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Le recensioni più utili
1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle
Iniziazione,
Questa recensione è su: L'uccello che girava le viti del mondo (Super ET) (Brossura)
Quando finì di leggere "La montagna incantata" di Thomas Mann mi riproposi che mai più avrei approcciato ad un libro con più di cinquecento pagine. La lunghezza esagerata mi spaventa.Evidentemente, però, i libri che parlano di iniziazione, così questo di Murakami come quello di Mann, necessitano di tante parole, di tempi dilatati, di passaggi rallentati, a volte estenuanti per rendere il processo compatibile con i ritmi mentali del lettore, che ha a che fare con un argomento tutt'altro che agevole. Il protagonista, Toru Okada,alias "Signor Uccellogiraviti", si mette in stand by e da allora iniziano a succedergli fatti strani e dolorosi; diventa una spugna che assorbe dagli altri personaggi tutte le esperienze, vere o immaginarie, che come un sortilegio malefico aleggiano sul Giappone. La sua prova di iniziazione sarà proprio quella di tentare di sconfiggerle e rompere l'incantesimo così nefasto. E' il primo libro di Murakami che leggo, l'ho apprezzato per l'abilità dell'autore di passare da descrizioni angoscianti, terrorizzanti a rappresentazioni serene, alternando immagini dove "...la verità non era sempre reale e la realtà non era sempre vera", tanto da sollecitare continui stati di con-fusione.
5 di 10 persone hanno trovato utile la seguente recensione
3.0 su 5 stelle
Troppe viti nel mondo?,
Questa recensione è su: L'uccello che girava le viti del mondo (Super ET) (Brossura)
Murakami ha una fantasia fervida, e questo si sa.Ama creare mondi, sommarli moltiplicarli anche di più, e questo si sa. Ama creare intrecci su intrecci che si intrecciano in un intreccio intrecciato. Anche questo si sa. Capita allora di pensare, magari un giorno di primavera dove in preda alla febbre predatoria di voler concludere ti trovi intorno alla seicentesima pagina de "L'uccello che girava le viti del mondo"... capita di pensare, dicevo, a quanto di ciò che hai letto finora, degli infiniti mondi e degli infiniti intrecci ecc. ecc. finirà per soffermarsi ed avere un senso. Come un bravo matematico non si perde in una moltiplicazione solamente perchè le cifre sono diventate troppo grandi. L'impressione è che la tanta tanta carne al fuoco di questo Murakami finisca in conclusione col rimanere sulla brace, i commensali già pieni, il tavolo già sparecchiato. Ci sono tantissimi personaggi, ognuno con la sua storia e un'identità sempre fintavera, mai definitiva, tanti mondi e passatifuturi, così tanto di tutto che alla fine di questo tutto torna molto poco, quasi niente, come se rovesciare il tavolo da gioco equivalesse a dare un senso all'universo. Come se per tutta la partita Murakami avesse tenuto nascosto un jolly nella tasca dei pantaloni, confondendo i giocatori e aspettando il momento buono per sfoggiarlo. Come, quindi...un brutto libro? Certo che no, non si spiegherebbero le tre stellette altrimenti. Dopo tutto non siamo lettori lineari, ci nutriamo di postmoderno ogni giorno e non sono salti e decostruzioni che ci spaventano. Resta però alla fine una sensazione di perdita della verginità nei confronti dello scrittore, qualcosa che suona un po' come "ho capito il tuo gioco, ho capito che mi distrai moltiplicando e fingendo, sperando che io mi perda nel calderone, e sai che io sono complice del tuo gioco, mi ci perdo, getto sguardi furtivi al tuo indirizzo per farti capire che il filo invisibile che ci lega prima o poi si spezzerà". Un grandioso giocoliere, Murakami, e forse basterebbe un po' meno di tutto questo, se è vero che a pagina 300 gli daresti quattro stelle, a 500 tre e mezzo...e arrivato alla fine sei convinto che tre siano più che giuste, senza neanche ricordare perchè, per un attimo, tu abbia gridato al capolavoro.
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