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Classifica Top recensori: 1.187
Voti utili: 39
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Recensioni scritte da Francesco (Cantù (CO), Italy)
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4.0 su 5 stelle
Somaly Mam: un mito, 28 aprile 2013
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<< Cambogia, questo affascinante Paese celebre per il suo sorriso: quale sorriso, il sorriso di chi? >> Affronto questa lettura qualche tempo dopo essere tornato da un breve viaggio nella regione dell'Indocina, viaggio che ho descritto sul sito turistipercaso.it con titolo "Thailandia senza sorrisi". Per giorni dopo la pubblicazione del mio resoconto mi sono interrogato se l'inquietudine che ho percepito e raccontato non fossero in realtà di natura endogena, che io fossi cioè un cattivo turista, imprigionato nella bolla dei propri pensieri e incapace di afferrare la bellezza del diverso. Dopo aver letto la storia di Somaly so che non è così, avendovi ritrovato tutti quegli elementi di oggettiva sofferenza e squallore che anche ai nostri giorni albergano nella mentalità indocinese, e che pure ho a malapena scalfito col mio sguardo. Queste pagine invece catapultano il lettore al cuore delle vicende devastanti, annichilenti della vita di molte donne (o meglio ragazze, o meglio bambine) cambogiane, vietnamite, laotiane; lo fanno senza orpelli, senza intellettualismi, con tutta la violenza dei fatti, di parole nude che non si vorrebbe mai vedere accostate, pile di cadaveri di speranza. Sopra questa montagna d'orrore si erge Somaly Mam, fragile, fortissima: un mito. Somaly è una persona intelligentissima ma non istruita, non colta, lo si intuisce dallo stile sempre diretto, a volte sorprendentemente ingenuo ma che non ha paura di arrivare al punto, carica di un pragmatismo invidiabile che è sicuramente l'arma della sua riscossa. Le pagine in cui espone la solitudine del leader ma soprattutto la propria irreversibile rottura come essere umano sono forse le migliori, le più commoventi, ti strozzano l'anima. Il libro è dedicato ad Emma Bonino.
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DELL U2412M
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| Offerto da ATELCO Computer AG |
| Prezzo: EUR 293,99 |
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3 di 3 persone hanno trovato utile la seguente recensione
2.0 su 5 stelle
Non sono soddisfatto, 31 gennaio 2013
Acquisto verificato Amazon (Cos'è?)
Programmatore per hobby ho deciso di acquistare un monitor ad alta risoluzione per poter ospitare comodamente le molte schermate del mio ambiente di sviluppo preferito; utilizzo il pc ovviamente anche per internet e talvolta per la grafica, mentre per guardare film preferisco utilizzare altro. Sono sempre stato un sostenitore dello schermo opaco, ho sempre considerato lo schermo lucido di grande impatto ma alla lunga poco confortevole e inadatto ad un uso produttivo. Tuttavia riconosco che lo schermo opaco tipicamente evidenzia difetti di uniformità, di angolo di visione e di contrasto che pensavo fossero stati ormai superati dalle ultime evoluzioni del settore, e in particolare sono stato attratto da questa tecnologia denominata IPS che fino a poco tempo fa era destinata soltanto a monitor di fascia alta ma che ora è disponibile a costi relativamente bassi (ma pur sempre più elevati della tecnologia standard, la TN) su monitor quali il Dell in questione. Tale tecnologia promette migliori angoli di visuale e una migliore resa cromatica; secondo alcuni esperti non c'è paragone tra l'immagine prodotta da questo tipo di pannello e quella dei più comuni ed economici TN. Basandomi anche sulle molte recensioni entusiastiche di comuni utenti decido che il DELL U2410 è proprio quello che mi serve e in 5 giorni lavorativi mi viene consegnato dalla Germania. Posso dire che sono rimasto piuttosto deluso. Innanzitutto, al di là ovviamente della maggiore risoluzione, non ho notato nessuna sostanziale differenza tra questo monitor e i due da me precedentemente posseduti: si risale dunque a quasi 10 anni fa con un glorioso BenQ 4:3 da 19' e a 5 anni fa con un monitor-tv Samsung 16:10 sempre da 19'. Quando lo schermo è nero non è veramente nero, il che può essere accettabile visto che non si tratta di uno schermo lucido.. solo che non è AFFATTO nero, è davvero tutto un mosaico di pseudo-grigi che cambia in funzione di come lo si guarda, proprio quello che ho sempre riscontrato su tutti i monitor LCD dacché esistono. Nuova tecnologia? Mah! Schermo assolutamente da evitare per film e gaming. Un altro grosso difetto ma stavolta riguarda la qualità costruttiva: sul bordo destro e per più d'un centimetro si nota un'evidente fascia in cui i colori sono alterati: giallognola con immagini chiare, bluastra con immagini scure. Altra perplessità la desta la patina anti riflesso dello schermo che, anche per un fanatico del matte come me, pare esageratamente aggressiva; ciò si traduce in una certa ruvidità dell'immagine: tutto appare un po' sgranato e sabbioso. Unica nota veramente positiva è la base completamente regolabile ma, sinceramente, per me che non devo far fare al monitor chissà quale acrobazia, è proprio una magra consolazione. Come al solito i consigli del web vanno presi parecchio con le pinze ed è sempre bene vedere l'oggetto di persona. La non soddisfacente qualità di questo monitor mi scoraggia ad acquistare altri prodotti Dell in futuro.
