Da noi si definisce imprenditoria il trasformare osterie in ristorantini alla moda, si considera normale sprecare miliardi di ore l'anno su ferrovie ed autostrade inefficienti, si ritiene sicuro comprare energia elettronucleare a soli 150 km oltre il confine, eccetera. E' la "modernizzazione senza innovazione" di un popolo che vuole il benessere e un welfare generoso, che vuole aumentare la sua mobilità sul territorio, i suoi consumi di energia, eccetera. Ma non vuole cambiare il suo sapere, i suoi sistemi tecnologici, le sue tradizioni produttive, perché non comprende o disprezza o teme la scienza e la tecnica. E così facendo si scava la fossa da solo. Chi vuole capire alcune cause culturali fondamentali di questa bizzarria nostrana troverà un valido aiuto in questo volumetto del professor Bellone, fisico di formazione e storico della scienza di professione (Wikipedia, libro). E' scritto in un linguaggio comprensibile, per quanto lo consentano gli argomenti, e senza eccessi critici, e con una padronanza del pensiero filosofico che fa ricordare l'osservazione di Charles Percy Snow sul maggior numero degli scienziati interessati alla filosofia rispetto ai filosofi interessati alla scienza. Alla fine il libro può stimolare nel lettore una domanda: chi non è scienziato, ma condivide il punto di vista che la scienza sia amica dell'umanità, cosa può fare nel suo piccolo per contribuire a sostenerlo ogni giorno nel Paese? Grazie prof. Bellone.
Versione Kindle
Sono presenti: copertina, colophon, indice completo (con link ai capitoli), posizioni, bibliografia, no numeri pagina.