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Habemus Papam
 
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Habemus Papam

Margherita Buy , Nanni Moretti , Nanni Moretti    Film per tutti   DVD
4.2 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (4 recensioni clienti)
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Dettagli prodotto

  • Attori: Margherita Buy, Nanni Moretti, Michel Piccoli, Renato Scarpa
  • Regista: Nanni Moretti
  • Formato: DVD, PAL, Schermo panoramico
  • Lingua: Italiano
  • Sottotitoli: Francese, Inglese
  • Regione: Regione 2 (Ulteriori informazioni su Formati DVD.)
  • Numero di dischi: 1
  • Studio: 01 Distribution
  • Data versione DVD: 12 ott. 2011
  • Durata: 100 minuti
  • Media recensioni: 4.2 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (4 recensioni clienti)
  • ASIN: B005IKZSYA
  • Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n. 228 in Film e TV (Visualizza i Top 100 nella categoria Film e TV)

Descrizione prodotto

Sinossi

Alla morte del Pontefice il Conclave deve eleggere un nuovo Papa. Ma il neoeletto è preda dei dubbi e delle ansie, depresso e timoroso di non essere in grado di assolvere il suo compito. Il Vaticano chiama allora uno psicanalista perché lo assista e lo aiuti a superare i suoi problemi.

Descrizione prodotto

alla morte del pontefice il conclave deve eleggere un nuovo papa. ma il neoeletto e' preda dei dubbi e delle ansie, depresso e timoroso di non essere in grado di assolvere il suo compito. il vaticano chiama allora uno psicanalista perche' lo assista e lo aiuti a superare i suoi problemi.compositorefranco piersanti

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1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle non dimenticare chi sei, 1 settembre 2011
Questa recensione è su: Habemus Papam (DVD)
Propongo cinque livelli di lettura.

Il primo livello di lettura è antropologico. Nessuno sconto viene fatto al conclave e ai cardinali: sono esseri umani, fanno parte di una elettissima schiera, ma hanno i loro problemi, come tutti, e soprattutto sono attanagliati da una feroce paura di sbagliare. Il regista rappresenta il conclave con la medesima mancanza di riguardo con cui lo psicanalista comunica con le loro eminenze. Predicate umiltà, eccovi umili; professate umanità, eccovi umani. Ma qui inizia e finisce l'affronto. I cardinali, infatti, sono trattati dal regista e dallo psicanalista con evidente simpatia, ben oltre la comprensione. Ridotti (o elevati?) ad esseri umani, meritano ogni rispetto; le loro speranze, i loro timori, le ambizioni inconfessate, il bisogno di sicurezza li assoggettano a più di una ironia, ma sono sostanzialmente integri, pronti al gioco, disposti alla sincerità appena si offra loro l'occasione. Come bambini, e bambini - lo sappiamo - abbiamo tutti dato al mondo il meglio di noi stessi. Ma, come bambini, sempre guidati da un adulto, il portavoce, (personaggio perfettamente disegnato, anche grazie alla splendida prova di Stuhr), che si sobbarca il "lavoro sporco" per garantire l'eternità dell'istituzione. Non c'è pesantezza, l'umanità dei toni ci costringe a sospendere ogni giudizio. Non c'è sarcasmo, c'è ironia, e non è la stessa cosa. E soprattutto speranza, speranza di potercela fare, di evitare il disastro, di potersi affidare ancora a Dio o alla vita: perché, come ci viene ricordato, "cambia todo", possiamo essere noi stessi.
La canzone (nella storica interpretazione di Mercedes Sosa) cala come una carezza dall'appartamento del papa sui cardinali ansiosi, coinvolgendoli irresistibilmente: credono che sia il "loro" papa a mandargliela, e si lasciano andare, rapiti, ad una momentanea felicità. E possiamo capirli: sono abituati a tener lontana da sé, la felicità del momento, sono stati allevati nell'idea che il suo prezzo è la dannazione ("quando dirò all'attimo: fermati, sei così bello!"), ora scoprono che anche la gioia è "una bella scintilla divina".

