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Angelo Vetturini (Riolo Terme)

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La montagna delle melodie
La montagna delle melodie
da Angelo Vetturini
Edizione Brossura

4.0 su 5 stelle Musica invisibile, 4 gennaio 2012
Questa recensione è su: La montagna delle melodie (Brossura)
Una montagna reale e immaginaria insieme, incombente ammonizione simbolica, scenario di un romanzo anonimo antichissimo; e quattro viaggiatori che ne salgono le pendici, incerti se assegnare alla sfera del fantastico o del vero la musica soave di un organo invisibile. È agevole intuire cosa sperano di trovare sulla vetta l'incantevole pittrice assillata dal ricordo di una madre tirannica, il giovane poeta costretto per miseria ad abbandonare gli studi, l'impenetrabile alchimista di mezza età disorientato tra i capricci di astri e di metalli, e l'aitante, spregiudicato archeologo, consapevole della superiorità del proprio talento e del proprio denaro. Ma non sarà facile per una ragazza ingenua destreggiarsi con dei corteggiatori a loro modo attraenti, e sarà problematico per tutti trovare la chiave delle coincidenze tra le scene di vita brulicanti intorno a loro e gli episodi immaginari del romanzo che hanno letto. Non è possibile che essi salgano di pianoro in pianoro attraverso storie e corpi di fantasmi, e che siano solo vento le melodie percepite. Dunque, sembra porsi un orribile dilemma: se quelle coincidenze e melodie si rivelassero illusorie, i quattro sarebbero dei pazzi; diversamente viaggerebbero tra le pagine di un romanzo centenario, e sarebbero morti. Ci sono altre soluzioni, in effetti. Ma sarà il lettore a dover interpretare - come è giusto che sia - un romanzo dai mille volti arcani, una recherche in cui il tempo da ritrovare affonda nel mistero di età remote e di sfuggenti testimonianze, una magica allegoria che oscillando tra passato e futuro, memoria e progetto, disillusione e sogno, esplora le segrete risonanze non solo della vita, ma del destino stesso, che impone all'uomo di scalare la propria esistenza per elevarne il divenire.

Il prezzo del sangue
Il prezzo del sangue
da Angelo Vetturini
Edizione Brossura

4.0 su 5 stelle Viaggiare, 3 gennaio 2012
Questa recensione è su: Il prezzo del sangue (Brossura)
Se un giorno d'estate due viaggiatori s'incontrano... Forse non avviene un vero incontro, infatti, ma una coincidenza di allucinazioni reciproche. Alessio, timido e saggio figlio dell'Oriente, educato al devoto rispetto della conoscenza, uccide inconsciamente un uomo e, spinto sulle tracce della sua vittima dall'ansia di espiare, scopre a poco a poco il mondo. Anche Quirino, bello e spregiudicato figlio dell'Occidente, brillante architetto e archeologo, è impegnato sullo stesso percorso; ma nella direzione opposta, tormentato dall'ambizione della grande scoperta, convinto della superiorità del proprio talento e del proprio denaro. È lui l'uomo ucciso da Alessio all'inizio del romanzo? Il lettore ne è sempre più convinto, e le ultime pagine si avviano a confermarlo. Ma in tal caso, ciò che accade non sarebbe già accaduto? Può darsi.
Non c'è realtà, se non quella racchiusa in noi. Ecco una risposta, tra le varie plausibili, agli interrogativi di una storia in cui le tenebre dell'incubo si fondono con le esperienze di un viaggio, di un'avventura senza soluzione di continuità, tra guerre, epidemie, evasioni, filosofie, sciamani sibillini, ragazze spigliate, preti solenni, ufficiali arroganti, attraverso un'umanità che brulica intorno ai protagonisti interponendosi tra loro e la meta.

La peste, la pelle
La peste, la pelle
da Angelo Vetturini
Edizione Brossura

4.0 su 5 stelle Due saggi, 3 gennaio 2012
Questa recensione è su: La peste, la pelle (Brossura)
Il flagello della peste e il colore della pelle sono i temi dei due saggi qui raccolti. Il primo percorre in linea trasversale i testi da Tucidide a Camus, considerando in particolare Lucrezio, Boccaccio, Defoe, Manzoni, Poe, Puskin e Artaud, senza tuttavia trascurare Sofocle, Erodoto, Virgilio, Procopio di Cesarea, sant'Agostino, Shakespeare, La Fontaine, Coleridge e alcuni minori: il secondo esplora nello stesso senso la trilogia - una raccolta di dodici racconti e due romanzi - dell'afroamericano John Edgar Wideman, impegnato scrittore del nostro tempo.
Il germe della peste e il nero della pelle sono all'origine di due sciagure di massa: dell'una la letteratura rende conto a partire dalla sumerica Saga di Gilgamesh del secondo millennio a.C., che considera la visita del dio della peste un disastro inferiore soltanto al Diluvio: dell'altra testimoniano oltre due secoli di storia a decorrere dal 1619, quando approdò in America il primo vascello olandese, che con un carico di venti deportati africani aprì la piaga dello schiavismo. L'oscuro flagello di Dio, dunque, e il lampante flagello dell'uomo.

