Non avrei scommesso mezza lira sulla possibilità che questo oramai non più recente saggio di Mohynian potesse ricevere una traduzione italiana, ma a quanto pare avevo sottovalutato la crescente popolarità del fenomeno "black metal" tra i giovanissimi, conseguenza diretta dell'esplosione Internet che ha consentito a questi ultimi l'accesso a cronache e notizie prima esclusiva più o meno assoluta degli addetti ai lavori (beninteso, non che questo abbia necessariamente risvolti negativi).
"Lords of Chaos" è una disamina accurata e competente dei tragici episodi di cronaca nera che sotto l'egida del connubio Metal/Satanismo insanguinarono la Norvegia del triennio '91-'94, redatto in uno stile asettico e cinico che ben si coniuga con la paradossalità degli avvenimenti che tratta. Per assurdo, la vera sfortuna del testo è quella di esser inevitabilmente destinato a diventare -qui da noi come altrove- la sacrosanta bibbia oggetto di venerazione e fonte ultima del Sapere Metalloide per orge di brufolosi adolescenti anoressici, di quelli che ai concerti ti guardano con aria supponente e arrogante perché possiedono la Scienza, perché loro già ascoltavano black metal ai tempi in cui Conte Grisgnacco affettava Ipponimo, ed erano pure amici del fratello della morosa del cognato del giornalaio di Samoth, e magari sanno anche dire "ciao" in norvegese e hanno studiato a memoria l'intervista a Fenriz dell'ultimo numero di Grind Zone. Perché il quindicenne satan-nazista-pagan-odinista ne sa SEMPRE più di te, e se gli fai notare che è ridicolo ti considera un "poser" e ti squadra con l'alterigia e la tracotanza di chi ha vissuto e combattuto in prima linea la causa dei capelloni cannabis-dipendenti per raddoppiare il sussidio disoccupazione. Perché il black metal è uno stile di vita eh, mica una moda.
Riportando l'analisi su binari più seri, chi segue il genere conoscerà già questo testo per averlo letto nella sua edizione originaria e probabilmente non vi troverà notizie inedite nonostante qualche capitolo sia stato nel frattempo riveduto e corretto. L'acquirente casuale potrà invece essere colpito e probabilmente inorridito dalle testimonianza raccolte dall'Autore, fin troppo accurate nel fornire dettagli spesso macabri e truculenti circa gli avvenimenti descritti. Non spetta a chi scrive formulare giudizi circa la condotta più o meno riprovevole dei personaggi protagonisti delle vicende oggetto della trattazione, che è lasciata alla prudente valutazione del Lettore. Quello che è indubbio è che, al di là delle prese di posizione individuali al riguardo, il ritratto della Norvegia che emerge dalle pagine di "Lords of Chaos" è quello di un paese intriso di contraddizioni intestine, ben lontano dal canonico modello di nazione tollerante e moderna proposto quotidianamente dai media.
Lettura consigliata ai neofiti del genere e a quanti ancora ignorano il lato oscuro della terra dei fiordi, per gli altri un più o meno riuscito memorandum sulla vicenda underground metal scandinava