A Robert A. Heinlein (1907 - 1988) la fantascienza deve molte idee innovative. In particolare, questo romanzo (nella versione originale, Orphans of the sky), introduce il concetto di astronave generazionale. Poiché, la teoria della relatività postula l'impossibilità di superare la velocità della luce, gli scrittori di fantascienza, nell'immaginare l'esplorazione dello spazio extrasolare, hanno dovuto escogitare vari espedienti. Heinlein ha concepito un'astronave in grado di viaggiare per secoli, tanto grande da poter ospitare generazioni di discendenti dell'equipaggio originale. Il concetto è stato sviluppato nel 1941 in due romanzi brevi, pubblicati assieme solo nel 1963. Naturalmente, Heinlein porta lo spunto alle conseguenze estreme. Nell'immensità dell'astronave, i discendenti degenerano sino a perdere memoria della loro missione e a credere che tutto l'universo consista in un labirintico mondo concavo. Il romanzo narra come alcuni riescano a conquistare la verità, sino ad approdare finalmente su un pianeta adatto alla vita. Lo stile secco e preciso di Heinlein fa di Universo una lettura scorrevole e avvincente. A un livello più profondo, oltre ai temi cari all'autore (la ribellione contro la tirannia, la fiducia nell'individuo) cogliamo una riflessione sulla natura della realtà. E su come sia facile, basandosi su premesse errate, costruire un sistema coerente di idee, una fede, che trova subito i suoi zelatori. Esattamente ciò che l'umanità ha fatto negli ultimi millenni.