Liberatorio. Finalmente quella dell'esistenza di Dio, da questione di pura pertinenza dei teologi, ritorna a essere una questione filosofica e - perché no? - addirittura un'ipotesi scientifica. Finalmente per una persona di idee laiche, un passo avanti dal solito agnosticismo programmatico, verso opinioni un po' più articolate.
Come negli altri suoi libri, Dawkins, assiduo frequentatore degli ambienti accademici anglosassoni, propone nel suo libro una rassegna interessante e ampia delle ultime idee scientifiche e filosofiche sul tema della divinità, affrontando (anche se nel libro ritengo che le due questioni avrebbero meritato di essere distinte in maniera più netta) sia la questione dell'esistenza del Dio dei deisti, sia le implicazioni sociali delle religioni teiste.
Così, nella prima parte del libro, Dawkins affronta e cerca di smontare tutte le classiche "dimostrazioni" dell'esistenza di Dio, e poi propone le sue motivazioni "scientifiche" contro l'esistenza di Dio, senza certo pretendere di avere inequivocabilmente dimostrato che non esiste, ma pretendendo di avere dimostrato almeno l'improbabilità della sua esistenza, in attesa che i progressi della scienza mettano, prima o poi, una parola finale sull'argomento. L'idea centrale del suo ragionamento è che, se l'idea di Dio viene giustificata dai teologi come spiegazione dell' estremamente improbabile, ovvero della nascita dell' Universo e della Vita, secondo Dawkins lo fa ricorrendo a qualcosa di ancora più improbabile: l'idea stessa di un Creatore.
Nella seconda parte del libro, Dawkins affronta, invece, il tema delle religioni tradizionali. Qui non si scomoda a argomentare sull'esistenza del Dio dei teisti (chiunque abbia sotto gli occhi la colorata varietà di divinità che, nelle varie parti del mondo, pretendono di essere l'unico vero Dio, secondo Dawkins dovrebbe essere in grado di trarre da solo delle conclusioni sulla validità di queste pretese). Piuttosto si dedica a illustrare quanto la religione possa essere un depauperamento della vita umana e, spesso e volentieri, persino una minaccia per essa. E, la tesi di Dawkins, il fondamentalismo religioso, è intrinseco e diretta conseguenza della religiosità anche "moderata", a causa della sua pretesa che i fedeli credano con fede cieca a quanto la religione gli racconta, non applicando a questi argomenti la ragione critica. In questa accettazione acritica, starebbe il terreno di coltura di tutti i fondamentalismi.
Come ho detto, il libro di Dawkins è ricco d spunti di riflessioni e di informazioni interessanti, e vale senz'altro la pena di essere letto. D'altra parte, però, come in altri suoi libri, la scrittura di Dawkins ha un qualcosa di irritante. Da una parte si avverte che il libro non è strutturato con cura, come se fosse stato scritto con troppa fretta. Inoltre, in molti passaggi, Dawkins salta troppo frettolosamente i passaggi, e da' troppe cose per scontato. Come quando liquida in due frasi la dimostrazione ontologica dell'esistenza di Dio, sulla quale generazioni di filosofi scolastici hanno dissertato. Pur concordando con la conclusione di Dawkins, sembrerebbe dovuto dedicare al tema un po' più di tempo. E, d'altra parte, Dawkins dedica intere appassionate pagine alle sue infiammate polemiche con i creazionisti americani, un argomento che per un lettore non anglosassone può risultare poco interessante (persino nella cattolica Italia l'influenza dei creazionisti e delle loro idee negli USA non è comprensibile).
In ogni caso, come gli altri libri di Dawkins, anche "L'illusione di Dio" è un libro che bisogna aver letto e di cui bisogna essersi fatti un'opinione.