di vendetta verso quei prigionieri. Aggiungiamo anche il fatto che essi possono persino decidere chi mandare a morte tra i detenuti. Sommando il tutto, non si dovrebbe nemmeno usare il termine "umano" per queste persone, la cui vera indole viene finalmente messa a nudo. Come chiamarli, allora? Mostri? Bestie? Comunque li si chiami, in questo romanzo il sadismo e la curiosità sono facce della stessa medaglia. Sono uguali.
Sembra di essere ritornati agli oscuri tempi della dittatura nazista, dimostrato anche dal nome della trasmissione (Concentramento), dalla suddivisione di persone scelte in prigionieri (costretti ai lavori forzati, denutriti e privati dell'identità e del nome che saranno sostituiti da tre lettere e tre numeri) e kapo', sorveglianti e aguzzini del campo in cui si svolge il reality, liberi di fare quello che vogliono a quelle povere anime).

Il pilastro individuale invece riguarda la protagonista: Pannonique, che nel campo sarà la detenuta CKZ 114. Lo sarà di nome, ma non di fatto. Infatti grazie alla sua forza, altruismo e alla sua determinazione, sarà il punto di riferimento di tutti i prigionieri e la beniamina dei telespettatori. Sarà sempre e solo Pannonique.
Altra cosa molto interessante nel romanzo è il rapporto che si sviluppa tra Pannonique e la kapò Zdena: una specie di relazione di amore-odio, nata in particolare da quest'ultima.
Pannonique diventerà l'oggetto dell'ossessione di Zdena: convinta che sia tutto quello che lei non è, che abbia qualcosa di speciale che a lei manca, Zdena riverserà sulla prigioniera dapprima tutto il suo odio e la sua violenza, come per far sparire ciò che più la turba e la sconvolge in modo da risolvere i suoi problemi interiori, finchè, grazie proprio all'oggetto della sua ossessione, avverrà un lento processo di maturazione che la aiuterà a ritrovare se stessa e a cambiare profondamente...

Chi legge Amelie Nothomb, probabilmente è consapevole che recensire i suoi romanzi è una cosa abbastanza complessa da fare.
"Acido solforico" per me è sicuramente uno dei suoi romanzi più belli: affronta una tematica estremamente delicata, sensibile e molto attuale a dispetto delle apparenze.
Pur con uno stile semplice e sintetico, Amelie Nothomb trasporta il lettore nel campo della trasmissione, nella mente dei media, dei telespettatori in un modo così preciso che viene spontaneo indignarsi, soffrire e provare curiosità. Si diventa tutto e ci si sente in simbiosi con l'ambiente.

Mi ci sono voluti diciassette anni, migliaia di libri e sei di questa donna geniale per capirlo, ma finalmente l'ho trovata grazie ad "Acido solforico" che mi ha dato finalmente ciò che da tempo cercavo: la mia scrittrice preferita. Amelie Nothomb. Amelie, mon amour.
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1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle la leggerezza dell'Orrore 27 dicembre 2011
Formato:Brossura
Autrice molto discussa, dalla scrittura particolare. Questo racconto sembra una fiaba, dove magari c'è anche un "e vissero felici e contenti", ma con un titolo così corrosivo ...
Il sarcasmo della Nothomb fa male, affronta argomenti scottanti (la religione e la televisione), non ha pietà per i suoi protagonisti né per gli argomenti che tratta. "venne il momento in cui la sofferenza altrui non li sfamò più: ne pretesero lo spettacolo" e da questa affermazione tanto crudele, quanto vera, ecco rappresentata la disumanità di un campo di concentramento che diventa reality show!!!
Ora, una fiaba rimane una fiaba ma, e se non fossimo più appagati dalla visione di "Isole", "Big Brother" e amenità varie ... ?
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5.0 su 5 stelle grande scrittrice 23 maggio 2013
Di angelo
Formato:Brossura|Acquisto verificato Amazon
Come è tipico di questa autrice, la prosa è estremamente scarna e quel che conta sono i fatti che traggono spunto da presupposti apparentemente assurdi. I personaggi si muovono in un palcoscenico che è metà teatro dell'assurdo e metà teatro del dolore. Graffiante ed intenso.
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