Nel 2003 Takeshi Kitano ha rinverdito e globalizzato la gloria di Zatoichi. Ma il suo era solo il 27esimo capitolo di una lunghissima serie, sviluppatasi tra il 1962 e il 1973 con 25 film interpretati da Katsu Shintaro l'ultimo dei quali, uscito nel 1989, dallo stesso anche diretto. Va poi ricordato che lo stesso Katsu, fra il 1975 e il 1979, ha reso l'eroe cieco in cento telefilm per la tv giapponese,
Questo per dare l'idea della popolarità del personaggio inventato dallo scrittore Kan Shimozawa.
Zatoichi (letteralmente : Ichi, il massaggiatore cieco) è un pesonaggio complesso, che vive le proprie gesta nel Giappone delle guerre feudali. A volte è chiamato monaco, a volte maestro di spada, a volte si dice medico, quella di massaggiatore è la sua professione "naturale", giacché ai ciechi, incapaci di violare il pudore altrui, era appunto riservato l'accesso all'intimità dei clienti.
Tre cose di lui sono comunque caratteristiche (oltre alla cecità, che si accompagna allo sviluppo eccezionale degli altri sensi) : è un viandante, un "senza famiglia", nel senso dei ronin o degli yakuza medievali che non hanno un capo, e quindi presta il suo talento di volta in volta ad un signore o a una causa; è dotato di abilità straordinaria con la katana, che sa usare con tale velocità che il più delle volte si fa appena in tempo a capire che l'abbia sfoderata; ha un sistema di valori personale, che lo rende sensibile al gioco (e qualche volta anche pronto al raggiro) ma ancor di più alla lealtà e alla difesa degli innocenti.
Chi ha a che fare con lui avverte prima o poi qualcosa di sovrannaturale e demoniaco, e finisce sempre per subirne - prima che la spada - la personalità di grandissimo spessore.
Katsu ha fatto un grandissimo lavoro sul personaggio : molto spesso la ripresa, specie nei film diretti da Misumi Kenji, indugia sui dettagli dei suoi muscoli del viso, che tendendosi o rilassandosi registrano gli impulsi esterni, suoni e odori sopra ogni cosa. Le espressioni di Katsu - limitate dall'assenza di sguardo - esaltano le caratteristiche contraddittorie del personaggio, difficile da gestire, spesso maligno nel punire le mancanze di riguardo, comunque incapace di contenere il proprio sdegno orgoglioso verso potenti e prepotenti.
"La storia di Zatoichi" è il primo film della serie. Il protagonista va a far visita ad un capoclan conosciuto un anno prima e si trova coinvolto, suo malgrado, in una guerra fra bande. Fa amicizia con Hirate, il ronin assoldato come campione della fazione avversa, e fra il massaggiatore cieco e il guerriero ammalato di tisi (bellissima l'interpretazione di Amachi Shigeru) si stabilisce un rapporto di stima profonda e lealtà.
Quando la battaglia finale scoppia, Hirate - costretto al letto dal male - decide di partecipare ai combattimenti in cambio della promessa che non sia usato il fucile, arma vile per eccelleza, per abbattere Zatoichi. Questi, a sua volta, decide di battersi solo perché sull'altro fronte c'è l'amico, che spera di morire onorevolmente per sua mano.
In un bel bianco e nero, molte le sequenze davvero belle, vi dico della prima e dell'ultima.
Nella prima situazione Zatoichi partecipa al gioco dei dadi di un gruppo di banditi, e tirando i dadi li fa uscire volutamente dal bicchiere prima del tempo, cosicché gli altri scommettono su un punto che possono vedere. Fa finta di nulla, paga, e fa un altro lancio dei dadi, e anche stavolta si lascia sfuggire i dadi : i ceffi puntano tutto quello che hanno sicuri di vincere, ma stavolta Zatoichi finge che quelli scappati siano altri dadi, mostra quelli nel bicchiere, vince tutte le poste e alle proteste dei giocatori li sfida : "non mi direte dire che avevate puntato dopo aver visto cosa era uscito ?", dice beffardo, sapendo che era esattamente quello che avevano fatto.
L'ultima sequenza è davvero splendida: Zatoichi e Hirate si sfidano su un ponticello, e Hirate - colpito a morte - si accascia sulla spalla del cieco; restano immobili così, per un tempo sospeso, con Zatoichi che sorreggendolo lo fa morire in piedi, poi lo appoggia con delicatezza al suolo e lo copre.