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5.0 su 5 stelle
La fantasy televisiva anni '90,
Di DarkKnight (Palazzolo Sull'Oglio (BS)) - Visualizza tutte le mie recensioni
Questa recensione è su: Hercules - Staffel 1 [Edizione: Germania] (DVD)
All'inizio degli anni '90 Sam Raimi era ancora lontano dal diventare (grazie ai fasti di Spider-Man) uno dei più potenti registi di Hollywood, ma s'era già guadagnato il suo zoccolo duro di ammiratori grazie alla trilogia di Evil Dead (La Casa, La Casa 2 e L'Armata delle Tenebre) e a Darkman, con l'allora sconosciuto Liam Neeson. Capolavori a basso costo in cui Raimi s'era dimostrato bravissimo a fondere il registro comico e quello serio là dove inseriti in un contesto horror o fantastico. Forte di questi risultati, nel 1994 convinse la rete tv della Universal a produrre unsuo vecchio pallino, un progetto a lungo covato in coppia con lo sceneggiatore Christian Williams, una serie tv sulle avventure del semidio Hercules, figlio di Giove e dell'umana Alcmena, sempre alle prese con mostri, tiranni, briganti e con le macchinazioni degli altri dei, primi fra tutti la matrigna Giunone e il fratellastro Marte, dio della guerra. La serie ebbe un successo superiore alle aspettative: dapprima furono prodotti alcuni tv movie da 90 minuti, poi, dal '95 al '99, sei stagioni regolari per un totale di 119 episodi da 45 minuti l'uno.Williams fu accreditato come creatore, Rami come produttore esecutivo, mentre sceneggiature e regie furono affidate ad onesti professionisti dl mondo della tv. Per il ruolo principale la scelta cadde sul lunghissimo (è alto 1 metro e 97, muscoloso ed abbronzato ex-modello italo-americano Kevin Sorbo, attore non molto espressivo ma simpatico e attorniato da un cast parecchio azzeccato: Michael Hurst (attore neozelandese molto noto in patria), nei panni del fido amico Iolao è un gran compare alla Bud Spencer-Terence Hill, il grande Anthony Quinn (apparso solo nei primi tv movie) è un Giove allegro e farfallone, Bruce Campbell (attore feticcio di Raimi) è il ladro gentiluomo Autolico, con tanto di baffetti e completo verde alla Robin Hood, infine Kevin Smith (attore australiano solo omonimo del regista di Clerks) è un Marte super cattivo da fumetto. Purtroppo, il povero Smith è poi deceduto in un incidente sul set di un film che stava girando ad Hong Kong. Come già si può intuire dai comprimari, l'Hercules interpretato da Sorbo è lontano da quello leggendario. Non un eroe classico, con colpe e difetti, ma un Superman dell'antichità, gentile e ironico, non privo di dubbi ma sempre dalla parte dei deboli. E anche le trame re inventano la mitologia a proprio uso e consumo. Ci sarebbe di che far storcere il naso anche a chi è di bocca buona. E invece no. Perché il telefilm non pretende neanche per un secondo d'essere preso sul serio e si trasforma da subito in un concentrato delle passioni di Raimi: gag da comiche del muto, acrobazie da film di kung-fu, e mostri realizzati con pupazzoni di gomma come nei film degli anni '50. Malgrado questo omaggio al passato, creature fantastiche ed effetti speciali non furono resi in maniera esclusivamente artigianale. Al contrario, Hecules fuuno dei primi serial ad utilizzare animazioni 3D generate al computer, che all'epoca erano prerogativa del cinema, poiché ritenute troppo costose. Per ovviare alle spese, Hercules fu interamente girato in Nuova Zelanda, dal momento che la compagnia che produceva gli effetti speciali, la Flat Earth, era per l'appunto neozelandese. Girare in Nuova Zelanda permise inoltre alla troupe di filmare in immensi paesaggi naturali di grande impatto suggestivo, dove non a caso Peter Jackson avrebbe poi girato Il Signore Degli Anelli. Il paesaggio verde e rigoglioso della Nuova Zelanda è infatti più vicino all'Europa celtica che a quella mediterranea, e anche i costumi e le scenografie di Hercules ricordano un medioevo barbarico piuttosto che l'antica Grecia. Ma questo, paradossalmente, è stato un altro dei punti di forza del serial: tanto più si allontana dall'epica classica, tanto più ci guadagna in strizzatine d'occhio al genere fantasy. Raimi con Hercules ha quindi sfidato le mode del suo tempo. In un'epoca, gli anni '90, dominata dai polpettoni adolescenziali, dove perfino i thriller avevano assunto il ritmo lento e introspettivo delle soap, Raimi ha portato in tv un telefilm d'avventura allo stato puro, come non se ne vedevno dai tempi di Zorro o dell'A-Team: divertente per gli adulti, spettacolare per i bimbi, e con in più un gusto per il fantastico, un sense of wonder degno di un fumetto di super eroi. Il pubblico evidentemente sentiva la mancanza di un prodotto simile, tanto che Hercules ha originato due spin-off (il più cupo e brutale Xena e l'inutile Young Hercules) e tutta una new wave di serial fantasy che hanno imperversato in tv nella seconda metà degli anni '90, come Sinbad con Zen Gesner e Le nuove avventure di Robin Hood con John Bradley. In conclusione, Hercules è stata forse un'occasione mancata. Si poteva rilanciare la mitologia greca presso il pubblico giovane, invece ha preferito essere una sorta di supermarket dell'avventura, in grado di guadagnarsi l'affetto del pubblico grazie alla sua capacità d'intrattenere e divertire. E in questo, bisogna ammetterlo, c'è riuscito in pieno. E, secondo il mio trascurabilissimo parere, a volte, ad un buon telefilm non bisognerebbe chiedere nulla di più.
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