Il primo capitolo è dedicato alle battute iniziali di un processo, caratterizzato dal tono sbrigativo del 'presidente', che fa domande dure e veloci e talvolta si risponde da sé, senza attendere la reazione dell'imputata, della quale sappiamo che sembra giovane, e che è stanca, stravolta e ancora bella.
Dal capitolo successivo, si fa un salto all'indietro nel tempo, un tempo spesso precisato con date o citazione di avvenimenti, eppure stranamente velato, incerto, talmente ambiguo che per parecchi capitoli ho cercato di capire a quale stadio della vita fosse arrivata la protagonista nella scena iniziale. Ma è proprio il tempo che la fa da padrone e governa Gladys-Jezabel, dirigendone le mosse, le scelte, le decisioni, a volte coraggiose, a volte improvvide. Il romanzo è la storia della sua vita, e non mi va di raccontarne niente; vale la pena di leggerla.
Anche per lo stile della Némirovsky, senza fronzoli, elegante; chirurgico nella capacità di descrivere un mondo lontano ma sorprendente moderno per chi si immaginava le nostre nonne tutte indistintamente votate a una vita di famiglia e di amorevoli attenzioni. Le azioni e i pensieri di Gladys (e di qualche altra protagonista) in certi punti sono persino banali e affettuosi nella loro quotidianità, e in altri sono invece stupefacenti, amorali, cattivi, ma mai filtrati o addolciti o giustificati. Gladys è così, e l'autrice *si limita* a raccontarla.