Essendo nato nel 1955, va da sè che durante gran parte degli anni Sessanta non ebbi la possibilità di vivere l'avvento e la conseguente epopea dei Beatles con il coinvolgimento e la partecipazione consapevole che quella vera e propria rivoluzione trasmetteva a chi era, anche solo di qualche anno, più grandicello di me.
Certo, ho comunque ben vivo e netto il ricordo di quei giorni in cui dai juke-box (e dalle fonovaligie di un paio di miei cugini allora già sedicenni) le solite melodie dei cosiddetti 'urlatori' furono improvvisamente soppiantate da uno scossone inaudito ed irresistibile, con ritmo e riff di chitarra alquanto ipnotici, che scandiva: "Come on, come on... Come on, come on... Please Pleeea-se me, oh YEAH!...", seguito poi quasi immediatamente da un'altra botta di adrenalina che martellava: "She loves you, YEAH! YEAH! YEAH!"... la potenza di quei monosillabi era veramente tale da catturare l'attenzione di chiunque, vecchi e piccini, per scandalizzare o entusiasmare.
Tornando però a focalizzare sulla mia ancor tenera età (tra gli 8 e i 9 anni in quel momento), è comprensibile che subito dopo venissi però più coinvolto dal fascino per tutto quanto i Beatles andavano provocando nel costume nostrano: le capigliature dei ragazzi che improvvisamente si allungavano; un florilegio di gruppi musicali nostrani che nascevano ogni giorno e ai quali si affiancavano, aggiornandosi in tutta fretta, alcuni 'vecchi' gruppi che già da anni facevano da supporto a cantanti solisti; tutta una frizzante euforia che mi si manifestava soprattutto attraverso i cambiamenti del mio mondo italiano... pertanto, i Beatles finii per ri-scoprirli dopo il '68, quando qualche anno in più (e un interesse attivo per musica e chitarre) mi fecero crescere il bisogno di approfondire quel che era realmente successo durante quegli 'anni Beat' e di conoscere meglio i responsabili di quella vera e propria rivoluzione.
Nonostante la pulsione al collezionismo mi si fosse manifestata già in tenera età con i fumetti, dei quali ero un vero appassionato, tutto quel ben di Dio che veniva prodotto in quegli anni Beat lo vivevo più come 'materiale d'utilizzo' piuttosto che 'materiale da conservare': poster e manifesti delle riviste erano destinati a decorare le pareti della mia cameretta, i dischi venivano decisamente maltrattati con mangiadischi e fonovaligie dalle puntine distruttrici, gli spartiti si riempivano di scarabocchi, figurine e ritagli andavano a riempire le pagine dei diari scolastici e i gadgets finivano per essere gettati via dopo che li si era sfoggiati per qualche giorno appena. E credo sia stato così per quasi tutti, all'epoca, perché mettersi a collezionare davvero i Beatles, o i Rolling Stones, o comunque i reperti di quegli anni, è un bisogno che può nascere soltanto più tardi, quando il tempo ti comincia a scorrere troppo in fretta e senti che i ricordi ti si potrebbero sbiadire, se non riprendi in mano la questione con un po' di metodo, il TUO metodo...
Nel mio caso, dopo aver passato i successivi anni Settanta suonando in giro nei locali da ballo le Hit del momento, ma anche riscoprendo ed innamorandomi sempre più, giorno dopo giorno, delle canzoni e della storia di quei quattro 'scarafaggi' alquanto impertinenti, furono i libri su di loro che cominciarono ad assumere, assieme ai loro ellepi, un carattere da 'collezione' sugli scaffali di camera mia. Libri che ancora si limitavano a pochi titoli, prima che scoccasse l'ora di quel maledetto 8 dicembre 1980, "Il giorno che la musica morì" (Times magazine), quando ci fu "La morte degli anni Sessanta" (Le Figaro), quando John Lennon venne assassinato da un 'fan' un po' troppo fanatico, decisamente fuori di testa.
Lo shock fu mondiale, e per me fu veramente enorme, visto che nel mio vissuto c'erano più elementi che mi avevano pian piano, e in differita, portato ad identificarmi un po' con quello scapestrato di Lennon. Posso dire che è da quel momento, forse per reazione a quello strappo insopportabile, che iniziai a collezionare frammenti ed emozioni legate all'empatia profonda che mi aveva legato a John ed ai Beatles lungo tutti quegli anni.
Una collezione che non voleva per nulla essere una collezione 'tipica', basata sul semplice 'possesso' o 'accumulo', sulla 'gradazione' dello stato d'uso del singolo oggetto, bensì la lenta costruzione di qualcosa di intimo e che, con qualche accostamento, potesse anche raccontare delle storie e far vivere o rivivere delle emozioni nell'ambito di piccoli eventi e mostre che, già allora, mi ripromettevo di allestire in un modo o nell'altro.
Assieme ai libri e agli ellepi cominciai a cercar di radunare quelle pochissime cose beatlesiane che mi erano appartenute e che conservavo in fondo a qualche cassetto, ad esempio qualche spartito ed un paio di francobolli che avevo trovato su una rivista musicale del 1966, "Giovani"... così poca roba che dovetti mettermi a cercare in giro, presso i miei conoscenti e, infine, sempre con molta calma, nelle bancarelle dei mercatini, coi quali avevo ampia dimestichezza sin dai tempi del mio collezionar fumetti.
Recuperai pian piano i 45 giri originali italiani che, sia detto per inciso, sono considerati quelli con le più belle copertine in assoluto rispetto a quelle utilizzate in tutte le altre nazioni... poi il cosiddetto 'cartaceo', cioè riviste e giornali dell'epoca, manifesti, cartoline... poi qualche oggetto miracolosamente riapparso da qualche cantina, poi... poi venne l'era di Internet e da allora, di fronte a una vetrina infinita di memorabilia e veri e propri cimeli disponibili da tutto il mondo, si tratta di impegnarsi ancora di più nel mantenere un atteggiamento rilassato senza cedere a quel fanatismo che, teniamolo sempre presente, in determinate condizioni rischia di trasformarsi in una vera e propria forma di alienazione simile a quella da cui era senz'altro affetto colui che si rese responsabile dell'8 dicembre 1980.
In questo libro ho cercato di ripercorrere cronologicamente, attraverso il susseguirsi delle pubblicazioni italiane dei loro dischi, l'epopea dei Beatles da quando decisero di chiamarsi con quel nome, esattamente 50 anni fa. Ed è sulle ali di quella cronologia che ho inserito, nel modo più pertinente possibile, gli oggetti più significativi che fanno oggi parte della mia collezione. Una collezione che trova sempre nuove direzioni di sviluppo (collezione 'infinita'), e che deve subire un'oculata selezione ogni volta che organizzo una mostra espositiva, a seconda dell'idea o dell'occasione sulla quale essa nasce. In questo caso, la selezione è dettata dal numero di pagine che ci siamo imposti. "Thank you boys!"
Massimo Masini