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2 di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione
1.0 su 5 stelle
molto poco, 2 dicembre 2012
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Acquistato un po' per noia in offerta lampo, la noia non l'ha tirata via, anzi... racconti (formato letterario che, per inciso, non ho mai amato) davvero modesti, poco più che esercizi di tiepido surrealismo. Adatto forse a palati letterari molto fini (in classico stile Adelphi) a me non hanno lasciato niente.
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22 di 23 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle
Insostenibile, 19 luglio 2012
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Cosa aggiungere all'eloquente recensione di Carlo Turco? La triste vitanormale di William Stoner è raccontata con una pacatezza e una lucidità ai limiti della sopportazione, l'alienazione che ne deriva è reale, da capogiro, il boccone ingoiato è spesso troppo, troppo amaro, anche per una sensibilità refrattaria come la mia. Non è per tutti e quasi quasi non lo consiglierei a nessuno, ma le 5 stelle gliele devo dare perchè credo che nessuno in un milione di anni riuscirebbe a riscrivere questo libro meglio di così: misuratissimo nella regia, perfetto nello stile, insomma un capolavoro.
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0 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
1.0 su 5 stelle
Desolante piacioneria, 13 luglio 2012
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Pur avendo una vaga simpatia per il personaggio, non conoscevo Severgnini scrittore e non avevo grandi aspettative a riguardo: un libro divertente da leggere in un paio di giorni durante una convalescenza estiva. Sinceramente il libro è una schifezza, non è riuscito neanche a scavarmi l'ombra di un sorriso: si compone di osservazioni pretestuose che scadono presto nel più insipido luogo comune, il tutto annegato in un'ironia facilona, tanto burrosa da dare il voltastomaco. L'impressione è che letto un capitolo si sia letto tutto, del libro e dell'autore.
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1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle
La cura di una grande scrittura, 13 luglio 2012
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Finita la lettura stavo per assegnare le cinque stelle al romanzo, ma poi ci ho ripensato un attimo.. insomma, questo è Irving, con lui ogni metro di giudizio salta. Quanti scrittori hanno la sua stessa densità di scrittura, il suo straripante genio descrittivo? Le trovate che riesce a mettere in un solo libro uno scrittore medio le può spremere soltanto in un'intera carriera. Questo libro arriva peraltro proprio in seguito a quel "Zio Petros e la congettura di Goldbach" (vedi recensione) che tanto mi aveva irritato per pochezza di sostanza nella caratterizzazione dei personaggi: forse la scelta di ricorrere ad Irving per stemprare la delusione non è stata casuale, perchè qui siamo all'esatto opposto. E se è vero che anche alla fine di questo romanzo non sembra di conoscere ancora il "nocciolo" del protagonista, beh, è anche qui che si rivela il genio di Irving, perchè in fondo è proprio questo il leitmotiv del romanzo: "E' semplicistico spiegare le persone complicate con facili e banali generalizzazioni [..] ma è altrettanto semplicistico presumere che tutti siano complessi e profondi. Credo che realmente Trumper operi solo alla superficie. Forse è una superficie, lui: solo una superficie.." Facilissimo (dis)identificarmi, almeno per me. Volendo confrontare Irving con Irving, indubbiamente questo non è il suo miglior risultato ma è garantito che, distanziando sapientemente la lettura delle sue opere, la gioia di leggerlo rimane intatta. Bisogna solo saper resistere al prossimo acquisto.
