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Le recensioni più utili
2.0 su 5 stelle
Non per tutti,
Questa recensione è su: Voci Nel Tempo (DVD)
Lo so, lo so. Avrete visto il mio voto basso e avrete subito pensato "ecco il divoratore di film commerciali che non capisce l'arte".Beh, non voglio darvi torto. Magari è ciò che sono. Però permettetemi di esprimere un'opinione personale, vi assicuro che in ogni caso non ho alcuna intenzione di essere arrogante né tantomeno offensivo. Il retro di copertina di Voci Nel Tempo riporta: "(...) Girato nella cittadina mantovana di Castellaro, questo straordinario film saggio rifiuta la forma narrativa, e la secchezza del documentario, affidandosi alle semplici immagini, alle voci indistinte e ai suoni." Ebbene, queste poche righe sono la sintesi perfetta del film. Voci Nel Tempo rifiuta la forma narrativa ed è esattamente una sequenza di immagini, voci indistinte e suoni, immersi nella natura e nella vita di un paesino della provincia. È, per essere ancora più precisi, un montaggio di sequenze video slegate tra loro, con i soggetti più vari, unite solo dal sottile filo dell'ipotetica volontà del regista di narrare le stagioni della vita. Il problema, secondo me, è che un cortometraggio sarebbe stato più che sufficiente per questo tipo di scopo. Ottantasei minuti di video per inquadrare anonime sequenze di quotidiana vita paesana, a mio avviso, sono troppi. Prova ne è l'estrema ridondanza di molte scene, come ad esempio l'interminabile scena del ballo serale dei giovani durante la prima metà del film. In questa scena viene ripreso un ragazzino che a distanza di sicurezza scruta maliziosamente il fondoschiena di una bella ragazza intenta a ballare. La scena vuole rappresentare il passaggio dalla fase infantile a quella adolescenziale e con essa la caducità dell'innocenza, lo capisco. Ma era, per questo scopo, necessaria un'inquadratura così lunga e statica? Personalmente ritengo di apprezzare i ritratti cinematografici della vita di campagna tradizionale, ma ritengo anche che ci sia modo e modo di portarli su schermo. In L'Uomo Che Verrà di Giorgio Diritti, ad esempio, il regista descrive analiticamente l'attività di una famiglia (allargata) contadina durante la seconda guerra mondiale. Per buona parte del film il conflitto bellico è un tema tutto sommato tangenziale: più importante è l'immersione nella vita genuina e nel lavoro manuale del periodo. Qui, Giorgio Diritti non rinuncia ai dialoghi, non rinuncia alla forma narrativa, non rinuncia alla coerenza. E ciononostante il suo delicatissimo ed elegante ritratto scalda i cuori degli spettatori, siano essi cinefili che occasionali. È qui, secondo me, che entra in gioco la capacità artistica. Diritti è un regista completo che senza sacrificare una goccia dell'autenticità del proprio messaggio, né della sua invisibilità dietro la macchina da presa, è riuscito a esprimersi in maniera piena ed efficiente, con sapiente uso di tutte le risorse di cui un regista può disporre. Piavoli, al contrario, ha lasciato che gli eventi si narrassero da soli posizionando la macchina da presa in una limitata serie di punti, filmando e poi montando. Il risultato, secondo me, si posiziona tra un documentario naturalista e un filmato delle vacanze. Il che, non voglio negare, potrà per molti rappresentare la quintessenza della qualità cinematografica, ma risulta veramente indigesto per tutti coloro che non sono psicologicamente pronti a questo tipo di produzione. La mia, quindi, non è una bocciatura. È un legittimo avviso a tutti i possibili acquirenti: per quanto possa essere alta la vostra sensibilità, potreste non essere pronti per i film di Piavoli. Vi consiglio, ovviamente, di provarli, ma non crediate di trovare qualcosa di anche solo vagamente convenzionale.
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