L’autore dispensa pillole di saggezza come fossero confetti e i suoi pensieri sull’arte e sul sesso nella società pre-industriale e industriale sono veramente immacolati. Praticamente Marcuse appartiene alla cosiddetta scuola di Francoforte assieme a, tra gli altri, Horkheimer, Adorno, Habermas e Lowenthal. La loro prospettiva muove dalla critica marxista all’economia capitalista indagando però non solo i fenomeni che occorrono nella struttura delle società (relazioni economiche di individui - le relazioni di potere - ) e nella sovrastruttura (ideologie varie), ma anche tutti quei processi cognitivi che prendono posto nella sottostruttura intesa come luogo fisico, vale a dire la mente. Per operare tale critica, questi sedicenti marxisti di Francoforte, si sono impossessati della teoria della psicanalisi di Freud (per cui non vale la pena di leggere Marcuse se non si conosce Freud) e non fanno altro che intrecciare rapporti virtuosistici tra psicologia, politica, economia e società.
La teoria della sessualità presentata da Marcuse accennata in questo libro e approfondita nel suo Eros e civiltà prende le mosse dalla teoria della sublimazione di Freud, secondo cui, molto succintamente, gli individui si rassegnano a vedere soffocare le pulsioni prodotte nell’Es (inconscio) da parte del Super Io affinché possa svilupparsi così una possibilità di vita sociale, che altrimenti sarebbe compromessa se le pulsioni dell’Es prendessero il sopravvento sul ruolo di “guardiano” svolto dal Super Io e, in parte, dall’Io. La società industriale che ha prodotto la reificazione dell’essere umano (l’uomo-oggetto ovvero l’uomo a una dimensione) e la sua alienazione nel mondo del lavoro ha allargato la sua potenza totalizzante alla sfera della sessualità, liberando le pulsioni dell’Es che ora prende il sopravvento con l’accettazione acritica di una sessualità “libera” e “non responsabile”. Dalla sessualità quindi l’Es, essendo fondamentalmente l’istinto dell’uomo, si propaga nella società consumando così ciò che nella società pre-industriale era solo “represso”, in quanto le pulsioni sessuali venivano controllate maggiormente e più efficacemente dalla dimensione conscia degli individui: l’Io e il Super-Io.
Il sesso è diventato merce come lo è diventata l’arte, il cui compito nella società pre-industriale era quello di produrre una tensione tra il reale e il possibile evidenziando una o più relazioni tra questi due domini che non potevano essere risolte nella realtà. Nella società industriale avviene la “riconciliazione”, il possibile è risolto in toto nel reale attraverso l’opera come forma, vale a dire “la bellezza come promessa di felicità”, così le tensioni prodotte dall'antagonismo reale/possibile vengono risolte non in termini dialettici, ma con l'introduzione nell'opera di elementi quali la vita quotidiana, l'ordine costituito, il linguaggio corrente, ecc. Le varie eroine della letteratura (Bovary, Karenina) ora sono impossibili, perché la società attuale ha risolto le loro ambiguità nella realtà e ha così prodotto un antidoto a una potenziale tensione, ha fagocitato l’opera d’arte e se ne è impadronita. In questo senso il razionale è diventato il reale, cioé l’unica dimensione possibile è ora quella della realtà che spiega totalmente tutti i processi razionale piegandoli alla logica economica in atto. Mercificandoli.