Ippodamia
35Così molti e grandi
Son gl'infortunj miei, ch'omai ricuso
Di sofferirne più. Tu che tant'hai
Coraggio di sommetterti, tuo labbro
A tuo fratel dia morte: io per me, il dissi,
40Prima perir, poi tanta a' piedi miei
Carnificina avvenga: il so, di sangue
Hai sete tu: dissetati del mio;
Egli tuoi scorni lavi. A che t'arretri?
A me quel brando, a me: sazierott'io
45Smania tanta di sangue, e più fia caro
A te, ch'egli è congiunto, ed è di madre.
Ma almen meco svanisca ogni altro orrore
Dalla reggia di Pelope: dai numi
Chiedesi innocua vittima; la porgo,
50O re, in me stessa; se obbriar prometti
Di Tïeste le offese e alla dolente
Erope rendi il pargoletto, io m'offro
Contenta all'ara degl'iddii sdegnati.
Atreo
Madre, a che vuoi tu trarmi? io di tuo sangue
55Bramoso!... e 'l crederesti? E di Tïeste
Forse in me vedi l'esecrabil alma?
(ATTO QUINTO; SCENA SECONDA)