Il secondo album di Springsteen,The wild,the iinocent & the E Street shuffle del 1973,è un passo avanti verso una consapevolezza musicale molto più definita.I testi sono sempre brillanti come nel primo album,musicalmente,Springsteen attinge al r & b e al rock,inizia l'allontanamento(contrastato dal produttore)dall'ombra di Dylan,che Springsteen non sente sua,inizia allo stesso tempo,la cura nel trovare la propria impostazione vocale.L'album è composto di 7 brani,brani piuttosto lunghi e costruiti in modo più libero,ancora influenzato da una notevole esuberanza giovanile,il suono è molto più pieno del precedente,iniziano i primi dualismi tra la chitarra di Bruce e il sax di Clemons.Come sempre,Springsteen assume nei brani il ruolo di narratore,con la sua musica e la sua intensa voce,crea personaggi e situazioni che si riallacciano alla vita quotidiana,il rock tinto di r & b,crea quadri di vita che profumano di friggitorie dei quartieri chicani,di benzina dei distributori,di sudore,di sangue e di lacrime,di disperazioni,di rare gioie,.Con la ancora non definitiva versione della E Street band,si lancia in frenetiche jams che danno una prima idea di ciò che lui e la band diverranno nel prossimo futuro.Una delle più belle ballate di Springsteen è sicuramente 4th of July,Asbury Park(Sandy),con il suo sottofondo musicale di grande suggestione e i suoi vividi(ricordi?) di immagini sul lungomare,la fisarmonica evocativa di Federici,Kitty's back,più oscura della precedente,con i suoi 7 minuti di innesti jazzati e interventi di strumenti in assolo.In Wild Billy's circus story,riaffiorano reminiscenze dylaniane,anche se,Springsteen le camuffa,lasciando intendere che forse è quasi un omaggio.Gli ultimi tre brani,sono brani che fanno ormai parte dell'epopea springsteeniana,la romantica storia in versione ballata di Incident on 57th Street,con il suo taglio di racconto cinematografico,l'energia ballereccia del rock Rosalita,un brano che durante gli spettacoli,segnerà una continua evoluzione,sino a divenire un racconto interminabile con cambi di testi,aggiunte,un celebrazione quasi gioiosa,in cui si alternano parti parlate e sofferte a assoli di chitarra e di sax,con un finale che nel tempo diverrà sempre più lungo e convulso,una lunga cavalcata sfiancante e sudata.L'ultimo brano,introdotto dal piano con interventi di chitarra acustica è la stupenda New York City serenade,il canto di Springsteen è appassionato e vissuto,interventi di coreografie di archi,il suono seducente del sax di Clemons,che si snoda per oltre 9 minuti verso il suo grande finale che chiude il disco.
Un disco intenso,vibrante,"grasso",rock e r & b,con influenze soul,folk,cajun,jazz,un disco "americano".