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Il caso Jane Eyre [Brossura]

Jasper Fforde , E. Bussolo , D. A. Gewurz
5.0 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (2 recensioni clienti)
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Descrizione del libro

27 gennaio 2011 Tredici (Libro 4)
È un 1985 diverso, in un mondo dove i libri sono il bene più prezioso. E i confini tra realtà e fantasia sono più morbidi del consueto. Mycroft, vecchio inventore, escogita un sistema per entrare di persona in romanzi e poesie. Acheron Hades, criminale diabolico, se ne appropria e rapisce "Jane Eyre" dal manoscritto originale di Charlotte Brontë: a indagare arriva Thursday Next, Detective Letteraria. Reduce dalla guerra di Crimea (che imperversa da centotrent'anni), ha in sospeso un amore. Le indagini la riportano a Swindon, sua città natale; sbarcata da un dirigibile di linea, salta in groppa a una fuoriserie decappottabile dai mille colori. Riuscirà a salvare Jane Eyre e a rimettere in sesto la sua vita? Prefazione di Luca Crovi.

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Dettagli prodotto

  • Brossura: 382 pagine
  • Editore: Marcos y Marcos (27 gennaio 2011)
  • Collana: Tredici
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8871685644
  • ISBN-13: 978-8871685649
  • Peso di spedizione: 440 g
  • Media recensioni: 5.0 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (2 recensioni clienti)
  • Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n. 57.491 in Libri (Visualizza i Top 100 nella categoria Libri)

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5 di 6 persone hanno trovato utile la seguente recensione
Formato:Brossura|Acquisto verificato Amazon
Sì, lo so, una recensione unica per sei volumi fa di me il recensore più pigro della galassia. Però. Avreste forse preferito sei recensioni che dicessero tutte la stessa cosa, ossia che figata pazzesca (sto esprimendomi come mia innocente nipote di 12 anni, quindi non sono volgare...) sono questi volumi del ciclo di Thursday Next? No, vero? Quindi sono solo il recensore più carino della galassia. E magari anche due.

Mi sono imbattuto nel primo volume della serie per caso, nel corso della mia ricerca di fantascienza dalle qualità letterarie mainstream, dopo aver già incontrato opere stupende come "L'anno dei dodici inverni" di Tullio Avoledo o "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" di Audrey Niffenegger. E qui ho trovato quel che cercavo, ed anche di più.
Basti dire che io non sono solo il recensore più pigro della Galassia centrale, ma anche il lettore più pigro eccetera: se un'opera esiste in italiano, non vedo nessun motivo per leggermela in inglese. Specie poi se abbonda di giochi di parole come questa. E se esiste la speranza che venga tradotta, io aspetto che arrivi la traduzione.
In questo caso invece no, ho dovuto schizzare su Amazon.uk quando sono finite le "dosi" in italiano per rifornirmi im-me-dia-ta-men-te dei volumi non tradotti. L'idea di aspettare che l'editore traducesse mi era semplicemente in-tol-le-ra-bi-le.
(E a proposito, dopo avere avuto a che fare con il testo inglese - che per fortuna non è difficile, però zeppo di giochi di parole e doppi sensi, sì), i miei complimenti ai traduttori italiani, che hanno fatto un gran bel lavoro dopo aver sudato - immagino - non sette ma dodici camicie).

L'idea del ciclo è molto semplice e banale: metaletteratura, if you know what I mean.
L'eroina (e mentre scrivo questa parola inizio a capire perché i romanzi di Fforde provochino dipendenza fisica) vive in un universo parallelo, che è pienamente fantascientifico.
Ci sono i viaggi nel tempo e siamo in piena ucronia (all'inizio del ciclo l'Inghilterra della fine del XX secolo è impegnata negli strascichi secolari della... guerra di Crimea, dopo che non è mai apparso un Wellington in grado di sconfiggere Napoleone, che infatti ha trionfato; il Galles è una Repubblica sovietica; non esistono aeroplani ma solo aerostati) nonché distopica (un'insaziabile multinazionale, che esce pari pari da 1984, cerca di prendere il controllo dell'intero mondo "reale", e potendo anche di quello letterario).
Però al tempo stesso la fantascienza di Fforde è nettamente sbilanciata nella direzione della letteratura fantastica in senso lato, e per quanto io ami la fanta-scienza, gliene sono grato, perché la sua fantasia non riesce a stare confinata in un genere solo, e brucia un genere letterario via l'altro man mano che si va avanti con la serie.

