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Sbucciando la cipolla Copertina flessibile – 16 gen 2009

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Descrizione prodotto

Recensione

L’autobiografia del Nobel è la fotografia di un’epoca, di una generazione bruciata dal nazismo

Luigi Forte, Tuttolibri - La Stampa

In patria ha scatenato polemiche a non finire. E non è certo la prima volta per Günter Grass. Da sempre, quando scrive o apre bocca le reazioni non si fanno attendere. Così è stato quando sostenne in prima persona Willy Brandt e la socialdemocrazia o ai tempi del Sessantotto, in cui fu tutt'altro che un predicatore rivoluzionario. E poi, alla caduta del Muro, quando condannò la riunificazione troppo affrettata della Germania. Insomma, uno scrittore controcorrente e per di più con il blasone del Nobel.
Ma stavolta le cose sono diverse. Lo strenuo difensore della democrazia, l'intellettuale-simbolo d'uno stato tedesco capace di riscattarsi dopo l'indelebile onta del nazismo, ha confessato di essere stato, dall'autunno del 1944, nelle Waffen-SS come volontario. Non un corpo militare o d'élite, ma una vera banda di assassini. Anche se il giovanissimo camerata Grass non fu coinvolto in alcuna operazione di sterminio. Aveva appena 17 anni e, come molti altri, fu inconsapevole vittima della propaganda di regime, delle cui nefandezze non era affatto al corrente.
E tuttavia, perché aspettare tanto a dirlo? Perché affidare lo scoop, dopo oltre sessant'anni, alla sua autobiografia, Sbucciando la cipolla, nell'ottima traduzione di Claudio Groff, e non magari, a suo tempo, al protagonista del Tamburo di latta, il nanerottolo Oskar, che molte vicende di quell'epoca riassumeva in un'inarrestabile orgia narrativa? Un interrogativo che Grass non ha eluso: «E' una critica che devo accettare - ha risposto in un'intervista -, che mi faccio io stesso. Certi temi erano sedimentati in me, ma io non ero in condizione di renderli pubblici. Me li sono trascinati dietro finché non hanno trovato la forma della scrittura autobiografica per esprimersi». Qualcuno, più maligno, ha insinuato che taluni documenti stavano per venire alla luce e dunque l'autore avrebbe provveduto lui stesso ad anticipare i tempi.
In realtà la stesura del libro è durata tre anni, e dunque se pressione c'è stata, è stata forse quella di una coscienza che, alla soglia degli ottant'anni, ripercorre la stagione della giovinezza e riordina, anche moralmente, i tasselli della propria vita. E lo fa da par suo. Perché questo libro, in cui l'io d'un tempo diventa personaggio e sembra vestire i panni di un picaro, va ben oltre la dimensione autobiografica: è la fotografia di un'epoca, in cui può riconoscersi un'intera generazione bruciata dal nazismo e dalla guerra. E' documento e testimonianza che il giocoliere Grass infarcisce con epica fantasia.
Rivediamo il ragazzino nei vicoli medievali della vecchia Danzica, scolaro ribelle e manesco, fra i parenti casciubici e i mille aromi del negozio di generi coloniali dei genitori. Mentre il vecchio scrittore sbuccia la cipolla della memoria e, strato dopo strato, dall'opacità del tempo fa riemergere un mondo gremito di voci e sensazioni, e srotola la vita e i suoi enigmi. La scomparsa improvvisa di uno zio, di un compagno o di un insegnante: volti cancellati senza una domanda, un perché.
Che cosa è rimasto? Un senso di colpa che «ticchetta in continuazione» e che ora gli fa dire: «Ho taciuto». E quel ragazzo infatuato della guerra e del Führer, che osserva con stupore un compagno, testimone di Geova, che si rifiuta di usare le armi, getta un'ombra impietosa sui suoi anni di successi strepitosi. Ma al fabulatore Grass riesce il miracolo: plasma il proprio io con sguardo straniato e curioso, narra la vita e riscrive un romanzo. Come il Simplicio di Grimmelshausen sbattuto fra gli orrori della guerra dei Trent'anni, anche lui se ne va per il mondo in fiamme a imparare la paura. Vaga fra le rovine di Berlino, scorge in lontananza, sulla via del fronte, gli incendi di Dresda, e poi montagne di cadaveri. Sfugge più volte alla morte, è ferito, abbandonato.
Sono infinite istantanee del caso che la memoria archivia e talvolta rielabora in felici ritratti: il cuoco bessarabico che in un campo di prigionia tiene lezioni astratte di cucina per stomaci divorati dalla fame. A lui probabilmente si deve il ricco sapere gastronomico di cui sono infarciti i romanzi di Grass. E l'amico di prigionia Joseph, che discetta in latino e che, par di capire, potrebbe essere il futuro papa Ratzinger. E altrove flash improvvisi e folgoranti: il filosofo Bloch straripante di sapere, Armstrong alla tromba in un localetto di Düsseldorf, dove Grass suona la batteria in un complesso jazz.
E' ormai il dopoguerra, quando il nostro eroe, dopo mesi di lavoro in una miniera di potassio, diventa scalpellino, poi allievo scultore all'Accademia di Belle Arti di Berlino. Ha fame di sapere: legge, disegna, scrive poesie a tutto andare. E ha fame di donne: fra tanta morte il sesso è un inno alla vita, anche se frettoloso e un po' anonimo. Ma l'incallito Grass sa poi trovare la nota giusta, il ricordo affettuoso, per le donne della sua vita: molte, come s'addice a un uomo vitale e produttivo, un patriarca con tanti figli e altrettanti romanzi. Mentre per tutto il racconto non viene mai meno il legame profondo che lo lega alla madre, a cui egli qui, come già nel volume Il mio secolo, innalza un vero e proprio monumento.
L'ultimo strato della cipolla dischiude in realtà il futuro, l'ennesima metamorfosi del picaro autore d'un successo mondiale come Il tamburo di latta scritto con furore a Parigi. Ora lo sappiamo, c'era dentro molta parte di quel suo passato. Naturale che tutto suonasse così insolito e originale: ci aveva pensato la vita, fra orrori e speranze, a creare il piccolo Oskar. Allora non sapevamo quale dramma nascondesse dentro di sé. Oggi, a distanza, ci chiediamo perché uno scrittore come Grass abbia taciuto così a lungo. Forse la rinascita dall'incubo e la lunga affabulazione finì per assopire quel senso di colpa che tuttavia, come lui dice, ha continuato a svernare anche nei sogni.

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Dettagli prodotto

  • Copertina flessibile: 384 pagine
  • Editore: Einaudi (16 gennaio 2009)
  • Collana: Super ET
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8806196332
  • ISBN-13: 978-8806196332
  • Peso di spedizione: 340 g
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Di cyn il 12 giugno 2015
Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Quando uscì, tutta l'attenzione si focalizzò sulla tardiva confessione di aver fatto parte adolescente e alla fine della guerra di un reparto delle SS. Lo racconta con molto imbarazzo e dolore, secondo me. E poi il libro è tante altre cose: gli incontri che sono diventati personaggi dei suoi romanzi, l'amore per la madre, vittima della violenza dei soldati russi alla caduta di Danzica, le prime esperienze sentimentali, la ricerca della propria via artistica. E' un libro bellissimo.
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