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Le recensioni più utili
7 di 8 persone hanno trovato utile la seguente recensione:
5.0 su 5 stelle
Il futuro che si è fatto oggi,
Questa recensione è su: Arancia Meccanica (SE) (2 Dvd) (DVD)
Finita l'impresa di "2001 odissea nello spazio", Stanley Kubrick (1928-1999) si prepara a un'altra odissea, questa volta nella storia: la biografia di Napoleone. Per preparare una sceneggiatura, si dice, straordinaria, ha letto tutto ciò che esiste sul personaggio. Nelle sue intenzioni dovrebbe risultarne un kolossal senza precedenti con battaglie inscenate da decine di migliaia di comparse. Ma il progetto si blocca - non partirà mai: Napoleone resterà il sogno irrealizzato del regista - e nelle sue mani arriva per caso "A clockwork orange" romanzo scritto nel 1962 da Antony Burghess. Kubrick capisce subito che ne può trarre un film con diversi livelli di lettura e di grande impatto visivo. Scritta la sceneggiatura, gira rapidamente, per il suo standard, e nel dicembre del 1971 il film esce sugli schermi Usa. È un successo di critica e pubblico che segna l'immaginario collettivo. Vi si narra la storia, ambientata in un prossimo futuro rispetto al 1971, di Alex, un ragazzotto che vive con la famiglia nella periferia degradata di Londra, di giorno svogliato studente, di notte capo di una banda di feroci teppisti dediti a stupri e violenze. Finito in prigione ne esce solo perché si sottopone a una cura sperimentale, il Trattamento Lodovico, che lo condiziona a non praticare più la violenza. Ma a quel punto, incapace di opporsi a una società intrisa di cattiveria, ipocrisia e opportunismo, da carnefice diventa vittima. Ma la storia prevede un altro, inquietante ribaltamento di ruoli. Qui va notato che Kubrick trascura l'ultimo capitolo del libro, nel quale Burgess riduce la cupa parabola di Alex a favola dotata di morale. Non assimilabile a nulla visto sino a quel momento, "Arancia meccanica" fece scalpore per l'esplicita violenza, il sarcasmo sulfureo e il fascino iconico delle immagini. È probabilmente il film, assieme a "Eyes wide shut", in cui il regista, da razionalista laico, esprime più chiaramente le sue idee lucidamente pessimiste sulla società umana, imperfetta e non perfettibile; almeno sinché non sapremo uscire dallo stadio infantile in cui, come specie, continuiamo a dibatterci. Nel frattempo, ammonisce, le cose non possono che peggiorare. Infatti, ciò che nel 1971 pareva fantascienza - periferie occidentali fatiscenti in cui scorazzano bande di teppisti che praticano la violenza per dare un senso a vite vuote, politici di governo e opposizione interessati solo al loro tornaconto, famiglie incapaci di sentimenti, collusioni tra poteri dello stato e delinquenza, repressione sempre più invasiva e totalizzante - è diventato realtà. Kubrick si preoccupò per esattezza delle sue previsioni. Da artista in grado, col medium che padroneggiava, di rivolgersi a grandi platee, si sentiva responsabile nei riguardi della società. Così, temendo che il film potesse essere mal interpretato, fomentando proprio la violenza che intendeva denunciare, ne proibì a lungo la riedizione. Perché prima di essere un regista eccelso, Kubrick è stato un grande uomo. Anche per questo ci manca tanto.
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