La finzione su cui si regge il ciclo è che la narrativa è un mondo parallelo, fisicamente esistente, nel quale ad ogni lettura da parte di un lettore del "mondo reale" corrisponde una messa in scena in cui i personaggi di quel mondo recitano i ruoli che lo scrittore ha assegnato loro, come su un palcoscenico.
Per funzionare questo mondo ha le sue istituzioni, i suoi archivi, i suoi tribunali, le sue scuole, la sua polizia, che veglia affinché non venga perpetrato il più grave di tutti i crimini immaginabili in questo mondo: cambiare la trama assegnata dal Creatore!

La protagonista Thursday Next ("Giovedì Prossimo") è un'agente speciale del "nostro" mondo "reale", il cui lavoro è impedire che vengano alterate le trame e le caratteristiche dei libri, dato che nell'universo parallelo in cui vive lei è possibile per le persone del mondo reale entrare nei romanzi, ed ai personaggi dei romanzi uscire nel mondo reale (e far danni). A un certo punto scopre di possedere anche lei il dono - inatteso - di poter entrare ed uscire nel e dal mondo della letteratura, diventando in breve un prezioso "braccio destro" dei suoi omologhi del mondo letterario.

Su questa base Fforde ha scritto prima quattro romanzi decidendo di fermarsi lì (e in effetti qui si ferma la traduzione italiana), poi, sfuggito per un pelo al linciaggio dei lettori, ha proseguito con "First among sequels" (che potremmo tradurre come "Primus inter sequels"), ed ora è al sesto volume... in prosecuzione.

Non si reggono sei volumi senza annoiare i gentili lettori se non si gode d'una fantasia straordinaria e della capacità di rinnovare di continuo le caratteristiche della narrazione. Fforde, per fortuna sua e nostra, queste caratteristiche le ha.

La sua formula è creare "romanzi sui romanzi", e questa non è che sia 'sta gran novità visto che esiste già perfino la parola "metaletteratura" per definire questo hobby, però Fforde gioca su tre piani: il nostro reale, il "reale" del romanzo (che per noi è il fantastico) e il "fantastico" del "reale" del romanzo. Prevedibilmente Fforde si diverte come un matto a mescolare continuamente i piani della narrazione, arrivando a introdurre, in uno dei volumi, una scena in cui la protagonista spiega a un personaggio letterario la differenza tra realtà e narrativa, dopo la caduta d'una cassaforte che per un pelo non l'ha uccisa. Se fossimo in un romanzo, spiega, nel capitolo venti scopriremmo che la caduta di questa cassaforte conteneva elementi e indizi necessari a fare proseguire la narrazione: invece nella realtà le cose succedono senza nessuna ragione, semplicemente perché accadono. E nel capitolo venti, immancabilmente, si scopre che la caduta della cassaforte conteneva elementi e indizi necessari a far proseguire la narrazione...
Oppure succede che nel "fantastico" del "mondo reale" del romanzo si trovino elementi che sono quelli del mondo reale in cui viviamo noi lettori... che ci troviamo quindi nella situazione di chi vive nella fantasia della fantasia... È il vecchio gioco dell'uomo che sogna di essere una farfalla che dormendo sogna di essere un uomo! Vecchio sì, però se lo si sa usare, è ancora come nuovo...

Fforde ha anche il dono dell'umorismo, e riesce a rendere leggero il suo gioco intellettualistico facendone una narrazione divertente per tutti, anche per coloro che non siano particolarmente versati nella letteratura inglese dell'Ottocento (cioè, in Italia, tutti), sui cui si basa buona parte della vicenda.
Le sue "trovate" a getto continuo sono esilaranti: ad esempio laddove la narrazione s'interrompe all'improvviso con l'inserimento di note a piè di pagina, che costituiscono una specie di "telefono" per messaggi urgenti da parte degli altri personaggi. O laddove il primo figlio di Next, nato all'interno d'un romanzo dove la protagonista s'è rifugiata alla ricerca di quiete, quando pronuncia le prime parole si esprime in "Lorem ipsum dolore", il linguaggio inventato che da secoli chi lavora nell'editoria usa come riempitivo quando deve mostrare quale aspetto grafico avrà un'impaginazione. Per chi lo abbia, come me, usato per banale lavoro, vederlo trasformato in materiale letterario (il materiale letterario più improbabile del mondo!) è semplicemente esilarante.

