Con le sue splendide scenografie, le dettagliate architetture, l'impressionante realismo della ricostruzione di Alessandria d'Egitto e la bravura degli attori, "Agorà" è un film che riesce a sorprendere e a spiazzare, nonostante l'afflato spesso contenuto e meditativo. Un'opera che non ti aspetti di questi tempi e che ha il pregio di trasmettere ancora il raro coraggio di chi cerca la verità senza preconcetti o fideismi e ne paga il prezzo fino alle estreme conseguenze. Davvero brava Rachel Weisz, la quale si immedesima con naturalezza in uno dei pochi baluardi di innocenza, in un territorio mentale e razionale ancora vergine del tutto incompatibile con il truce mondo in cui si trova a vivere; ma lo fa comunque con estrema eleganza e stile. Ravvisabile ovviamente un messaggio universale tutt'oggi valido contro ogni estremismo. E nonostante il linguaggio cinematografico volutamente semplificato, specie nelle speculazioni filosofico-astronomiche, il film di Amenàbar ci mette sapientemente in guardia su qualche falsa illusione e su utopiche speranze: l'uomo parla da sempre di uguaglianza ma non la vorrà mai realmente, perché verrebbe meno il concetto dell'autoaffermazione, del potere e del compromesso. Non siamo uguali così come non siamo liberi, se non di sacrificarci per l'unica verità possibile, quella della sua continua ricerca senza ottusi dogmi o pericolosi confini mentali.