un capolavoro..a volersi dilungare in spiegazioni si rischia di incorrere nella disapprovazione dello stesso Bunuel, che metteva in guardia dal vizio di interpretare..ma è evidente che un film come questo, che trasuda simbologie -bibliche, oniriche, surreali- dall'inizio alla fine, impone una elaborazione di senso..ognuno troverà quella che più lo soddisfa..e paradossalmente, mostrando persone ricondotte alle loro funzioni elementari del mangiare, evacuare, accoppiarsi, morire - funzioni svolte sotto la tutela di immagini sacre - e ridotte alla loro impotenza conflittuale, ai loro atti mancati, come figure patetiche imprigionate su un palcoscenico, l'ateo Bunuel si ritrova a tessere i fili di una parabola essenzialmente religiosa..e dietro l'ironia corrosiva e vertiginosa che il regista spande a piene mani su tutto, rituali borghesi, massonici, magici o religiosi, dietro tutto ciò pulsa forse il desiderio di una salvezza reale, che non sia frutto di nuovi auto-inganni, di una liberazione dalle gabbie misteriose imposte dalla storia e dalle stesse psicologie individuali nelle quali, dopo l'emergere del loro fondo animalesco, alla fine, in chiesa, i personaggi si ritrovano come pietrificati, paralizzati..