Ho già recensito
Fingersmith (TV) e, avendogli dato 4 stelle, non posso proprio darne più di 3 a Tipping The Velvet, adattamento televisivo del primo romanzo di Sarah Waters. Laddove, infatti, la miniserie TV di Fingersmith pecca soltanto nel poco spazio dato allo sviluppo di alcune particolari ambientazioni a causa della necessità di rispettare le tempistiche televisive, le mancanze di Tipping The Velvet sono ben più gravi.
Tipping The Velvet (romanzo, 1999), pubblicato in Italia col titolo Carezze Di Velluto, è l'opera prima di Sarah Waters, e un enorme successo di pubblico e critica. Definito mezzo bildungsroman e mezzo romanzo picaresco, è considerato la versione femminile di Moll Flanders (Daniel Defoe, 1722) e paragonato alle opere di Dickens. Mel Steel del The Independent si è chiesta se possa essere definito l'iniziatore di un nuovo genere («Could this be a new genre? The bawdy lesbian picaresque novel? Whatever it is, take it with you. It's gorgeous.» 22 marzo 1998).
La BBC decide, nel 2002, di adattarlo in una miniserie televisiva in tre episodi, e accetta di farlo senza alterarne la forte ed esplicita componente sessuale, una scelta coraggiosa considerata la vasta e variegata audience della prima rete televisiva britannica. Ma Tipping The Velvet è molto più che semplice sesso, è una storia estremamente profonda, multi-sfaccettata, uno studio sull'ambiguità di genere, sul mondo del teatro e sulla Londra vittoriana con le sue infinite implicazioni (la realtà urbana, l'autodeterminazione dell'individuo, la [assenza di] mobilità sociale, la crescente importanza della figura femminile a fine Ottocento, il neonato socialismo, ecc.).
I personaggi di Tipping The Velvet sono estremamente vividi, tridimensionali, così ben caratterizzati da mostrarsi davanti ai nostri occhi, vivi, reali, parlanti, come vecchi amici (o nemici) che ci sembra di conoscere da sempre. Ed è proprio qui che l'adattamento TV non riesce a tenere il passo con il romanzo.
Fingersmith, pur essendo anch'essa un'opera di sconfinato valore, era (sarà) oggettivamente più facile da ridurre a schermo. Pochi personaggi, pochissime ambientazioni, trama densissima. Tipping The Velvet, al contrario, fa sfoggio di numerosi personaggi, numerose ambientazioni e di una trama che, a tratti, si affranca dai ritmi più dinamici e incalzanti per "chiudersi" in significative introspezioni che sono anche il principale strumento di caratterizzazione. Una produzione televisiva, per esigenze commerciali, non può permettersi forti rallentamenti dell'azione a schermo, ed ecco quindi che si è scelto di appiattire violentemente lo spessore di alcuni tra i più significativi personaggi snaturandone, poco o del tutto, il significato originale.
In relazione alla sua importanza, il personaggio più snaturato è proprio la protagonista, Nancy Astley, interpretato - inoltre - da una Rachael Stirling a mio avviso insopportabile. A giudicare dalle recensioni in rete sarò forse una voce fuori dal coro, ma ho trovato la sua recitazione e - soprattutto - il suo timbro vocale uno stimolo all'autoflagellazione. Ciò è tantopiù reso evidente dalla buona o ottima interpretazione degli attori che la circondano, come ad esempio Keeley Hawes (nel ruolo di Kitty Butler) e Anna Chancellor (Diana Lethaby). Nel primo caso è stata la stessa Sarah Waters a tesserne le lodi: «It was almost unnerving watching Keeley Hawes on stage as a male impersonator in Tipping the Velvet, she looked so exactly like my own image of Kitty Butler.»
Per non rovinare la sorpresa a nessuno non entrerò nel dettaglio del perché questo o quel personaggio è stato appiattito dalla sceneggiatura, sarete voi - nel leggere il libro e nel vedere l'adattamento TV - a capire le mie motivazioni e a giudicare. Mi limiterò ad affermare che, oltre a Nancy Astley, altri personaggi depredati del loro spessore originale sono Zena Blake (interpretato da Sally Hawkins, la Susan Trinder di Fingersmith) e, soprattutto, Florence Banner (Jodhi May).
Nancy Astley e Florence Banner nel romanzo originale guidano il lettore verso un finale estremamente completo, significativo e del tutto coerente con l'intera impalcatura dell'opera. L'adattamento televisivo, pur sostanzialmente fedele al romanzo fino a quel punto, giunto vicino al finale decide di cambiare rotta scegliendo una strada più economica da rappresentare (il finale originale avrebbe richiesto il transennamento di tutto il Victoria Park di Londra con centinaia e centinaia di comparse adeguatamente abbigliate) ma che tradisce del tutto il senso più profondo della conclusione del libro. Per maggiori dettagli consiglio di leggere il breve studio critico di Stefania Ciocia "'Journeying against the Current': A Carnivalesque Theatrical Apprenticeship in Sarah Waters's Tipping the Velvet."
Insomma, il libro è un'opera d'arte.
L'adattamento televisivo ne è un divertissement: carino e curioso, ma niente di più.