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Le recensioni più utili
1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione:
5.0 su 5 stelle
La grande arte non è "facile",
Questa recensione è su: Ascension (Audio CD)
Trovo bello e significativo che qualcuno abbia voluto , in un epoca di musica banale e mercificata , spendere alcune parole su una delle opere d'arte più grandi del novecento ; si tratta di considerazioni argute e intelligenti anche se , personalmente , avrei qualche dubbio a considerare "più accessibili " dischi ugualmente importanti come MEDITATIONS o INTERSTELLAR OVERDRIVE. L'unica vera obiezione che potrei muovere è la seguente : perchè concedersi l'"esperienza" di ASCENSION solo una volta l'anno ? Come la vera "grande poesia" richiede attenzione e dedizione , è vero , ma è così per tutte le cose importanti della vita. Dal punto di vista emotivo , siamo davanti a un disco che , secondo l'idea della musica che aveva Coltrane , è da considerarsi come un'"esperienza totalizzante", in grado di mettere ciascuno in relazione con le regioni più nascoste del proprio "io" e di trasformare il semplice "fatto" dell'ascolto in una forma di comunicazione "spirituale" tra chi ha concepito quei suoni e chi li percepisce. Dal punto di vista formale , c'è la chiara trasposizione in chiave orchestrale di una ritualità tipicamente "africana": la successione di suoni chiamata da un "tamburo maestro" , lo schema di "chiamata e risposta" tra il gruppo e il solista , lo schema "antifonale" del "celebrante" che chiede la risposta dei "fedeli". Su tutto , la serie progressiva dell'arpeggio della triade di Sib maggiore (composta da quattro modi musicali presenti ogni volta in una sequenza diversa in tutte e quattro le stazioni ) che è di fatto la vera "ascension" di tutta l'opera. L'apparente cacofonia dei collettivi , poi , non è altro che che un effetto polifonico modale determinato da sette fiati che suonano secondo pronuncie e sonorità diverse. Spero , alla fine , di aver contribuito a far capire di più e meglio questo immenso capolavoro.
2 di 3 persone hanno trovato utile la seguente recensione:
5.0 su 5 stelle
Disco fondamentale.,
Questa recensione è su: Ascension (Audio CD)
Disco fondamentale sì, d'accordo. Ma consigliabile solo a chi ha già sentito tutto (o quasi) di Coltrane, compreso il suo ultimo periodo, e l'ha sempre apprezzato. Altrimenti soprassedete. E' una discesa nel maelstrom. Uno di quei dischi da sentire una volta all'anno.Nel suo tardo periodo ci sono tanti altri album decisamente interessanti e più godibili. A chi avesse un orecchio già avvezzo al free mi sentirei di consigliare Meditations, Expression, Interstellar Space o Sun Ship. Tutti album non per neofiti e abbastanza "difficili" ma non impossibili come questo. Cinque stelle comunque perché è la storia del jazz e perché è Coltrane. P.S. Per rispondere a MAX (che ringrazio per le sue osservazioni illuminanti e da me condivise): premetto che concordo pienamente con te sul fatto che l'arte NON è accessibile a tutti. E' radicato il luogo comune che alcune opere d'arte arrivino a tutti e la loro bellezza sia universalmente riconosciuta e indiscussa. Non è vero. Per lo meno non è vero che arrivino a tutti con lo stesso grado di intensità o mediate dalle stesse conoscenze o dalla stessa sensibilità; per cui ai più arriveranno in modo (molto) parziale. L'arte non è democratica perché richiede uno sforzo e una curiosità che non sono facili (e nemmeno obbligatorie). Chiarito questo mio punto di vista ti rispondo: Perché ascoltare una volta l'anno Ascension? Naturalmente la mia era solo una considerazione del tutto personale e indicativa che anche il più sfegatato fan di Coltrane, (quale io sono) probabilmente ascolta più assiduamente altri dischi rispetto a questo. Con circa 2000 titoli a disposizione, anche se ascoltassi 3 CD al giorno sarebbe difficile ascoltare questo più di 1 o 2 volte l'anno. Magari mi succede la stesa cosa anche con Kind of Blue, o perché sono album che ho ascoltato allo sfinimento o perché sono album che richiedono più di altri il momento adatto per essere ascoltati. E poi è una questione di gusto. Archie Shepp e Eric Dolphy potrei ascoltarli tutti i giorni, Anthony Braxton e Dewey Redman... beh, no. Ma non vuol dire che non mi piacciano.
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