Il secondo livello di lettura, psicologico, riguarda Melville. Non l'abbiamo visto, durante le votazioni, mormorare lo stucchevole "non io, Signore". Ma, appena resosi conto della forma che stava assumendo il proprio destino, lo sentiamo ruggire il suo "non possumus". "Troppo umano", il cardinal Melville non sa spiegare a se stesso cosa gli impedisca di immedesimarsi nell'altissima carica alla quale è chiamato. Non ha perso la fede, crede ancora che questa chiamata, in realtà frutto dello sfiancante stallo fra i favoriti, sia opera di Dio. Ma non la vuole, e non sa, non intende forzarsi. I brevi incontri con lo psicanalista e la ex moglie prima lo orientano ad inquadrare il proprio problema, poi a risolverlo, salvando se stesso. Uomo "senza qualità" (lo vediamo sgradevolmente brusco con chi vuole aiutarlo, poco aduso a conoscersi ed accettarsi, spaventato e insofferente), finisce tuttavia per darci una lezione di grande umanità, rifiutando - vecchio e malfermo - un destino, per quanto onorevole, che altri gli hanno assegnato. Ha trascorso la vita a rimpiangere il teatro, abbandonato per mancanza di coraggio; ma è, e si sente, "attore" (così dice alla terapeuta, ignara dell'identità del misterioso paziente) e non vuole più lasciare quel gran teatro che è la vita. Di fronte alla sua silenziosa, ma ferrea, determinazione, i cardinali soffrono sinceramente (si copre gli occhi, il povero cardinal Cincotta, il bravissimo Roberto Nobile, la cui sorridente mansuetudine farebbe onore a più di un conclave), tranne forse i più intelligenti, i meno puri di spirito : come il cardinal Gregori (magnifico, imperscrutabile Renato Scarpa!), che certo assapora una nuova chance di successo, ma non può non avvertire la grandezza del rivale e, con essa, il dubbio tremendo che sia stato davvero Dio a sceglierlo.
La figura di Melville è straordinariamente nobilitata dalla performance di Piccoli, interprete perfetto: realmente straniato dall'intoppo linguistico, lo sguardo smarrito, angosciato dal dubbio di saper amare il prossimo se non ha accettato se stesso, ci offre il ritratto di un uomo, piuttosto che "inadeguato" al compito, pronto ad inventare un "nuovo" compito: "como todo cambia, que yo cambie no es extraño". Semplicemente meraviglioso.

Il terzo livello è culturale, relativo alla psicanalisi. Un terreno già frequentato da Moretti, con il suo personaggio de "La stanza del figlio" (2001) oppure con gli irresistibili esperimenti di autocoscienza in "Ecce bombo" (1978). Magari i terapeuti fossero come quello interpretato da Moretti! Anche la figura dello psicanalista (godibilissima) è profondamente umana. Certo, entrando in un conclave, un tono deve pur darselo, ma poi rivela - dietro i modi da domatore - i propri complessi (il bisogno di ordinare la realtà, come quando difende coi denti lo schema del torneo di volley), le proprie debolezze (ci tiene a fare scopa e per distrarre gli eminenti avversari arriva a farsi compatire per il suo matrimonio fallito). Il culmine di questo percorso di "autoanalisi" arriva quando, dopo aver inutilmente glissato, è costretto dall'insistenza del cardinale australiano a dirgli che nessun bookmaker aveva puntato su di lui: lo fa con l'apparente sadismo di chi - spesso un genitore - deve dare un dolore e non sa farlo, e allora sconfina nella umiliazione di chi ha di fronte, umiliando nel contempo se stesso.
Infine, deluso dall'interruzione del torneo, lo psicanalista, ancora col pallone sotto il braccio, apprende che il papa è fuggito ormai da giorni : il gioco è finito, la messa è finita .
La figura della ex moglie è meno sfumata: l'essere fissata con la sua "causa unica" di ogni disagio - il deficit di accudimento - non le fa professionalmente onore, e tantomeno negare di avere un nuovo compagno ai due figli che ormai l'hanno scoperto e accettato con tanta più maturità. Ma, sia come sia, è lei a suggerire a Melville la chiave del suo problema: non è forse un "deficit di accudimento" verso se stesso, in occasione di un iniziale insuccesso, che lo ha portato a tradire la sua vera vocazione in favore della ben più rassicurante carriera ecclesiastica?

Il quarto livello è storico e coinvolge la Chiesa. Molto garbatamente, Melville - prima in privato, poi ex cathedra - dice come la sogna: più attenta, meno chiusa, pronta a cambiare e a favorire il benessere spirituale. Chi lo ascolta sorride, pensa che il nuovo papa stia dichiarando il proprio programma, ma egli non crede di essere l'uomo adatto, con o senza l'aiuto di Dio. Il che richiama ovviamente Celestino V o il più recente papa Luciani, che fece appena in tempo a definire Dio "più madre che padre".
Il film parte con le immagini (reali) delle esequie di Giovanni Paolo II. Non so in quale ordine di priorità si collochi, per Moretti, la riflessione sullo stato della Chiesa (sono più propenso a pensare che il conclave sia qui, piuttosto, un interessante e paradossale spaccato dell'umanità). In ogni caso, come sappiamo, non è stato esattamente un papa "a la Melville" a succedere a Wojtyla. Lasciatemelo dire: lo immaginate Benedetto XVI che ammira il lungotevere da un bus in corsa, chiede ad un barista l'uso del telefono e infine gode nel ripetere le battute di Cechov? E con quanto turbamento interiore avrà accolto la propria elezione, dopo aver ripetuto, come d'obbligo, "non sono degno"? Altro che Celestino, qui forse dobbiamo scomodare il ricordo di Bonifacio!
Ma la Chiesa non esce male dal film: non possiamo decontestualizzare, si tratta di un'istituzione con degli scopi e delle regole, come tutte le altre; che le regole passino al di sopra degli impulsi soggettivi, è nella natura delle regole; e che gli scopi siano proiettati sull'eternità, è nel suo essere Chiesa.
Si lascia il film con un sentimento di serena simpatia per i cardinali, e perfino per il portavoce, che certo non ha nella sincerità il suo punto forte, ma anche lui è onestamente impegnato.
In fondo, medici poliziotti o avvocati sono normalmente sinceri?

