Ho volutamente visto il film con qualcuno che non avesse letto il libro.
Certo, la riduzione del romanzo è piuttosto drastica, ma alla fine il giocattolo sembra funzionare: i miei compagni di sventura hanno comprso i fili della trama e si sono divertiti.
Per due principali motivi: il film è molto incentrato sull'indagine (la scomparsa di una ragazza negli anni '60), e quindi tutta la miriade di filoni secondari della trama - che poi sono tutt'altro che secondari nell'economia complessiva delle Trilogia di Millennium - sono o tagliati o resi digeribili con brevi schizzi; le figure di Salander e Blomqvist sono interpretate da attori con il fisico del ruolo: mesto al punto giusto il Blomquist, che forse non sorride mai perché ha il volto segnato dall'acne; disturbata la sua parte Salander, con l'occhietto cupo e "altrove", solo un tantino più robusta e irrimediabilmente più graziosa rispetto al personaggio del libro.
Il film taglia necessariamente alcune situazioni non proprio inutili per comprendere il contesto sociale e culturale in cui la vicenda si svolge. Tra queste, la relazione tra Blomqvist ed Erika, direttrice di Millennium, che il libro ci presenta assolutamente piana anche per il marito di lei; il periodo di carcerazione di Blomqvist, leggendo del quale nel romanzo avevo pensato che le proigioni svedesi potessero essere un modo alternativo, sicuramente economico, per una prossima vacanza (vita sana, ottime letture e compagnie non così peggiori della media).
Comunque, nel complesso e come per la trilogia su carta, questo primo atto delle trilogia cinematografica offre una qualche consistenza.
Ma si insiste molto, troppo, sulle turpitudini inflitte a Salander dal tutore, da quella specie di mostro che è il padre, dallo psichiatra sadico: già nel libro non si era scherzato, qui il tema è largamente sfruttato e dà luogo ad una discreta serie di pugni allo stomaco.
di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione
2.0 su 5 stelle un tantino inutile... ma così consolatorio!, 5 aprile 2011
Questa recensione è su: Benvenuti Al Sud (DVD)
Come tutti ormai sanno, questo film è la trasposizione dalla Francia all'Italia (con tanto di inversione dei punti cardinali) dell'ottimo "Giù al nord" firmato da Dany Boon poco più di un anno prima.
Visto il film francese, quello non è che aggiunga granché. Ciò detto, se diamo per scontato che occorra rapportarci a situazioni e luoghi più familiari, pur constatata l'inferiore qualità rispetto al modello, sicuramente "Benvenuti al Sud" non sfigura nel panorama produttivo nazionale, e alla fine piace a molti e dagli altri - come si dice per sfinimento - "si lascia guardare".
Il punto è che dove nel film francese c'era finezza e qualche tocco di poesia, qui è usata lana grossa e si scambia il sentimentalismo con il sentimento; dove lì si faceva autoironia, qui c'è la solita benevola condiscendenza verso i tic nostrani; e la sottesa riflessione su quanto apparente sia la diversità, diventa una carrellata di esagerati luoghi comuni.
Altro punto di forza della versione italiana starebbe nella presenza dei soliti rassicuranti "attori tanto bravi e simpatici". Alcuni sono simpatici anche a me, ma oltre a non fare mai in tempo a sentirne la mancanza, non mi sembra che questo film dia loro una particolare occasione di mostrare il proprio talento.
In definitiva: un prodotto convenzionale, meno tossico di altri, non proprio indispensabile.