5 di 7 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle
Uno scrigno pieno di tesori, 29 dicembre 2011
E' permesso dire che questo è un gran bel film senza con ciò offendere gli intenditori di storia della musica?
Del resto "Amadeus" non ha apportato granché di nuovo alla inverosimiglianza della vicenda narrata. E' dal 1791 che la fioritura di leggende e dicerie sulle cause della morte di Mozart prosegue ininterrotta.
Forse è perché abbiamo un gran bisogno di pensare che la scomparsa di un "buono" sia dovuta necessariamente al gesto di un "cattivo"; forse perché il complottismo ci serve a dimenticare che anche se facessimo quel che ha fatto Mozart, il nostro passaggio su questa terra sarebbe irrimediabilmente effimero (il suo, poi, decisamente effimero!).
Non c'è frottola che non sia stata proposta, tranne due: quella del suicidio con i gas di scarico dell'automobile (per ragioni che non mi dilungo ad esplicare) e quella del rapimento da parte degli alieni; i quali, tuttavia e non si capisce con quale criterio, avrebbero quasi due secoli dopo scelto un grande (va bene: grandissimo) cantante rock piuttosto che uno dei massimi frutti della razza umana.
Così, nel 1830 Puskin trovò un terreno già fertile quando scrisse in sei paginette (il microdramma "Mozart e Salieri") dell'invidia del maestro italiano, consapevole di essere escluso dalla grazia toccata invece al giovane rivale, e dell'avvelenamento che ne consegue. Insomma, Puskin non fece che aggiungere il proprio carisma alla diffusione della "patacca" della morte di Mozart per mano di Salieri; ma fornì poi motivo di ispirazione a Shaffer, che nel 1978 sviluppò l'ideuzza con il suo lavoro teatrale "Amadeus"; la cui trasposizione cinematografica è - ci siamo! - questo spettacolare, avvincente e per molti versi prezioso film di Milos Forman.
Come noto, il film si sviluppa sul filo della confessione resa da Salieri: egli avrebbe ucciso Mozart terrorizzandolo prima con la commissione del Requiem e poi spingendolo, già malato, allo sfinimento proprio con la composizione di tale lavoro. Niente di vero (neanche il preteso completamento del Requiem da parte di Salieri; pare certo che sia stato Sussmayr a comporre le sezioni mancanti sulla base delle annotazioni armoniche di Mozart).
Ma chi può dire che non sia meravigliosa la sequenza in cui l'invidioso Salieri riporta sulla carta le perfette "visioni" musicali del Genio, non più in grado di scrivere, e ne trae suo malgrado la conferma che il talento di Mozart non condivide gli umani confini?
Certo, i detrattori del film hanno buon agio a criticare la deformazione caricaturale del giovane Genio: Mozart era una persona tutto sommato morigerata, sottoposta a stretto controllo dal padre, che praticamente lo aveva instradato ancora in fasce al culto della musica, e in alcune sequenze viene rappresentato come un gaudente debosciato che in nulla sembra meritare il proprio talento. "Una scimmia" lo definisce Salieri, disperato. Forman, che ha nobilitato la figura di Salieri rispetto al dramma di Shaffer, ha calcato la mano invece su quella di Mozart. Ma questa divaricazione di caratteri, che forse è un punto debole del film, è funzionale alla dimostrazione di quella della "gratuità della grazia" che manda letteralmente al manicomio Salieri; ed è funzionale, diciamolo, alla destinazione al pubblico più vasto cui la megaproduzione era rivolta (il Milos Forman degli anni cecoslovacchi non avrebbe sicuramente indugiato in una simile sottolineatura...)
Ho detto che si tratta di un film prezioso: c'è un'altra magnifica sequenza, meno drammatica, in cui Salieri - il quale, sia ben chiaro, era un grande musicista, "colpevole" solo del fatto che nell'arco della sua vita si consumarono quelle di Mozart e Beethoven - legge uno spartito del giovanissimo rivale (la Serenata per fiati K361) e rimane estasiato dalla sua semplice abissale bellezza: nel ricordo, ad occhi chiusi, Salieri paragona il sussurro degli archi che apre l'Adagio alla lenta apertura di uno scrigno, dal quale spunta - splendido e necessario - l'attacco dell'oboe; questa toccante scena resta indimenticabile per chiunque abbia amato questo film.
Ecco, "Amadeus" è uno scrigno per chi ami il bello, in tutte le sue manifestazioni: visive, musicali, emotive, razionali, erotiche e così via. E, attenzione, se la verità storica è disinvoltamente trascurata, non per questo mancano nel film ricostruzioni storicamente importanti, come quelle delle messe in scena delle opere, mozartiane e non, nella seconda metà del Settecento.
Ricercatissima la ricostruzione della messa in scena del "Flauto magico", splendida quella del "Don Giovanni", mi ha profondamente colpito la rappresentazione dei popolarissimi Singspiel di Shikaneder (tra l'altro autore del libretto dello "Zauberflote" e primo Papageno in scena): messe in scena davvero rutilanti, puro intrattenimento in cui ci si prendeva il lusso di parodiare i grandi compositori dell'epoca.
Per ultimo, due cenni agli attori: grandissimo il Salieri di Murray Abraham, le cui capacità peraltro sono ben note. Ma eccezionale anche l'interpretazione nei panni di Mozart di Thom Hulce, che fino ad allora aveva fatto (il peraltro mitico) "Animal house" ma quasi null'altro.
Inutile che vi dica che la colonna sonora del film è la più bella che mai possiate immaginare. Sapete chi l'ha composta?
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4 di 8 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle
capolavoro, 14 gennaio 2011
Questa recensione è su: Amadeus (Director'S Cut) (Blu-ray)
veramente un bellissimo film, nobilitato dalla sublime recitazione di Murray Abraham nella parte del protagonista (che è Salieri, non Mozart) e della straordinarie musiche di Mozart come colonna sonora.
il tema di fondo è l'odio e l'invidia (ma anche l'ammirazione di chi riconosce più di altri la bravura) di Salieri, compositore di corte bravo ma consapevolmente non geniale, per un genio totale che offusca la sua immagine. salieri non concepisce come Dio,sebbene egli stesso abbia sacrificato la sua vita a Dio e alla su arte, usi come sua "voce" un "immorale, presuntuoso e irritante marmocchio" dalla risata stridula,al punto da rinnegare la sua fede.
il tutto sotto forma di flashback raccontato da un vecchio Salieri (che si autoaccusa della morte prematura del genio) ad un giovane prete che lo vuole confessare.
da vedere assolutamente sotto ogni punto di vista!!
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