Il segreto dell'agave. Dal crinale delle Dolomiti alla savana del Kenya. Storia di vita vissuta di un chirurgo senza frontiere
Il segreto dell'agave. Dal crinale delle Dolomiti alla savana del Kenya. Storia di vita vissuta di un chirurgo senza frontiere
da Angelo Vetturini
Edizione Brossura

4.0 su 5 stelle Africa, 3 gennaio 2012
Un fiore luminoso, profumato, alto sull'aridità del deserto, come un grido della natura contro la fatalità della morte. E morte sarà, del fiore, della pianta, ma di quel grido ogni volta rinnovato resterà l'eco che ammonisce a credere nella irriducibilità della vita. L'agave è dunque il simbolo di una fede, e la sua perenne vicenda racchiude il segreto - e la metafora - di una grande avventura dell'uomo: l'uomo che combatte per la salvezza dell'uomo, che dalla desolazione della sofferenza fa nascere la speranza che non tutto sia spento negli spazi del cuore, che sia sempre possibile amare. Roberto Faccin, chirurgo e perciò medico delle decisioni estreme, ha scelto di lasciare i conforti abituali di una vita per quella prova: il taglio è stato netto, sulle amiche Dolomiti è rimasto un pezzo di anima aggrappato ai ricordi, e ora è l'Africa più derelitta a costituire il mondo in cui sciogliere la propria solitudine e dare senso alle pratiche della propria scienza. Lì a Sololo, nel remoto territorio del Kenya di confine, Faccin, "chirurgo senza frontiere", lavora per l'uomo, contro il male, la superstizione, la violenza; rischia la vita ma vince, perché la sua legge è quella della ragione, e la sua forza è nel fine e nel valore di ciò che fa. Una vita difficile in un ambiente naturale ed umano difficile, spesso incomprensibile: Faccin ha voluto scriverne perché qualcosa restasse delle sue grandi pene e delle sue piccole gioie, la fatica del corpo e della mente e la consolazione dell'anima. Ha affidato i suoi appunti a un amico scrittore che ne ha fatto il romanzo breve e intenso di una notte di pensieri, di attese, di citazioni della memoria, di frammenti di vita, dentro e fuori l'universo dell'ospedale. E gli animali e le tribù della savana, che scandiscono le ore di quella notte, sono i richiami alla realtà di una terra che Joseph Conrad disse "tenebrosa e priva di speranza, tanto impenetrabile all'intelletto umano e tanto, all'umana debolezza, inesorabile", ma alla quale l'esperienza di un piccolo-grande medico italiano ha restituito e continua a restituire, con la speranza, la comprensione e la pietà.
Ennio Rossignoli

L'arcipelago delle streghe
L'arcipelago delle streghe
da Angelo Vetturini
Edizione Brossura

4.0 su 5 stelle Fantasia, 3 gennaio 2012
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Su un arcipelago surreale soffia il vento di un dramma misterioso, in cui si celano le insidie di un veleno scomparso e le vicende di un amore impossibile. Sette isole, alcune autentiche altre simboliche, colte ciascuna in un momento storico, ma divise da ondate di secoli e insieme unite da un filo evanescente: Malta è assediata dai Turchi, Beirut dagli Israeliani, Londra dalla peste, il monastero di Santa Caterina dal deserto, Maiorca dall'Inquisizione, Resafa dagli orrori dell'anno Mille, la Galilea dagli eserciti arabi. Una ragazza dal fascino enigmatico, maliarda, capricciosa, innamorata di sé stessa, fugge sul veliero di un archietto-archeologo, fascinoso e ardente ricercatore, e affronta col suo uomo avventure inquietanti, assiduamente sorvegliata - fin troppo da vicino - da un maturo e galante capitano della nave. Con loro viaggiano a turno delle strane figure: una locandiera facile, un guerrigliero sui generis, una perpetua ambigua, un monaco esagitato ed altri, che a modo loro fanno riflettere Fosca e Quirino sull'inconsistenza di un amore fondato esclusivamente sull'eros. Quando l'ultima comparsa sarà uscita di scena, sul viaggio dei protagonisti calerà il sipario e nei loro animi esploderà la tempesta.
Romanzo dalle molteplici sfaccettature, che oscilla con leggerezza, ironia e spirito caustico dalla fantasia alla storia, dal giallo al nero, dall'esotismo all'esoterismo.

