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Perciò veniamo bene nelle fotografie [Rilegato]

Francesco Targhetta
2.5 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (2 recensioni clienti)
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Descrizione del libro

16 febbraio 2012
Questo romanzo riesce nell'impresa, tanto classica da essere modernissima, di svelare l'essenza di un'intera generazione attraverso la forma poetica. "Non si muove nessuno, qua, perciò veniamo bene nelle fotografie": è una delle tante immagini, gemali e disarmanti, con cui il protagonista coglie il senso di sé e dei suoi comquilini - universitari, operatori di call center, neo manager di multinazionali. Tra un prosecco di sottomarca e uno slancio esistenzialista, questi eroi minimi condividono "giovinezze devastate dal tempo scagliato altrove" in un quartiere della Padova popolare. Francesco Targhetta, con i suoi versi liberi e visionari, costruisce una vera storia, che invita tutti a identificarsi, guardarsi con tenerezza e, infine, ridere di sé.

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Descrizione prodotto

Recensione

Perciò venivamo bene nelle fotografie, di Francesco Targhetta, è un romanzo in versi; un esperimento voluto dalla casa editrice, che ha convinto il dottorando trentunenne già autore di poesie, a dispiegare negli spazi lunghi del romanzo una storia che sembra autobiografica e universale.
La voce che parla è quella di un dottorando intorno ai trent'anni con una tesi in storia contemporanea e qualche rara supplenza in licei di provincia. Ma è anche il dimesso lamento di una generazione perduta, o almeno vorrebbe sembrarlo, nel plurale del titolo o nella congestione di progetti e speranze disfatte in un appartamento condiviso. La voce che parla è una sola ma ne contiene tante: c'è Los, universitario senza prospettive; c'è Teo, che sembra l'unico ad andare avanti, con un lavoro in una multinazionale; e ci sono  Mara, l'amica d'infanzia aspirante attrice, e poi Giada, una liceale introversa ed emotiva, e Gloria, la dottoranda disinvolta. E c'è il protagonista, che disperatamente cerca la via d'uscita da uno stallo che somiglia troppo a una sconfitta rimandata.
Se la trama è una spirale che si arrotola confusamente su se stessa, apparentemente diritta ma senza alcuna reale direzione, quel senso di nausea e di impotenza diffuso si riversa anche sulla forma: la storia si spinge per inerzia su binari metrici definiti, nel disperato tentativo di stringere l'angoscia in versi martelliani. Si avverte, a tratti, la fatica di contenere un pensiero traboccante, ma la metrica assolve almeno un compito: il bianco della pagina divora lo spazio e il ritmo assillante delle frasi interminabili spezza il fiato e riflette un travaglio esistenziale.
Così la scrittura è limitata e straripante al tempo stesso; è il precipitato chimico di una massa di pensiero che si gonfia e si accartoccia mentre la vita scivola di fianco.
C'è un bel po' dello Zeno sveviano nell'inettitudine e nell'inadeguatezza di un colto disoccupato che lancia improperi con linguaggio forbito dai ponti e dai cavalcavia, qualche nota gozzaniana, un blando esistenzialismo e una tensione costante: l'attenta ricerca di un montaliano anello che non tiene, di una una smagliatura da cui evadere.
L'intera costruzione però si risolve in un aborto, il pensiero vorticoso che è l'impalcatura stessa del romanzo ristagna in un'impasse: “Ma poi si aggiusteranno, no?, le cose,/e girerà la ruota”.
Ma già si sa che non è prevista redenzione, tutto si muove ma rimane fatalmente immobile. Si sta fermi, saldi, in drammatica attesa: per questo veniamo bene nelle fotografie.

Recensione di Chiara De Nardi, www.doppiozero.com

Dettagli prodotto

  • Rilegato: 247 pagine
  • Editore: Isbn Edizioni (16 febbraio 2012)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8876382666
  • ISBN-13: 978-8876382666
  • Peso di spedizione: 481 g
  • Media recensioni: 2.5 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (2 recensioni clienti)
  • Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n. 31.566 in Libri (Visualizza i Top 100 nella categoria Libri)

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Le recensioni più utili
1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle finalmente 14 novembre 2012
Di Peloni
Formato:Rilegato
checché ne pensi il signore qua sopra (o sotto) questa è finalmente poesia italiana moderna, non banale, autoironica, narrativa, che non puzza di muffa. è vero, non ci sono i soliti temi della poesia italiana contemporanea: i gatti. il mare d'inverno, i borborigmi d'attesa, il m'ama-non-m'ama. non si rivolge direttamente al pubblico della poesia, e per questo motivo può fare storcere il naso a qualcuno. ma, a mio avviso, è meglio così.
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2 di 4 persone hanno trovato utile la seguente recensione
Formato:Rilegato
il romanzo in versi di Francesco Targhetta, lungi dall'essere una novità letteraria, è poesia tipicamente italiana e della peggiore: poesia da blog, da forum letterario brulicante di pseudo-poeti lacrimevoli e frignanti. io noto un certo piagnucolante modo di affastellare endecasillabi,novenari e settenari, tipico di certi giovani e mediocri poetini della pianura padana, un certo modo di piangersi addosso e di autocommiserarsi che Targhetta tenta di far passare come tratto distintivo della generazione, e con cui tenta vanamente di "abbracciare" la generazione. lo stile è inutilmente contorto, considerata la monotonia e la superficialità con cui si trattano alcuni temi. rime, assonanze e consonanze banalizzano e ridicolizzano, a tratti, il tutto. pagine e pagine di lamentazioni. piagnisteo continuo. monotonia struggente che mette alla prova la più tenace volontà di proseguire la lettura. senza contare che della generazione, Targhetta, coglie poco o niente. sì, "l'opera noiosa di un piagnone piccolo-borghese" è la definizione che calza meglio.
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