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4.0 su 5 stelle
Finalmente un film con la F Maiuscola, 6 agosto 2011
Ho visto questo film senza sapere nulla sulla trama e addirittura contro voglia perché non mi aveva nemmeno incuriosito. L'ho fatto semplicemente perché amo vedere film in cui c'è chi sa recitare, a prescindere dalla storia in sé. Ebbene, devo dire con mia profonda convinzione che i tre ragazzi non si sono smentiti: hanno dato prova di essere veramente grandi attori se pur giovanissimi. L'intensità delle loro performances è stata veramente buona ed è riuscita a far vibrare le mie corde emotive come non accadeva da tempo. Per quello che riguarda la trama invece, concordo sulla "non troppa originalità" dell'argomento,visto che è stato già messo in evidenza in altre pellicole tipo "l'Isola", ma colpisce profondamente la rassegnazione con cui si affronta il proprio destino di cloni. Invece di ribellarsi come verrebbe da fare, si accetta di far parte della parte sbagliata della barricata nella convinzione addirittura di rendere un gran servizio alla società e sentendosi per questo importanti quanto indispensabili. Allucinante... Non solo è aberrante l'idea di usare cloni umani per far scorta di organi ma addirittura questi cloni trovano in questo sacrificio lo scopo della loro esistenza e lo accettano con estrema rassegnazione, perché è così che sono stati educati. Sono rimasta colpita, emozionata, entusiasta, perplessa e profondamente coinvolta in questa storia che, a distanza di pempo, ritengo sia una delle pellicole migliori che mi sia capitata di vedere e, aggiungo, se dovesso vincere l'oscar, lo merita a pieno. Come ha sottolineato il mio predecessore nel suo commento, questo film denota la mancata presa di posizione, cosa che ho apprezzato molto: non trovo giusto che si prendano posizioni in film di questo genere perché l'animo umano non deve essere condizionato da prese di posiszione altrui. E in noi stessi che dobbiamo sentire le ragioni di certi comportamenti e giudicare secondo le nostre coscienze. Prndendo posizione, si influenza solo coloro che, per insensibiltà o ignoranza, non vede oltre il proprio naso e credetemi...ce ne sono tanti, purtroppo. Aggiungo per ultima cosa, che è un peccato che film di questo tipo non abbiano il tam tam mediatico che meritano; un cinefilo appassionato è di queste pellicole che si nutre, non di cinepanettoni ed è giusto fornire loro la visibilità occorrente. Purtroppo il marketing guarda all'incasso non alla qualità, e questo lo garantiscono solo certi film che spesso non sono nemmeno degni di questo nome.
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2 di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione
3.0 su 5 stelle
una condizione effimera e cupa, 20 luglio 2011
L'idea di una vita a "termine" non è nuova nella letteratura e nel cinema di fantascienza. Ricordo, ad es., "La fuga di Logan" e "Blade runner", in cui i "replicanti" - al pari dei cloni del romanzo di Ishiguro e del film di Romanek - sono creati ad uso e consumo degli esseri umani. Ma stavolta i cloni sono fornitori di organi, che cominciano a vedersi asportare dopo i 25 anni di vita e difficilmente sopravvivono alla terza "donazione". La vicenda raccontata è semplice : tre ragazzi crescono assieme in una scuola per cloni, le due ragazze amano lo stesso ragazzo, tutti si ritrovano nella fase finale della loro vita. Quello che colpisce, e a molti disturba, è l'acquiescenza con cui vivono la prossima fine e il proprio destino di sacrificati. Tentano di chiedere un "rinvio", ma con moderata speranza. Perché? Perché quello che il film vuole rappresentare - con toni e colori coerenti con la rassegnazione dei personaggi - è la finitezza della condizione umana, alla cui appartenenza, effettivamente, non sembra molto sensato ribellarsi. Per i ragazzi di "Non lasciarmi" l'amicizia e l'amore sono il conforto per un destino di donatori ed una vita a termine. Non hanno famiglia, non posseggono nulla, non intraprendono nessuna attività. Si dedicano, per il tempo che hanno, esclusivamente a se stessi. Al di là della elegante "calligrafia", il film è stato severamente criticato perché non aggiunge nulla di specificamente cinematografico al racconto contenuto nel romanzo da cui è tratto. Si potrebbe protestare, sostenendo che una simile critica la meriterebbe una vasta schiera di film privi di anima e di stile, magari ben più smaccatamente tesi al frettoloso sfruttamento del successo di un libro. Qui la critica ha però senso proprio perché il film è il classico film "ben fatto", ma privo di un "punto di vista" rispetto al racconto che riproduce. A meno di non voler pensare che questo mancato posizionamento non voglia appunto collimare con il fatalismo che permea la situazione raccontata. La mancanza di pathos, ad es., non rende giustizia della ambiguità del titolo, che si riferisce all'amore fra i protagonisti, ma anche al loro perdere la vita e, prima di questa, le parti stesse del proprio corpo. Fra gli attori vedo spesso sottolineata la prova di Keira Knightley, ma personalmente sono stato piuttosto colpito dalla interpretazione, certo assai misurata, di Carey Mulligan.
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2.0 su 5 stelle
Ti lascia indifferente, 9 aprile 2012
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Ottime le interpretazioni, ma personalmente ritengo la trama piuttosto banale e lenta. Il contenuto è serio ma reso in modo pessimo. Complessivamente discutibile.
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