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Sonate Per Pianoforte. the Piano Sonatas [Classica]

Claudio Arrau Audio CD
5.0 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (3 recensioni clienti)
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Dettagli prodotto

  • Audio CD (22 novembre 2011)
  • Data di prima pubblicazione: 25 ottobre 2011
  • Numero di dischi: 9
  • Formato: Classica
  • Etichetta: Decca
  • ASIN: B005MF0ZNU
  • Media recensioni: 5.0 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (3 recensioni clienti)
  • Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n. 8.268 in Musica (Visualizza i Top 100 nella categoria Musica)

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9 di 11 persone hanno trovato utile la seguente recensione
In un'epoca come la nostra, sacrosantamente ristucca e disgustata dall'aberrazione giuridica delle leggi ad personam, può forse essere di qualche consolazione ricordare quello che è stato probabilmente l'unico caso simpatico di quest'anomala fattispecie: la legge-provvedimento votata giusto un secolo fa dal Parlamento cileno per mandare a perfezionarsi in Europa a spese dello Stato il non ancora decenne Claudio Arrau, el Niño de Chile (fino allo scempio militare dell'11 settembre 1973, il Cile era stato il Paese più civile e più parlamentare del Sudamerica; e non sarà fuori luogo ricordare che il Nostro si sarebbe sempre rifiutato di rimettere piede in patria nel periodo della dittatura).
Perfezionatosi a Berlino, l'ex bambino prodigio di Chillán ebbe così modo di diventare uno dei pianisti più intimamente e radicatamente tedeschi del ventesimo secolo, capace, fra le tante cose, di consegnarci una delle più fedeli e rigorose integrali delle sonate di Beethoven, che in mezzo secolo non è minimamente invecchiata, anzi semmai continua a crescere nella considerazione degli intenditori.
Benché fra i due artisti non risultino esservi stati particolari contatti diretti, si può dire in prima approssimazione che il Beethoven pianistico di Arrau presenti una certa affinità con quello sinfonico di Solti: entrambi adottano una concezione prevalentemente grandiosa per non dire epica, con tempi piuttosto dilatati e sonorità piene; ed entrambi mostrano una straordinaria attenzione a rendere percepibile ogni minimo dettaglio del testo scritto, quasi volessero porre l'ascoltatore nella stessa condizione di chi è in grado di leggere lo spartito. Salvo che, per il pianista, quest'angolo visuale comporta un'ulteriore implicazione: a volte si ha la sensazione che egli scelga il tempo non solo in funzione delle esigenze espressive del brano, ma anche della sua complessità tecnica, in modo da prevenire a priori ogni possibilità di imperfezioni (il contrario di quanto avveniva per esempio a Schnabel, che adottava tempi spericolati per ragioni espressive, e pazienza se ciò lo esponeva al rischio o anche alla certezza di sbagliare qualche particolare).
E' difficile, così, incontrare un'Appassionata in cui si percepiscano altrettanto distintamente tutte le note tenute nello sviluppo del primo tempo; ma anche una Waldstein in cui le note ribattute del tema iniziale siano prese altrettanto lente e altrettanto poco staccate. Non è un difetto, beninteso; è semplicemente una concezione diversa, appunto di tipo epico, contrapposta a quelle dinamiche e brillanti di Horowitz, Kempff, Pollini o Serkin; una concezione in cui l'aspetto essenziale viene a risiedere nel senso di amplificazione tematica, che infatti raggiunge un'intensità inaudita.
Va da sé che quest'impostazione monumentale non giovi molto alla freschezza delle prime sonate; che spesso, tra la larghezza dei tempi e i doppi ritornelli, vengono a durare quasi il doppio del normale. Mai, comunque, che si rischi di scadere nelle secche del tecnicismo arido e fine a se stesso: e chi vuol farsi un'idea dei livelli di espressività di cui è capace Arrau, faccia caso al primo tempo della Tempesta, con quei recitativi pedalizzati che paiono venire da lontananze misteriose e quell'allegro che si afferma a poco a poco quasi con esitazione, rendendo come non mai l'idea di quell'osmosi tra largo e allegro che è uno dei principali tratti distintivi di questo brano.
Ovvio comunque che il terreno ottimale per questo pianista così meditativo - non a caso Rattalino ha intitolato Il filosofo la monografia a lui dedicata - stia nelle ultime sonate, dove l'epica si rarefà appunto in autentica filosofia sonora: momenti interpretativi estremi, gli smisurati adagi delle op. 106 e 111, poemi abissali e stratosferici affrontati a tempo lentissimo e con una cura maniacale di ogni sfumatura e di ogni pausa.
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21 di 27 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle La classe non è acqua 22 novembre 2011
Di ariari
C'era da temere che, in questo mondo che non ricorda niente, sparisse nell'oblio, e invece finalmente ritorna la splendida integrale beethoveniana di Arrau degli anni '60. Meno male. Un grosso grazie.
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2 di 5 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle sublime interpretazione di Beethoven 1 marzo 2013
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in un mondo che favorisce lo stess , le paure per il posto di lavoro, questa musica dona un senzo di rilassamento ,un piacere di vivere .Arrau é un profondo intenditore di Beethoven e trasferisce la musica in un modo assolutamente sublime. Geniale!
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