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5.0 su 5 stelle
Perfetto, 2 agosto 2011
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Questa recensione è su: La Sottile Linea Rossa (Blu-Ray+Dvd) (Blu-ray)
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Qualità audio - video ottima
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2.0 su 5 stelle
Pacifismo d'accatto, 26 novembre 2010
"Una sottile linea rossa" non è un'americanata pura e semplice come "Salvate il soldato Ryan": si tratta d'un film New Age, abbastanza lontano dalle logiche produttivistiche hollywodiane. Esso sceglie di applicare il proprio mondo di valori e di sensibilità alla dimensione bellica, e vi trova un ambito di sviluppo congeniale. Nick Nolte ha riferito che il regista considerava il film una sorta di riflessione sulla possibilità di esperire "compassion" persino in ambito bellico, tra uomini che si vanno uccidendo reciprocamente.
Che dire? Capisco che, per chi condivida questo goffo pastone di sensibilità pacifistiche ed umanitarie, rilette a partire da un vago sincretismo animistico-cristiano-buddista che cerca il Tutto nell'Uno e si appella allo Spirito della Vita (dice il soldato Witt: «Maybe all men got one big soul everybody's a part of, all faces are the same man»), il film sia portatore d'una sua carica poetica. L'intercalare delle scene di combattimento con altre, che raffigurano magnificenze paesaggistiche (a suggerire l'assurdità distruttiva della guerra, in rapporto all'armonia che regnerebbe nella Natura), la voce fuori campo che aspira a porsi in termini di spirito-guida, la figura del soldato Witt (il Cristo-Budda di turno) ed il suo sacrificio finale, l'assenza di una pronunciata caratterizzazione dei personaggi (che rimonta all'intento di ricondurre l'individuale dell'Universale, di rileggere la vita in termini di flusso), la stessa durata della pellicola: sono tutti elementi dell'affresco in chiave magico-animistica propostoci da Malick.
Certo, chi provi solo disgusto nei confronti di questa trasvalutazione in chiave spiritualistica della religione dei diritti dell'uomo e di Santa Democrazia, imposta dal conquistatore di turno, dal film ricaverà quasi solo noia e irritazione. Le facce stravolte - e sovente francamente grottesche - dei soldati, anziché ispirargli il senso del comune patire (nell'accezione etimologica di 'pathos', "ciò che si prova nel bene e nel male, nel fisico e nel morale" in greco classico) dell'umano genere, ma prima ancora della Vita come categoria complessiva (si ricordi la bella inquadratura dell'uovo appena dischiusosi), appariranno a chi non condivida la base ideale della pellicola vuoti stravolgimenti della realtà storica, ovvero maldestri tentativi di esorcizzare un aspetto nodale della spiritualità umana, quale la propensione all'uccisione cruenta del proprio simile.
Malick indirizza la propria poesia a quanti si riconoscano nei valori panteistico-matriarcali sanciti dalle élites che, a partire dal '45, gestiscono gli apparati multimediali di controllo delle società occidentali. Lo spettatore tenga presente che amerà o odierà la pellicola in rapporto alla sua disposizione interiore: a seconda che le domande poste dalla Voce fuori campo gli appaiano profonde interrogazioni sul significato dell'esistenza, o stolti balbettamenti ispirati a un'ideologia plebea, in cui va consumandosi la parabola di décadence della civiltà bianca.
L'ultima parola è opportuno lasciarla a Federico Nietzsche: "Contro la deviazione dello Stato in uno strumento di garanzia del benessere collettivo l'unico rimedio è la guerra, e ancora la guerra [...]. Terribile risuona il suo arco d'argento, e ovunque divampano i roghi dei cadaveri. Dobbiamo riconoscere che per lo Stato la guerra è una necessità purificatrice, allo stesso modo in cui per la società è necessaria la schiavitù [...]. I Greci ce ne hanno rivelato il mistero, con il loro istintivo diritto delle genti, il quale, anche nella più matura ricchezza del loro incivilimento e del loro senso di umanità, non cessò mai di pronunziare con voce impassibile queste parole: 'al vincitore appartiene il vinto, colla sua donna e i suoi figli, coi suoi beni e il suo sangue. La violenza fornisce il primo DIRITTO, e non esiste diritto che nel suo fondamento non sia arroganza, usurpazione e violenza' ".
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