La risposta è si, ci si può commuovere per un libro, quando questo tratta della vita di un grande attore/regista/sceneggiatore che ha attraversato intere generazioni fotografando impietosamente le tante tipologie di essere umani che hanno popolato e che popolano la nostra società, che anche nel peggiore "Gallo Cedrone" e nelle "Jessiche" di tutta Italia si possono celare domande importantissime:"chi siamo noi? Cosa eravamo? Chi stiamo diventando e cosa saremo?".
In questo volumetto la nostalgia e la melanconia che hanno sempre caratterizzato i film di Carlo Verdone fanno da sfondo, da "sessione ritmica" (Verdone amante del rock e di musica classica) mentre in primo piano troviamo tutti quei personaggi vissuti o semplicemente di passaggio, che hanno contribuito a formare l'immaginario del regista Romano. Si parla del papà e della mamma di Carlo: Mario Verdone primo docente di storia del cinema in Italia, che dopo aver bocciato Carlo al suo esame gli regala i biglietti per andare a vedere i Beatles, la mamma Rossana che organizza recite e feste in costume in casa che fanno nascere in Carlo la voglia di cinema e di interpretazione, delle governanti come seconde madri e di "amori proibiti".
Poi ci sono i suoi incontri e scontri con i grandi del cinema come Fellini, Pasolini, Markpulos, Zeffirelli, De Sica (padre e figlio), Sergio Leone, Alberto Sordi e tantissimi altri che lo hanno influenzato nel modo, nelle tecniche cinematografiche e nella vita. Nel libro però non sono mai trattati come miti intoccabili da citare come vangelo e dogma inappuntabile, piuttosto sono visti nella loro umanità e nella loro fragilità di esseri umani, un pò ridicoli, un pò solenni nelle loro abitudini e nei loro vizi che ce li riportano (finalmente) ad esseri umani reali in carne, sangue e cuore. Ovviamente stiamo parlando Verdone, quindi personaggi come Mario Brega e la sora Lella, saranno di casa nella lettura e giocheranno anch'essi ruoli importantissimi nei ricordi di Verdone.
Morirete dalle risate immaginandovi Carlo che se la prende con un giovanissimo Christian de Sica perchè innamorato della sorella molto più giovane di lui. Altrettanto pensando al papà che al telefono non riesce a capire le correzioni di Pier Paolo Pasolini perchè Carlo ascoltava ascoltava la sua musica in casa a tutto volume. Questi sono solo pochissimi degli episodi che non mancheranno di farvi sorridere se vorrete.
Nel finale, per chi la vuole cogliere, c'è poi una cosetta che vi farà pensare a Verdone, non solo come regista romano della romanità più campanilista, ma piuttosto come uomo e regista internzionale, conoscitore di un modo di fare cinema a 360° gradi capace di spaziare tra gli orgomenti più disparati.
La casa sopra i portici rappresenta questo: un luogo profondo dell'anima dove lo spazio e il tempo si fermano e impregnano le mura di tutta la loro sostanza in modo talmente forte da essere "più reali del vero.
Le facce, le azioni, le voci si rincorrono in ogni corridoio e creano un tempio dove è la vitalità e il quotidiano sono le preghiere più solenni e la vita l'insegnamento più grande.