Gesù. L'invenzione del Dio cristiano è un "libriccino".
Così almeno lo definisce nell'introduzione l'Autore, Paolo Flores d'Arcais. Dal punto di vista delle dimensioni ha senz'altro ragione, si tratta infatti di 127 pagine in formato tascabile. I libri però, anche se piccini, non si giudicano dal numero delle pagine, ma dai contenuti.
E sotto questo aspetto l'agile volumetto in questione ha un peso specifico elevatissimo, che lo colloca ben al di sopra di tanti ponderosi tomi ricalcati sul nulla del tutto inutili alla causa della conoscenza umana.
Molto correttamente, Flores D'Arcais riconosce il proprio debito intellettuale nei confronti di grandi studiosi del cristianesimo delle origini, tra i quali Geza Vermes e Francois Vouga. Si tratta quindi di un'opera esplicitamente divulgativa scritta di getto per confutare il recente volume di Papa Ratzinger su Gesù, best seller religioso esposto in moltissime copie nelle vetrine di tutte le librerie ecclesiastiche ICI-esenti.
Il tono polemico nei confronti di Ratzinger non è mai astioso, anzi, dopo alcune iniziali stoccate rivolte contro le più sfacciate mistificazioni papiste, l'Autore passa ad esporre le proprie argomentazioni in modo estremamente lucido e pacato, disinteressandosi della pseudo-storia ratzingeriana.
Sulla scorta del pluridecennale lavoro di grandi esegeti, Flores d'Arcais dimostra una volta di più la portata della sua vastissima cultura. E così Gesù viene restituito alle proprie vere origini: era un profeta ebreo apocalittico che non ha mai inteso fondare una chiesa né proclamarsi Dio.
Non è mai esistito un unico cristianesimo, ma molte correnti antagoniste che, muovendo dalla stessa matrice giudaica, si sono confrontate per almeno quattro secoli, fino a quando Costantino prima e Teodosio poi hanno posto fine alla disputa.
In questo senso non è stato l'Impero a cristianizzarsi, ma la chiesa a divenire imperiale, strutturandosi in una forma burocratico-gerarchica che non ha nulla a che vedere con le comunità cristiane delle origini. A questo risultato storico-scientifico conduce lo studio serio dei testi del Nuovo Testamento e dei molti apocrifi, che non sono certo meno importanti di quelli "canonici" al fine di delineare correttamente la reale figura di Gesù.
Si tratta di un dato incontrovertibile, sul quale tutti i moderni studiosi del Cristianesimo delle origini concordano, ma che è deliberatamente ignorato da Ratzinger, il cui vero scopo è quello di ribadire la legittimità del potere papale in quanto manifestazione terrena del Cristo-Dio.
Ma la divinità della quale Ratzinger pretende di essere "vicario" non è quella dei Vangeli, perché è stata elaborata a tavolino a partire del Concilio di Nicea con il supporto decisivo dell'autorità imperiale romana.
Per questo Ratzinger non può accettare né la critica storica né il libero pensiero: rischierebbe di incrinare le fondamenta del potere politico-economico del Vaticano, la cui conservazione rappresenta da sempre il fine reale dell'azione del papato.
La sfida oscurantista lanciata da Ratzinger al mondo laico pensante parte da lontano e prosegue il sistematico lavoro di demolizione iniziato da Wojtyla. Favorita dalla quasi totale sottomissione dei media e dalla insulsaggine di una "sinistra" italiana sempre più imbelle (i cui più illustri rappresentanti presenziarono entusiasti alla cerimonia di canonizzazione di Escrivà, il fondatore dell'Opus Dei, e da anni sono regolarmente invitati in qualità di relatori al Meeting ciellino di Rimini), l'offensiva reazionaria papista, cinica e ben organizzata, in pochi decenni ha trasformato l'Italia in una contrada di madonnine lacrimanti e miracoli un tanto al chilo. Il nostro paese si sta paurosamente impoverendo dal punto di vista economico e culturale, mentre i ceti privilegiati aumentano a dismisura le loro ricchezze. In un simile contesto non c'è niente di meglio per l'élite dominante che subordinare la voglia di cambiamento e giustizia sociale delle masse alla benevola intercessione del santo di turno.
Flores d'Arcais è uno dei pochi veri studiosi che ancora si oppone all'ondata di irrazionalismo e superstizione che ha travolto la società italiana. Forse la sua è una battaglia senza speranza, ma io credo che valga la pena lottare e gli sono grato per aver scritto questo importante "libriccino".
Giusto per ristabilire le corretta gerarchia intellettuale tra il Davide pubblicato dalla meritoria ADD e il Golia editoriale ratzingeriano, mi permetto di citare una frase del Prof. Anacleto Verrecchia tratta dall'introduzione al libro di Schopenhauer "O si pensa o si crede". Flores d'Arcais, orgogliosamente, ha scelto di pensare:
"La religione, nel migliore dei casi, sta alla filosofia come una gamba di legno sta a una gamba vera; ma siccome la gente è intellettualmente zoppa, per non dire sciancata, la gamba di legno prende molto spesso il posto di quella vera."