Sofia Coppola, che, come si è già visto nei notevoli lavori precedenti, possiede uno stile assai personale (che, fra l'altro, non assomiglia per nulla a quello del padre), racconta, in modo fintamente oggettivo e non senza impennate satiriche (la parentesi italiana, con la partecipazione alla cerimonia dei Telegatti, vale un saggio di sociologia della tv), la vita privata di un ipotetico divo di Hollywood, tra feste inutili, donne facili, fuoriserie rombanti (che lasciano a piedi) e troppi vuoti che generano un senso di malessere. Proprio su questi momenti di apparente stasi del racconto, che al cinema vengono considerati tempi morti, lavora la regista, colmandoli di senso e affidando al loro riempimento una residua possibilità di salvezza. Il tutto con uno sguardo leggero e profondo, che, a stare un po' attenti, arriva all'anima delle cose. Si tratta di un cinema ostico, che in alcuni momenti richiede forse un supplemento di pazienza, ma che non assomiglia a nessun altro, e che merita molta considerazione.