Ultima fatica, pubblicata in Italia, di quel "geniaccio" iconoclasta di Garth Ennis. Questa volta coadiuvato alle matite da Jacen Burrows. Però, in questa miniserie, scordatevi di imbattervi nel Garth che abbiamo imparato ad apprezzare (Preacher, Hitman e the Boys e qualche storia del Punitore). Nessun intermezzo ridicolo, nessun personaggio assurdo che strappa più di un sorriso, nessuna presa per i fondelli sulla religione, la società, i miti del mondo dei fumetti e dei supereroi. Niente di tutto questo.
Ennis rivela un lato oscuro e per nulla grottesco, "un pugno allo stomaco" può rendere l'idea di quello che si incontra leggendo. Orrore vero, senza humour. Mai copertina è stata più efficace. Uno dei fumetti più robusti che abbia mai dovuto "digerire". E non ci sono supereroi che tengano, solo gente comune, alle prese con un evento incomprensibile, che cerca di sopravvivere.
I disegni di Burrows donano potenza e senso di tragedia al racconto, il tratto dettagliatissimo accresce le sensazioni di orrore in maniera quasi sensoriale (visiva, olfattiva, dai sapori amari).
Non credo sia una metafora della vita quella che ci viene proposta, credo invece che Ennis abbia voluto creare un fumetto che disturbasse, annichilisse. E, a mio avviso, ci è riuscito. Difficile interrompere la lettura, così come molto difficile "ingoiare" certi passaggi. Un Ennis nuovo, quasi scontroso, oscuro. Deluso forse? Un Ennis che, per chi lo ha già letto, sarà difficile da riconoscere. Per chi non l'ha mai letto, sicuramente non è da qui che bisogna iniziare.
Ultima annotazione, rispetto ad altri one-shot/miniserie (303, Pro, e anche Buttlefields) per la prima volta (!) Ennis spiazza il lettore di Ennis. Ed ecco un finale che non ti aspetti.