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3.0 su 5 stelle
troppo lineare, 28 giugno 2012
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Che cosa mi è rimasto di questa veloce lettura? La meraviglia per il senso della sfida? Oppure l'amaro sorriso per la vanità che alla sfida conduce? Oppure lo sconforto di un fallimento totale? Questo romanzo si sofferma progressivamente su ognuno di questi aspetti e certamente fornisce un quadro esaustivo della figura di Zio Petros-matematico, eppure alla fine l'impressione è quella di non conoscere ancora niente di lui, nessun aneddoto, nessun motto, nessuna piccola debolezza, i piccoli dettagli che rendono tridimensionale e godibile un personaggio eccentrico. Qui invece lo vediamo attraverso gli occhi del nipote, narratore di una certa fastidiosa incompetenza descrittiva (ma anche matematica!), e riusciamo a costruirci solo un'idea sfocata di eroe caduto in disgrazia: sostituendo la matematica con altro eroismo, potrebbe applicarsi a milioni di altre storie già sentite. Questo romanzo pecca davvero di poca e fumosa sostanza, cita un po' di matematica vera ma solo per agganciare un certo tipo di lettore e non si sforza nemmeno di rimpolpare la narrazione in maniera convincente, es. l'apparizione deus ex machina di Alan Turing alla corte di un Petros ormai in declino e operante, come egli stesso dichiara, in un campo del tutto diverso. Nelle ultime pagine il narratore tenta di instillare il dubbio che Zio Petros abbia davvero dimostrato la congettura, ma sinceramente è un trucchetto riuscito male per spezzare l'assoluta linearità del racconto. Ciò che mi è rimasto alla fine è un senso di impotenza e sconfitta, per il troppo ambizioso Zio Petros e per il non così brillante nipote, ma anche per una lettura piuttosto deludente.
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1 di 3 persone hanno trovato utile la seguente recensione
2.0 su 5 stelle
Una fortezza di parole, 21 maggio 2012
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Abbandono temporaneamente questo libro che sto faticando non poco a decifrare. Tanti, troppi rimandi ad aspetti marginali della cultura americana che credo lascerebbero spiazzato anche un americano che non sia vissuto nella stessa città e nella stessa epoca; tante citazioni di fumetti che, nel mio caso, cadono completamente nel vuoto. Nemmeno lo stile mi convince, onirico (per non dire divagatore e incasinato) eppure ricco di analisi spiazzanti, sicuramente molto intelligente, forse troppo per me. Insomma, ad un terzo del volume sono tante le pagine lette senza capirci nulla, tanta è stata la noia e davvero non vedo dove vada a parare. Peccato, i presupposti per piacermi ci sarebbero...
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1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle
Bellissima sorpresa, 16 aprile 2012
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Ho amato questo libro come non mi accadeva da tempo, forse perchè mi è stato facile identificarmi col personaggio, non certo per il suo trascorso quanto per la sua Visione. Per più di metà libro ho atteso con apprensione il momento in cui questa visione condivisa si sarebbe ribaltata e disintegrata.. me lo aspettavo, la fragilità sempre così esposta, il lavaggio del cervello sempre dietro l'angolo. In quel caso avrei detestato il libro e il suo autore immensamente. Ma, per fortuna, questo temuto tradimento non c'è stato. Solo qualche piccolissima caduta di stile ogni tanto, es. la forse eccessiva enfasi sull'ultima, "più difficile" confessione (non posso essere più esplicito di così), che odora un pochettino di trovata opportunista. Bellissima, a mio avviso, anche la scrittura: incalzante, sinaptica, mai artificiosa.
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2 di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle
cupo e impietoso, 25 febbraio 2012
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Personalmente non ho provato simpatia per nessuno dei personaggi, nemmeno per le due voci narranti, e forse questo ha contribuito ad aumentare la sensazione di isolamento che dentro e fuori dal libro sembra caratterizzare ogni singola esistenza, come fossimo pesci rossi, ciascuno nella sua boccia, tra cui esiste soltanto l'illusione del contatto. Forse troppo evidente la volontà dell'autore/medico di fare autocritica. Quattro stelle e mezzo.
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