Fforde non si fossilizza mai su un'invenzione, ognuna delle quali dura per un romanzo o due per poi sparire ed essere sostituita da un'altra, a volte con un po' di dispiacere del lettore. Le trovate si susseguono quindi a getto continuo, e questo conta, ma conta ancora più il fatto che anziché mostrare un progressivo esaurimento della vena e l'impaccio di tenere a mente tutto quanto aveva creato fin lì, Fforde riparte ogni volta con nuove, robuste, potenti invenzioni, di modo che la sequenza di romanzi mantiene il medesimo livello quantitativo dall'uno all'altro, ed anzi semmai tende a migliorare man mano che i dettagli del suo mondo si vanno affinando.
Personalmente ho amato un po' meno l'ultimo della serie (per ora) ma solo perché si svolge in gran parte nel solo mondo della narrativa (la "vera" Next è stata ferita in un attentato, e così il personaggio letterario dei romanzi di Thursday Next (!!) deve arrabattarsi per capire che fine abbia fatto), mentre a me divertiva in particolare la continua interazione fra i livelli narrativi, però ho letto in Rete giudizi che dicono che il sesto è in assoluto il romanzo più bello della serie. E "De gustibus non est sputacchiandum", come direbbe dottamente Silvio Berlusconi.

Accennavo poco sopra al fatto che un'infarinatura sui "Classici" inglesi che si studiano (o per meglio dire subiscono) a scuola non è indispensabile, però certo aiuta a capire meglio la sottigliezza e l'ironia dei romanzi di Fforde. Per puro caso, poco prima d'imbattermi nel primo romanzo della serie, Il caso Jane Eyre, ero andato al cinema a vedere Jane Eyre, mosso dalla pura e semplice intenzione di sapere almeno la trama di un "classico" britannico che non ho la minima intenzione di sciropparmi in forma cartacea per migliorare la mia cultura. Gli amici che ho trascinato con me al cinema mi han maledetto, è vero, però gli dèi di Fforde m'hanno premiato perché, conoscendo la trama di Jane Eyre ho potuto notare meglio i cambiamenti e le variazioni sul tema che Fforde aveva introdotto (in pratica, nel mondo di Next, la trama che conosciamo noi è il risultato di una catastrofe causata da Next stessa combattendo contro il super-Cattivo: ha dato fuoco al palazzo e sconvolto la trama edificante (e banale) che nel "suo" mondo era quella "giusta". Ulteriori informazioni ›
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1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle Rutilante 10 marzo 2013
Formato:Brossura
Uno dei libri più interessanti, divertenti, affascinanti che ho letto ultimamente. Fforde ha un tipo di scrittura che, in realtà, è difficilissimo da definire; forse più che uno scrittore è un inventore perché solo una persona, con una fantasia che è sproporzionata rispetto a quella degli altri, può immaginare il mondo in cui fa muovere la sua protagonista. Fforde crea Thursday Next e poi la fa muovere in una Inghilterra che sembra trovarsi in un universo parallelo al nostro, in cui le leggi fisiche sono completamente sovvertite, in cui una persona può incontrare il personaggio del suo libro preferito, può discutere per ore su questioni letterarie con chiunque, dal barista al postino, dal poliziotto al becchino perché tutti sono amanti e cultori della letteratura, perché quello in cui vive Thursday è un mondo in cui i libri sono la vita, una ragione per esistere e per combattere. I personaggi che fanno da contorno alla protagonista sono uno più interessante dell'altro a cominciare dal padre. Gli zii sono meravigliosi, geniali. L'apparizione del turista giapponese con la Nikon è da ovazione. Se proprio devo fare un appunto è sulla "impalpabilità" di Landen, uno dei protagonisti maschili, perché, a differenza degli altri e nonostante il ruolo che ricopre, non sembra essere delineato con molta chiarezza, però è proprio per voler essere cavillosi e perché mi sto già pregustando i seguiti. Bello, consigliato a chi ama i libri, le storie e sa astrarsi dalla realtà per lasciarsi completamente perdere in un mondo di fantasia dove tutto è possibile.
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