La storia, ambientata a Tokyo tra il 1984 e il 1985, vede protagonista il giovane Okada che riceve una strana telefonata (le prime parole le ho riportate all'inizio di questo post) da una donna misteriosa. E da lì in poi molte cose cambieranno la vita dell'uomo, a partire dalla sparizione della moglie. In poche parole, i protagonisti sono due: Okada e sua moglie; il primo si mette subito nelle sue tracce per riportarla indietro, la seconda sembra esser sparita proprio per far maturare il marito, che si trovava in una fase di stallo della vita (si era licenziato). Ma la cosa che colpisce di più, è la scrittura dell'autore: un vero e proprio scavo dentro la nostra umanità, formata da ombre e speranze, illusioni e certezze. Stupenda la simbologia del rifugiarsi dentro il pozzo: a me è sembrato il voler ritornare alla propria infanzia, dentro la pancia della madre, per ritrovare se stessi. Ecco cosa mi piace di Murakami: questa continua ricerca di comprendere meglio e più approfonditamente se stessi, in un linguaggio tra l'onirico e il fiabesco (vedi l'uccello che girava le viti), dove non capisci più quale sia la realtà e quale il sogno. E, vi giuro, non vi accorgerete per niente di aver letto la bellezza di 830 pagine.
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