Molto azzeccato il titolo di questo libro ("The accidental woman"), poichè Maria, la protagonista, sembra proprio farsi capitare la vita ed ogni suo evento in maniera del tutto casuale. Non esprime quasi mai un progetto, un desiderio, un sentimento forte che la induca a fare le sue scelte, belle o brutte, giuste o sbagliate. Nel tratteggio di questo personaggio, però, secondo me conta tantissimo, fin troppo, il punto di vista dell'autore (o forse semplicemente del cinico narratore a cui dà vita) che, da maschio, mostra certamente qualche difficoltà nell'entrare nell'animo femminile. Ci sono molti eventi poco verosimili nella storia, che sicuramente una donna reale, fatta di carne, di ossa e di sensibilità femminili, vivrebbe in modo molto diverso da Maria. Uno per tutti la perdita del figlio: una donna soffrirebbe impazzita, lacerata e menomata di una parte di sè, di certo non potrebbe accettare una sottrazione così dura, ingiusta e irreversibile e si batterebbe come un leone. Il personaggio di Coe sembra piuttosto un coniglio, o una talpa o uno struzzo, scelga il lettore quale preferisce fra le varie rappresentazioni zoologiche...
Nonostante questa stortura basilare, il romanzo è comunque gradevole, scorre veloce, tratteggia luoghi e situazioni di sicuro interesse: se non ci fosse la presenza ironica e sadica della voce narrante, addirittura crudele in certe situazioni, e curioso a tal punto da diventare un voyeur capriccioso, impiccione e giudicante forse avrei dato più di 3 stelle. O forse no...