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Dizionario delle cose perdute (Libellule) Formato Kindle

3.9 su 5 stelle 88 recensioni clienti

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Lunghezza: 140 pagine

Descrizione prodotto

Recensione

Dizionario delle cose perdute - Francesco Guccini

Chissà se i vecchi «cicles» si chiamavano così perchè c'era una pianta, la «Manilkara chicle», che i Maya usavano per ricavarne gomma da masticare? Talvolta, per i piccoli italiani, erano solo mallucconi rosa primordiali, ma intinti nello zucchero potevano essere insaporiti e rimasticati all'infinito. Poi le palline, il meccano, lo shanghai, i taxi, i cinema pieni di fumo da venti lire due spettacoli, i preti. Le braghe corte, la noia della naja, e il Flit, quella parola che a lungo sopravvisse per indicare tutti gli insetticidi che uccidevano zanzare ma anche i polmoni degli uomini. Guccini compila un «dizionario delle cose perdute» che hanno punteggiato la formazione della generazione bambina dopo la guerra (è nato nel '40), e dei fratelli minori. O meglio: una deliziosa Recherche dove oggetti, ricordi, sapori, rivivono cullati da un silenzioso vocione emiliano e arrotato.

Recensione di Tuttolibri, a cura di Bruno Ventavoli

Sinossi

C'era una volta... già, cosa c'era una volta? Una volta, c'era la banana: non il frutto amato dai bambini, bensì l'acconciatura arrotolata che proprio i bimbi subivano e detestavano ma che veniva considerata imprescindibile dai loro genitori. I quali, per bere un buon espresso, dovevano entrare al bar e chiedere un "caffè caffè", altrimenti si sarebbero trovati a sorbire un caffè d'orzo. Una volta, per scrivere, non c'erano sms o e-mail, ma si doveva dichiarare guerra ai pennini e uscire da scuola imbrattati d'inchiostro da capo a piedi. Una volta, si poteva andare dal tabacchino, comprare una sigaretta - una sola - e fumarsela dove meglio pareva: non c'erano divieti, e i non fumatori erano una gran brutta razza. Una volta, i bambini non cambiavano guardaroba a ogni stagione, andavano in giro con le braghe corte anche d'inverno e - per assurdo contrappasso - col costume di lana d'estate. Una volta, la Playstation non c'era, si giocava tutto il giorno per strada e forse ci si divertiva anche di più. Una volta, al cinema pioveva... Con un poco di nostalgia, ma soprattutto con la poesia e l'ironia della sua prosa, Francesco Guccini posa il suo sguardo sornione su oggetti, situazioni, emozioni di un passato che è di ciascuno di noi, ma che rischia di andare perduto, sepolto nella soffitta del tempo insieme al telefono di bachelite e alla pompetta del Flit. Un viaggio nella vita di ieri che si legge come un romanzo: per scoprire che l'archeologia "vicina" di noi stessi ci commuove, ci diverte, parla di come siamo diventati.

Dettagli prodotto

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 389 KB
  • Lunghezza stampa: 140
  • Editore: MONDADORI (28 febbraio 2012)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ASIN: B007FSIDS6
  • Word Wise: Non abilitato
  • Miglioramenti tipografici: Non abilitato
  • Media recensioni: 3.9 su 5 stelle 88 recensioni clienti
  • Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: #21.271 a pagamento nel Kindle Store (Visualizza i Top 100 a pagamento nella categoria Kindle Store)
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Recensioni clienti

