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5.0 su 5 stelle
Struggente, indimenticabile favola moderna, 24 marzo 2012
Questa recensione è su: Il Miglio Verde (Blu-ray)
Adattare un'opera di King al grande schermo non è mai impresa semplice. Lo stile prolisso dello scrittore americano mal si presta a essere condensato nelle due ore scarse di pellicola solitamente concesse in quel di Hollywood e, diciamocelo, molti dei lavori da cui sono state tratte sceneggiature non erano poi questi gran gioielli di letteratura moderna. Se titoli riusciti come "Carrie", "Christine" e "Cujo" hanno condotto alla realizzazione di film apprezzabili, parimenti le trasposizioni dei suoi romanzi meno interessanti hanno prodotto flop colossali come "La metà oscura", "Cose preziose" e "It", per citare i più clamorosi.
Con "Il miglio verde" il regista Frank Darabont si è trovato in una posizione ideale e al tempo stesso insidiosa: ideale, perché il romanzo è magnifico e costituisce a mio avviso l'apogeo della carriera dell'autore del Maine, coniugando in modo perfetto il tradizionale approccio fantasy con la vena malinconica di certa parte della sua produzione (vedi "Stand by me"); insidiosa, perché l'avere tra le mani uno script tanto buono e non trarne un film all'altezza sarebbe potuto costare salato, in termini sia economici che di prestigio personale. Darabont esce dall'impasse nel modo migliore, sfornando un capolavoro assoluto che solo il dubbio gusto di una giuria come al solito cervellotica nelle sue decisioni ha privato di un Oscar che sarebbe stato meritatissimo. La fiaba moderna di King è trasposta fedelmente e con magistrale perizia in una pellicola in constante bilico tra dramma e fantasy, tra visione onirica e realtà, capace di far sorridere, sognare, commuovere.
Cast stellare, non tanto e non solo per la presenza della star Hanks: grandissime le prove di David Morse nei panni dell'agente Brutus "Brutal" Howell e di M.C. Duncan in quelli dell'indimenticabile protagonista, ma più in genere tutti i presenti su set paiono esser stati baciati dai numi tutelari della recitazione, a cominciare dal bravissimo e sfortunato Michael Jeter, qui impegnato a dar vita a una toccante interpretazione, forse in assoluto la migliore della sua purtroppo breve carriera. Le discrepanze rispetto al libro sono minime e poco significative, tutta la magia del romanzo di King è accuratamente riprodotta ed anzi credo questo sia uno dei pochi casi in cui la qualità del film è tale da oscurare il pur bellissimo testo originale. Come in ogni grande capolavoro non c'è lieto fine ed è giusto che sia così, perché il fascino de "Il miglio verde" è indissolubilmente legato all'unicità e straordinarietà degli eventi che descrive; un finale diverso e meno pessimista avrebbe forse riscosso maggior consensi tra il pubblico più "mieloso", ma al prezzo di stravolgere il senso intero del racconto e sminuire l'enorme portata emotiva che ne costituisce il fulcro vitale.
Necessarie come al solito un paio di righe a commento dell'edizione blu-ray. L'equazione grande film = grande BD è fortunatamente rispettata, nonostante il titolo sia stato uno dei primi "hit" a subire il trattamento-HD (è uscito nel 2009). Aspect ratio 1.78 : 1, definizione "razor" quanto serve e contrasto marcato garantiscono ottima profondità dell'immagine, con livello di dettaglio sempre eccellente, in particolare nei primi piani. La qualità della resa sonora è, come quasi sempre accade, inevitabilmente subordinata alla traccia che deciderete di selezionare. Il Dolby 5.1 italiano non si discosta molto da quello -peraltro già buono- ascoltato nella versione dvd, ma trattandosi di un film basato quasi esclusivamente sui dialoghi l'assenza del lossless è meno castrante che in altre occasioni. Ovvio che se poi conoscete l'inglese il DTS della relativa traccia fa senz'altro sentire il suo peso e va preferito. Confezione italiana limitata alla classica amaray, che ancora una volta mi costringe a raccomandarvi di spendere qualche euro in più per ordinare la splendida digibook americana (c'è anche l'audio ita, non preoccupatevi).
Un film che ti resta dentro e che è destinato a diventare (e forse lo è già) un classico evergreen, di quelli che tra cinquant'anni saranno apprezzati quanto e più di adesso. Perché le favole -come Hedgecomb nella scena conclusiva- non conoscono le barriere del tempo.
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