Non è stata una passeggiata. Lo sapevo prima di cominciare ed è stato vero per tutte le quasi mille pagine di questo non-romanzo ambientato tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e i primi mesi di pace. Che inizia con un ufficiale del controspionaggio britannico che, a tempo perso, coltiva banane (in Inghilterra) e con quelle crea sempre nuovi piatti per la colazione dei suoi commilitoni e continua seguendo ' pressappoco ' le evoluzioni del suo pseudo-protagonista Tyrone Slothrop, ricercatissimo tenente dell'esercito degli Stati Uniti che ha un'erezione ogniqualvolta si trovi accanto al punto di caduta di una V2. Sono solo i primi di oltre quattrocento personaggi che compaiono all'improvviso e che poi, dopo essere stati centrali per pagine e pagine, spariscono di colpo: a volte riemergono a sorpresa, altre svaniscono per sempre. Tutti con nomi stravaganti, quando non comici in modo scoperto: del resto, l'ironia ' sovente acre, ma anche diretta, come nel viaggio di Slothrop giù per il cesso - è una delle armi che lo scrittore usa per narrarci la sua negativa visione del mondo, ma anche per alleggerire un intreccio labirintico. Se tante sono le figure che lo abitano, il romanzo sciorina un ancor maggiore numero di percorsi ulteriormente complicati da deviazioni (pseudo-) scientifiche, riflessioni sui massimi sistemi, descrizioni che partono da elementi reali per perdersi nel sogno, nei simboli, nell'allucinazione. Forse non a caso, allora, in queste pagine abbondano le droghe che, assieme a pratiche di sesso non convenzionale descritte con minuzia, raccontano di una corruzione morale e materiale senza ritorno culminante nella crociera dell'Anubis che si può facilmente immaginare filmata dal Pasolini di 'Salò': l'oppressione e il degrado dell'essere umano non sono terminati con il nazismo, hanno solo indossato una maschera diversa. Così, in fondo, il vero centro motore del volume è la paranoia, di cui soffrono tutti i personaggi che, più che agire, hanno l'impressione di essere burattini guidati da fili misteriosi: il più burattino di tutti è Slothrop che, tra percorsi assurdi e travestimenti umilianti (incluso un costume da maiale) finisce per disintegrarsi. Destino analogo a quello del romanzo. La quarta parte, destrutturata e saltellante qua e là senza una logica (apparente?), è come la sequenza finale di '2001 Odissea nello spazio': per apprezzarla al meglio, è necessario lasciarsi andare senza la pretesa di capire tutto e neppure di dare un ordine razionale agli stimoli che si ricevono. Regola che poi vale anche per le pagine precedenti, magari là dove si parla dell'ossessione del Razzo (alla cui traiettoria allude il titolo) in cui l'autore riversa le conoscenze tecniche maturate negli anni di lavoro alla Boeing. Non si può negare che, in certi momenti, venga voglia di lanciare il libro contro il muro, ma, a parte la considerazione dei danni che ne conseguirebbero, l'attesa per il successivo pezzo di bravura trattiene la mano. Perché, ad esempio, nel procedere magmatico della storia brillano numerosi racconti dotati di vita propria che, mai banali, sanno raggiungere livelli superlativi come nei brani che narrano di Frans il massacratore di dodi, del tecnico aerospaziale pedofilo Pökler o, forse inarrivabile, di Byron la lampadina.