Principali recensioni dei clienti

Formato: Copertina flessibile
Io sono nata nel 1995, ovvero molti decenni dopo i tempi di cui si parla in questo libro.
"Non so cosa ti potrà lasciare, non sono i tuoi tempi" mi ha avvertito così l'amica cinquantenne che me l'ha prestato. Ma io sapevo già cosa aspettarmi e ho voluto leggerlo comunque.
Sono entrata in quegli anni che la vita non mi ha concesso di assaporare, ho visto l'epoca di nonni e genitori, ho visto il passato che non c'è più, ho capito cosa è cambiato, cosa è rimasto, cosa si provava allora e oggi ricordando quei giorni ormai lontani e confrontando il presente.
Mentirei se dicessi di aver provato nostalgia, in quanto tutto ciò che c'è in questo dizionario è molto lontanto dal mio sentire di ragazza adolescente del Terzo Millennio e non mi è mai appartenuto.
Ma ho provato tenerezza, perchè è stato un po' come studiare un popolo antico, ormai estinto, anche se è triste da constatare.
E ho provato ammirazione e perfino un po' di invidia per la semplicità di una vita di cui tutti si accontentavano e di cui godevano di ogni singolo attimo senza mai perdere energia ed entusiasmo.
Ho perfino riso per la rudimentalità di certe cose che adesso possono sembrare assurde e superate.
Eppure noi siamo stati così... Loro sono stati così. Dal passato nasce il futuro. Se siamo quello che siamo ora, lo dobbiamo solo agli insegnamenti del passato, grande maestro di vita.
Alcuni dicono che in questi tempi la vita sia migliore rispetto al passato, ma sarà del tutto vero?
Forse lo dicono senza pensarci, forse hanno dimenticato le cose belle di un'epoca ormai lontana, forse non rimpiangono il passato.
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Grande! Mi ha fatto rivivere cose e situazioni che oramai non ricordavo più. E Guccini lo ha fatto molto bene, con quella sapienza e gusto che gli emiliani sanno e possono fare.
4 persone su 4 l'hanno trovata utile. Questa recensione ti è stata utile? No Invio feedback...
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Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Libro splendidamente "archeologico" di un certo modo di essere e vivere che sembra lontano anni luce dai giorni nostri.
Giochi, oggetti, comportamenti che il tempo aveva fatto dimenticare ai più vecchi tornano alla mente con la prosa vivace e ironica di Francesco Guccini.
Per i giovani è una lettura che senza dubbio risulterà curiosa e a tratti incredibile.
Ma era proprio tutto come viene descritto, tra mezzi sorrisi, amarezze e rimpianti (pochi).
Vale sicuramente tutti i soldi che costa.
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Formato: Copertina flessibile
Piacevolissima lettura, che mi ha fatto sorridere e ricordare con tenerezza la mia infanzia e i racconti di mia madre.
Il tutto condito dall'ironia e dallo stile di Guccini.
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Formato: Copertina flessibile
140 pagine per narrare la vita di un’Italia che non c’è più, in bilico fra ‘il Flit’ e ‘la carta moschicida’, il bigliettaio’ e i giochi, rigorosamente praticati in strada, dall’autore e da coloro che han vissuto in parte, o in toto, quella generazione.

Il cantautore Francesco Guccini, che da molto si cimenta nella scrittura, e che ormai ha definitivamente appeso la chitarra al chiodo, decide di regalare ai suoi molti fans, non necessariamente musicali, un primo diario delle cose perdute, nel loro uso ma non certo nella memoria di chi scrive e di chi legge. Un libro che si legge tutto di un fiato in bilico perenne fra la semplice narrazione, il racconto, si scovano i ricordi di un’Italia che non c’è più, da poco libera dopo la guerra e immediatamente “americanizzata” da gomme da masticare e DDT, con il solito fare istrionico e umoristicamente vivo che da sempre contraddistingue il cantautore di Pavana.
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Non stavamo meglio allora di adesso, ma la nostalgia, si sa, stende colori delicati e accattivanti su quasi tutto. Ricordo mio padre quando raccontava della guerra. Non tralasciava, certo, episodi tragici o violenti, ma ciò nonostante aveva un'espressione quasi sorridente e io ascoltandolo arrivavo a rimpiangere di non essere vissula allora. Era partito a 18 anni l'avevano raffermato fino alla fine, totale: 7 anni. 7 anni di vita rubati mi viene da pensare oggi. Ma lui riusciva a parlare sorridendo perché in fondo parlava della sua giovinezza, l'unica che gli era toccata in sorte.
E così Guccini attraverso gli oggetti quotidiani, le abitudini i personaggi ormai introvabili ripercorre la sua di giovinezza e tutto questo l'ho trovato molto tenero. Da giovani siamo i nostri sogni, col passare del tempo siamo sempre di più i nostri ricordi.
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Di Ale il 10 agosto 2013
Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Divertente, non solo perché tratta di cose che si è conosciuto in tempi più o meno remoti e che quindi è divertente rivedere trattate in una galleria come fossimo in un museo, ma anche per come sono descritte, per gli aneddoti attorno sicuramente divertenti per chi, quelle cose, le ha effettivamente viste come parte di una esistenza che non è più, anche proprio per la loro assenza. Divertente, ma non memorabile pur essendo un libro sulla memoria. (Su una cosa Guccini sbaglia: la critica al tubetto di dentifricio. Quelli "moderni", fatti di materiale plastico, basta tagliarli in due con le forbici e si può usare tutto il dentifricio, sino all'ultimo grammo. Meglio di quelli di metallo.)
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