La "zona" è la metafora della vita, e le discussioni, talvolta animate fra lo Stalker (la "guida"), Il Professore e lo Scrittore sono un manifesto relativista di considerazioni sulla nostra esistenza.
Film culturalmente impegnato, lento, ma a mio parere estremamente ricco, è una grande pagina di cinema scritta con mezzi poveri e attori pseudoignoti.
Consiglio vivamente anche il libro dei fratelli Strugackij, da cui il lungometraggio (nel vero senso della parola) è liberamente tratto.
Non ci sono "verità" o "risposte" in un quadro dove il contesto e gli elementi esterni fanno solo da cornice; la sete di conoscenza viene placata non dalla speculazione filosofica o dalla comprensione del mondo, ma attraverso la matura rassegnazione al fatto che siamo infinitesimi in un mondo per noi incomprensibile.
Paradossalmente, la comprensione dell'impotenza dell'individuo di fronte ai misteri del cosmo e della vita, senza dover necessariamente chiamare in causa un demiurgo, è la catarsi che gli consente di attraversare la zona (cioè la vita) con rinnovata consapevolezza.
« La debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l'uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l'albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell'esistenza. »
(lo Stalker)