Nel complesso il film è coinvolgente : in sala si ride molto, soprattutto grazie al Moretti attore, lieve e divertito; ma ci si commuove in più occasioni e - miracolo! - più d'uno mi ha detto di aver lacrimato per un misto di risate e commozione. Fra le sequenze più emozionanti, quella - già richiamata - con la canzone "cambia todo", quella in cui i cardinali si impegnano come ragazzi nella pallavolo, e quella finale, della quale preferisco non dire. Dà i brividi la sequenza del teatro: inquietanti creature, vestite di nero e di rosso, sembrano più diavoli a caccia di anime che cardinali in soccorso del confratello perduto; sentiamo la sorda violenza di un destino che sempre incombe e prevale, in questa scena, la cui oggettiva inverosimiglianza può disturbare solo animi aridamente verosimili.
Il film, come si usa dire, riesce a toccare corde assai profonde. Ma è anche compito nostro, cardinali abitudinari e conformati, saperne godere con spirito di avventura. Ho sentito che Moretti ama definirlo una "commedia dolorosa"; apparente e raffinata antinomia: Da Ponte, del resto, definì il libretto del Don Giovanni un "dramma giocoso".

Dal punto di vista tecnico, la bellezza è conquistata con la cura ossessiva di ogni elemento. La fisionomia dei personaggi,... Ulteriori informazioni ›
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3.0 su 5 stelle un 'assenza dal valore simbolicio, 29 aprile 2012
Questa recensione è su: Habemus Papam (DVD)
di weach
Nanni Moretti non si esplicita verbalmente , restando apparentemente, non allinato a specifiche critiche verso le istituzioni relegiose .
Ma va detto che" l'evento ipotizzato di un Papa nominato che non si sente pronto a ricoprire il suo ruolo istituzionale "è di per se "una simbologia critica " anche perché tutto si inserisce in un contesto storico dove l'istituzione religiosa Romana è messa a dura prova dai fatti .
L'ambiguità di Moretti , è , comunque ,verbalmente conveniente perché concede a noi spettatori l'opportunità di fare le nostre analisi e ed introspezioni circa il senso implicito di un ingonbrante rifiuto.
Di facciata ,con uno spirito buonista potremmo dire :" non c'è critica della regia ma solo rappresentazione dell' umanità,debolezza e consapevolezza di inadeguatezza"
Nella realtà propositiva della regia è messo in scena un'onda sibillina che comunque mette in gioco tutto . " l'uomo Papa, il dubbio esistenziale dell'essere umano, la paura di non sapere e di non poter essere ,la confusione nell' immedesimazione in un ruolo ingombrante quale quello istituzinoale di Papa di una primaria istituzione religiosa.
Michel Piccoli, nel ruolo del Papa smarrito, con dolcezza e sensibilità sembra più ripercorrere le sue radici piuttosto che cercare di accettare " l'incoronazione ".
I tanti ma e se che aleggiona e vibrano nel film sono quelli tipici dell'umana esistenza che mai trova risposte definitivi sino all'ultimo misterioso volo.
Concludendo , Moretti è silente solo nella foma ,non nella realtà dei propositi ,perchè i vuoti ed i silenzi rappresentati son in reatà potente strumento di riflessione,per l'uomo in genere, per l'uomo in predicato di divenire Papa, per le istituzioni religiose apparentemente senza un capo spirituale.
Vuoti , silenzi che potrebbero essere annullati in un attimo solo con un atto di fede conme fece Francesco d'Assisi che per un "soffio " fu capace di abbandonare tutto e creare una nuova certezza: un Dio gentile e amorevole ovunque.

buona visione
weach illuminati
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3 di 5 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle Ottimo, 4 dicembre 2011
Acquisto verificato Amazon (Cos'è?)
Questa recensione è su: Habemus Papam (Blu-ray)
Il miglior Moretti di sempre. Un film da gustare e rigustare. Grande la capacità di analisi del regista, sempre attento e mai banale. Consigliatissimo.
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