C'è stato un tempo i cui i bambini erano magri. Correvano, saltavano, giocavano e se ne fregavano degli adulti. Con ragione, per altro: ai grandi, i bambini piacevano poco, li consideravano adulti mancati, impantanati in uno stadio di minorità da cui era necessario strapparli al più presto, per avviarli al lavoro e renderli produttivi. Ma se gli adulti negavano la possibilità che i piccoli avessero un'etica, nemmeno i piccoli accettavano quella degli adulti. Eppure, qualcosa che li accomunava c'era. Questo "La guerra dei bottoni" ("La guerre des boutons", 1961) a modo suo lo dimostra. Tratto dall'omonimo classico per l'infanzia pubblicato nel 1912 da Louis Pergaud, ne aggiorna la vicenda ambientandola nella provincia francese di metà `900. Da sempre i bambini di due paesini si fanno la guerra, combattendo con spade di legno e fionde. I capi dei due schieramenti adottano strategie e astuzie da grandi strateghi, ma è decisiva l'idea venuta a Lebrac di umiliare i vinti tagliando loro bottoni, lacci e bretelle. Anche Aztec adotta la stessa strategia e in breve lo stato penoso dei vestiti attira la rabbia dei genitori. Saranno i due capi a pagarne le conseguenze. Questo ritratto di un mondo povero, in cui nulla va sprecato e di tutto si fa conto, ai ragazzi d'oggi probabilmente fa la stessa impressione di un documentario sul paleolitico, tanto appare lontana l'energia di quei ragazzi e la severità, in genere ottusa, dei genitori. Eppure, questo bel film, ai suoi tempi un grandissimo successo in Francia, una cosa importante la insegna: la ristrettezza mentale degli adulti e la vitalità dei più giovani erano irreggimentate da concetti e valori. Da maneggiare con cura, certo, ma da rispettare (o meglio, oggi da rimpiangere): lealtà, rispetto della parola data, obbedienza e considerazione riservati a chi li merita. Alla fine del film (e del libro) Lebrac e Aztec, finiti in collegio, si rammaricano pensando che crescendo diventeranno stupidi come gli adulti. Chissà che direbbero immaginando di diventare come troppi degli adulti di oggi.