SILLY SISTERS è considerato una delle vette del folk revival inglese degli anni '70, e con ottime ragioni: due delle voci femminili più importanti della scena, accompagnate da un vero supergruppo folk - Andy Irvine, Martin Carthy, Danny Thompson, Nic Jones, Tony Hall, Gabriel McKeon..., un approccio rigorosamente tradizionale al repertorio, quasi a dispetto del titolo dell'album...
Su tutto, ovviamente, il meraviglioso intrecciarsi delle due voci: cristallina, altissima, eterea quella di Maddy; più calda, appassionata e sofferta, modulata quella di June; voci che si fondono con evidente piacere e intesa, a volte alla ricerca dell'unisono (soprattutto nei brani a cappella), altre volte giocando e rincorrendosi sulle armonie, sino al contrappunto di alcuni passaggi.
Il disco è omogeneo e semmai sta al gusto di ognuno la scelta dei brani migliori. Indubbiamente però almeno un paio di brani spiccano su tutti: l'iniziale DOFFIN' MISTRESS e la sesta traccia, SINGING' THE TRAVELS, che inizia in modo sommesso a crescere sino al trascinante e coinvolgente finale; non a caso due brani ripresi nel live del 2000 di Maddy Prior, BALLADS AND CANDLES, proprio con la presenza di June Tabor.
Il risultato è affascinante, senza tempo e quasi magico: il basso di Danny Thompson aggiunge quel tocco di mistero che caratterizzava molti brani dei Pentangle (si ascolti ad esempio l'oscura SILVER WHISTLE), il caratteristico fingerpicking della chitarra di Martin Carthy dona ai brani il caratteristico incedere delle sue ballads (la strepitosa versione di GEORDIE di June ne è l'esempio più evidente), mentre Andy Irvine arricchisce i brani di arabeschi e svolazzi come già fece in SUMMER SOLSTICE, di Maddy e del compianto Tim Hart; e poi la concertina di Tony Hall e le pipes dell'enfant prodige Gabriel McKeon arricchiscono il tessuto sonoro con drones e atmosfere di volta in volta sospese, trascinanti, evocative...
Un disco che all'epoca (1976) rivelò a tutti l'immenso talento di June Tabor, ridando al tempo stesso a Maddy la dignità di grande voce tradizionale che si era un po' persa nelle giravolte rock e di classifica degli Steeleye Span. Oltre trent'anni dopo, questo disco è assurto a classico e, cosa più importante, risplende della stessa bellezza e dello stesso fascino.