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5.0 su 5 stelle
Compratelo! Guardatelo! Godete!, 23 gennaio 2012
Acquisto verificato Amazon (Cos'è?)
Questa recensione è su: Il Mucchio Selvaggio (Blu-ray)
A costo di scopiazzare le precedenti(ottime) recensioni anch'io lo devo premettere:
UNO DEI MIGLIORI FILM DI SEMPRE!!!
Originale, profondo, spietato, sincero, sporco, girato e interpretato da dio...
Tutto è perfetto ed irripetibile...anche solo i personaggi minori le comparse,i set, incrediblie. Uno dei pochi film che ogni volta che rivedo mi vengon i brividi dall'emozione...e dallo stupore.
Come Apocalypse Now per il Vietnam, 2001 per la fantascienza...Mucchio Selvaggio non è un film sul west,è IL west.
Un film che fa sembrare gran parte delle altre opere più blasonate(Leone ecc...) roba per ragazzini.
Avevo il dvd...vedo che il b.ray costa poco più di [...] euro(meno del dvd..)..ho detto "vabbè, dai proviamo, sarà pessimo..", in realtà qualità ottima, più bello che mai, sembra girato ieri, meglio di alcuni film recenti girati in digitale.
Extra corposissimi...insomma così tanto per così pochi euro...DA AVERE.
Grazie Sam.
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5.0 su 5 stelle
Il grande dimenticato, 16 aprile 2011
Se mai è esistito un regista tanto fondamentale quanto dimenticato, quello è Samuel David Peckinpah (1925-1984). E se mai un film si può definire "capolavoro" nel verso senso del termine (cioè di "lavoro a cui fare capo", un modello con cui gli autori successivi devono per forza confrontarsi), quello è il suo "Mucchio Selvaggio".
Fino a qualche tempo fa era introvabile, esaurito in videocassetta e trasmesso in tv sempre a notte fonda. Poi, dalla primavera del 2006, ecco finalmente in Dvd l'edizione "Director's Cut": le scene mai viste al cinema furono re-integrate nel 1989. Quest'ultima versione è poi stata restaurata nel '94 e distribuita in VHS con le scene inedite sottotitolate in italiano. Ora, con la nuova edizione per il mercato in Dvd, è finalmente possibile vedere il film integrale e completamente ridoppiato.
1913: dopo una sanguinosa rapina rivelatasi una trappola, una banda di fuorilegge capeggiata da Pike Bishop (William Holden) e dal suo braccio destro Dutch Engstrom (Ernest Borgnine) si rifugia in Messico dove, per una serie di circostanze, accetta di assaltare un carico d'armi per conto del sanguinario generale Mapachi, che combatte i ribelli di Pancho Villa.
Il colpo riesce, ma il più giovane della banda, il messicano Angel, a cui Mapachi uccise il padre, dona una cassa di fucili ai ribelli, e per questo viene torturato e sgozzato. Allora i suoi compari, stanchi e nauseati, lo vendicheranno nella più sanguinosa e apocalittica sparatoria del cinema di tutti i tempi, da cui non uscirà vivo nessuno.
Con questo film Peckinpah ha ucciso il western (mettendo a nudo elementi come il sangue e la crudeltà) e al tempo stesso l'ha resuscitato (tracciando una strada di cui hanno fatto tesoro i registi successivi). Nel film ci sono 3643 inquadrature (record imbattuto per un film a colori) in un montaggio frenetico che mescola accelerazioni, ralenti e flash quasi impercettibili a occhio nudo.
Tutti i registi action del nostro tempo, da John Woo (Face/Off, Mission: Impossible 2) a Walter Hill (48 Ore, Danko), da Kathryn Bigelow (Point Break) a Michael Mann (L'Ultimo dei Mohicani, Heat:la sfida) hanno elaborato la propria tecnica studiando, analizzando e omaggiando il capolavoro di Peckinpah.
Tuttavia il film, come il suo regista, è sempre stato piuttosto "boicottato" dalla memoria collettiva (molti dai trent'anni in giù non l'hanno mai sentito nominare).
Questo forse per le polemiche che suscitò a suo tempo: gli estremisti di destra lo criticarono per il modo impietoso in cui dipinse i militari ottusi, e quelli di sinistra fecero altrettanto per il pessimismo di fondo nei confronti del "progresso" e della "società civile".
Eppure è questa l'essenza del cinema di Peckinpah: una riflessione da manuale sul conflitto tra il passato (con le sue colpe) e il progresso (con le sue vittime), tra l'ipocrisia del mondo, basato sugli interessi del potere di turno, e la morale individuale dei banditi (che si fanno scudo di donne e bambini senza troppi problemi, ma sono anche pronti a morire per l'amicizia e la parola data), e sul rapporto tra l'uomo e la violenza che fa sembrare bambinate i film di Sergio Leone (anche se pochi critici italiani ebbero il coraggio d'ammetterlo).
Insomma, nell'epoca del '68, dei grandi cambiamenti e della nuova Hollywood di Coppola, Scorsese, Spielberg ecc., Peckinpah è stato l'unico a sognare il ritorno a un cinema puro e primitivo, e a volere che il pubblico ragionasse con la propria testa. E ne ha pagato le conseguenze.
Non è diventato ricco come Spielberg, né venerato come Leone. È morto nell'84 a 59 anni, solo, povero e dimenticato, ma abbandonando in extremis droga e alcol, dimostrando di saper morire come uno di quei veri uomini di cui cantava le gesta.
Di lui ci rimangono i suoi film: non solo IL MUCCHIO, ma anche GETAWAY con Steve McQueen, CANE DI PAGLIA con Dustin Hoffman, e PAT GARRETT & BILLY THE KID, con la colonna sonora di Bob Dylan "Knockin'on Heaven's Door" (rifatta anche dai Guns'n Roses).
E con essi ci rimangono i suoi personaggi, cattivi e incattiviti dalla vita, eroi un po' per caso, un po' per tornaconto, e un po'... un po' perché il resto del mondo non era tanto migliore di loro.
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