'Un giorno sì e uno no mi sputo per strada alle 5,50. La notte è ancora viva, densa come l'olio.'
Inizia così la storia di Carla Petri, circa quarant'anni, bella, intelligente e con un marito (perfetto) che l'adora. Perché allora questa donna un giorno sì e uno no si sputa per strada, dove va, cosa cerca, cosa le manca? A Carla manca un figlio, è una 'difettosa' e, pur di realizzare il suo desiderio di maternità, si sottopone a cure mediche lunghe e dolorose, sia psicologicamente che fisicamente. La donna ci ha provato in tutti i modi: fare l'amore nei giorni fertili, meditazione yoga, reiki, pensiero positivo, diete, erbe e tutto ciò a cui affidarsi in maniera naturale. Ma quando i rimedi naturali non funzionano decide di andare oltre, ricorre così all'inseminazione artificiale. L'autrice, Eleonora Mazzoni, ci racconta il calvario di Carla, che è lo stesso di Katia, di Gianna, Lucia e tante altre donne accomunate da un iter estenuante: conteggio degli ormoni, transfer, prelievi, anestesie e infine l'attesa. Carla, però, detesta i ritardi. Tranne uno. Seneca e nonna Rina sono i suoi discreti accompagnatori, con loro può esprimere dubbi, ansie e paure, a loro affida i pensieri più intimi attraverso i quali scopriamo un mondo a parte, il mondo solidale delle 'difettose' che sviluppano una vera e propria ossessione per la maternità. Tratteggia le 'fivettare', le sue compagne di percorso, con rara sensibilità, descrive le delusioni all'arrivo delle 'rosse' e le angosce delle meno giovani per le quali è sempre più incombente la menopausa. Ma la speranza, si sa, è sempre l'ultima a morire, la Bibbia ci insegna che anche una donna vecchia e ormai sterile può procreare, perché lei no? La maternità è un desiderio primordiale a cui è difficile sottrarsi, Carla e le sue nuove amiche non fanno eccezione, la loro è una via crucis in cui l'ultima fermata è la sala parto. L'opera prima di Eleonora Mazzoni è un piccolo capolavoro di introspezione, il registro linguistico colloquiale e ironico ai limiti del dissacrante coinvolge, travolge il lettore, soprattutto la lettrice, tanto da indurre a leggerla tutto d'un fiato. Il tema è tanto doloroso quanto attuale, in un'epoca in cui la scienza ha fatto passi da gigante e per molte donne procreare in vitro è più di una semplice speranza. Tuttavia, come lei stessa afferma, i figli andrebbero concepiti nei letti caldi d'amore, tra i sentori dell'orgasmo e non su un tavolo operatorio sotto le fredde luci dei neon. Parole solo apparentemente poetiche, sono parole spietate che fanno riflettere sulla sottile differenza che esiste tra desiderare un figlio come prolungamento di se stessi, per un atto quasi egoistico, e desiderarlo per donare amore. Si fermerà Carla o continuerà fino allo stremo delle forze? Alcune donne si fermano e scelgono la strada dell'adozione, ugualmente appagante per chi si sente 'mamma' fin nel profondo dell'anima, poche però: l'iter dell'adozione in Italia non è meno lungo e doloroso della procreazione assistita. Eleonora Mazzoni, attrice di indubbio talento, è al suo esordio con un romanzo semi autobiografico, un esordio a cui, mi auguro, seguirà una brillante carriera di scrittrice.