Recensione
L’operazione dell’autore è ambiziosa e efficace: egli accosta, capitolo per capitolo, un numero finito di immagini, su cui ritorna ricorsivamente lasciando al lettore il compito di rintracciarne le corrispondenze. Nella lettura, alle descrizioni della sua esperienza al Fondo Pasolini e della sua “terribile” direttrice Laura Betti, si intervallano commenti e riflessioni su Petrolio. L’andamento del romanzo non è lineare, al punto che è difficile parlare di narrazione: egli costruisce un testo a spirale nel quale, per stratificazioni successive, penetriamo sempre di più nei personaggi, sviluppando così di essi una conoscenza intima, una sorta di vicinanza e presenza, che non si dà mai sotto il segno della comprensione, ma dell’intuizione.
Ed ecco che i fili invisibili che legano queste immagini si rivelano: quello che Trevi vuole mostrare, rintracciando nel testo di Petrolio i riferimenti ad antiche pratiche misteriche, è come negli ultimi anni della sua esistenza Pasolini sia stato completamente impegnato in un tentativo, del tutto solitario e incomprensibile ai più, di iniziarsi alla morte e di avvicinarsi a questo mistero in modo totale. Egli ha messo in atto, nella vita come nelle proprie opere, gesti e rituali che gli permettessero di esporsi alla violenza di diventare altro da sé, di “esporre di sé ogni centimetro della propria carne” per farsi attraversare dalla vita e diventare completamente se stesso.
Mostrandoci queste analogie l’autore ci parla anche della propria iniziazione, della propria “visione” suggerita dalla scrittura di questo romanzo, che se inizia con un timido accostarsi alla vita di Pasolini e della sua fedele amica Laura, poi sprofonda nelle loro esistenze, e si interroga sulla loro particolarissima forma, che non può che indicare la strada per una radicale trasformazione. L’impressione che resta, dopo tutto questo vorticare di vite, opere e racconti è che Trevi, in risonanza con Laura Betti e il fantasma di Pier Paolo che abitava in lei, abbia compreso qualcosa “che attraversa l’anima come un lampo” e quindi lo abbia scritto in modo semplice e essenziale, ma al contempo indiretto e allusivo, proprio come i contenuti dei misteri di Eleusi.
Recensione di Eleonora Zucchi, www.doppiozero.com
Ed ecco che i fili invisibili che legano queste immagini si rivelano: quello che Trevi vuole mostrare, rintracciando nel testo di Petrolio i riferimenti ad antiche pratiche misteriche, è come negli ultimi anni della sua esistenza Pasolini sia stato completamente impegnato in un tentativo, del tutto solitario e incomprensibile ai più, di iniziarsi alla morte e di avvicinarsi a questo mistero in modo totale. Egli ha messo in atto, nella vita come nelle proprie opere, gesti e rituali che gli permettessero di esporsi alla violenza di diventare altro da sé, di “esporre di sé ogni centimetro della propria carne” per farsi attraversare dalla vita e diventare completamente se stesso.
Mostrandoci queste analogie l’autore ci parla anche della propria iniziazione, della propria “visione” suggerita dalla scrittura di questo romanzo, che se inizia con un timido accostarsi alla vita di Pasolini e della sua fedele amica Laura, poi sprofonda nelle loro esistenze, e si interroga sulla loro particolarissima forma, che non può che indicare la strada per una radicale trasformazione. L’impressione che resta, dopo tutto questo vorticare di vite, opere e racconti è che Trevi, in risonanza con Laura Betti e il fantasma di Pier Paolo che abitava in lei, abbia compreso qualcosa “che attraversa l’anima come un lampo” e quindi lo abbia scritto in modo semplice e essenziale, ma al contempo indiretto e allusivo, proprio come i contenuti dei misteri di Eleusi.
Recensione di Eleonora Zucchi, www.doppiozero.com
Sinossi
Roma, primi anni Novanta. Mentre i sogni del Novecento volgono a una fine inesorabile e Berlusconi si avvia a prendere il potere, uno scrittore trentenne cinico e ingenuo, sbadato e profondo assieme trova lavoro in un archivio, il Fondo Pier Paolo Pasolini. Su quel dedalo di carte racchiuso in un palazzone del quartiere Prati, regna una bisbetica Laura Betti sul viale del tramonto: ma l'incontro con la folle eroina di questo libro, sedicente eppure autentica erede spirituale del poeta friulano, equivale per il giovane a un incontro con Pasolini stesso, come se l'attrice di Teorema fosse plasmata, posseduta dalla sua presenza viva, dal suo itinerario privato di indefesso sperimentatore sessuale e dalla sua vicenda pubblica d'arte, eresia e provocazione. Qualcosa di scritto racconta la linea d'ombra di questo contagio e l'inevitabile congedo da esso - un congedo dall'adolescenza e da un'intera epoca; ma racconta anche un'altra vicenda, quella di un'iniziazione ai misteri, di un accesso ai più riposti ed eterni segreti della vita. Una storia nascosta in Petrolio, il romanzo incompiuto di Pasolini che vide la luce nel 1992 e che rivive qui in un'interpretazione radicale e illuminante. Una storia che condurrà il lettore per due volte in Grecia, alla sacra Eleusi: come guida, prima il grandioso libro postumo di Pier Paolo Pasolini, poi il disincanto della nostra epoca - in cui può tuttavia brillare ancora il paradossale lampo del mistero.