L'occhio del dolore
L'occhio del dolore
da Angelo Vetturini
Edizione Brossura
Prezzo: EUR 18,70

0 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle Per un romanzo astratto, 3 gennaio 2012
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Analizzare il conflitto con il nostro rivale dal suo punto di vista, sebbene per un caso fortuito, può rivelarci aspetti sorprendenti di noi stessi, indurci ad affrontare incognite e dubbi, mettere in discussione ogni certezza, persino la nostra identità. È lo spunto ispiratore di un romanzo saturo di viaggi e di avventure vissute o vagheggiate: una metafora suggerita dal passo del Riccardo II di Shakespeare citato nella chiusa.
Per inattese associazioni di idee, otto viaggiatori rivivono il dolore del passato in riva a un lago, dove si estende una sequenza di siti archeologici avvincenti: reali, se percorsi uno ad uno, ma nell'insieme mai visti, immaginari. E dal dolore consegue il meditare: nasce il senso di colpa, il rimorso, un desiderio urgente di espiare.
Otto vicende, dunque: otto racconti. Ma cosa lega i nostri viaggiatori? Il romanzo dov'è: dov'è la trama? Poiché il lettore ha un ruolo produttivo nel compimento dell'opera d'arte, il romanziere gli affida l'intreccio, e gli offre man mano le risorse per idearne uno a suo piacere.
Per un romanzo astratto:
Quando, agli albori del Novecento, le arti visive avvertirono il disagio dei lacci imposti dal figurativo, nel ricercare una via di fuga scoprirono che gli attributi formali hanno un'intrinseca bellezza ed espressività: l'arte astratta sbocciò, fiorì, si espanse, è ancora alla ribalta. Non potrebbe, il romanzo, forma suprema dell'arte dello scrivere, intraprendere una via parallela? Non si richiedono velleità da avanguardia: il punto di partenza è già segnato. Per raggiungerlo, però, occorre compiere un balzo a ritroso: ritornare all'idea di Flaubert di un romanzo sul niente. E di lì ripartire, per ridurre al silenzio il linguaggio assillato dall'intreccio e trasferire il piacere del testo dalla storia alla bella scrittura.
(Angelo Vetturini, Per un romanzo astratto, in Università Aperta-Terza Pagina, Imola, ottobre 2008)

Aurora consurgens
Aurora consurgens
da Angelo Vetturini
Edizione Brossura

4.0 su 5 stelle Medioevo, 3 gennaio 2012
Questa recensione è su: Aurora consurgens (Brossura)
Speranza di una vita oltre la morte. È lo spunto ispiratore di una storia medievale patinata di giallo e narrata a ritroso: un motivo inquietante e insieme delicato, di cui è simbolo l'aurora consurgens - il sorger dell'aurora -, onirica visione di un morente. Affetto da oscure malattie, ma ispirato da sani princìpi, un giovane conte diviene l'obiettivo della tacita, sottile connivenza di sette personaggi fraudolenti che intendono esiliarlo, ma a cui manca il coraggio di ordire una congiura, tanto meno di sporcarsi le mani. Eppure, i delitti si susseguono, al castello, in apparenza imputabili al conte, che sebbene tormentato dall'angoscia si difende e resiste finché può.
Non un romanzo storico usuale, ma ogni riga trasuda Medioevo: tetro e illuminato, demonico e divino, nobile e volgare, tremebondo e gaudente. Il XIII secolo è alla fine: ai piedi del castello è in espansione una nuova città; nell'uno e l'altro ambiente,- tra preghiere, alchimie ed esoterismi - serpeggiano rancori e gelosie, si affilano le lame dei sicari.

Il lume di carta
Il lume di carta
da Angelo Vetturini
Edizione Brossura

1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle Mar Rosso, 3 gennaio 2012
Questa recensione è su: Il lume di carta (Brossura)
Una spiaggia del Mar Rosso. A uno scrittore pigro e un po' all'antica, eppure ossessionato dall'idea di scrivere un romanzo impegnativo prendendo i personaggi dalla strada, non resta che ingaggiare due tipi incompatibili, spedirli a pedinare i soggetti prescelti, ed intrecciare le loro sensazioni con le proprie certezze, per dare vita a delle antinomie che oppongano reale e immaginario. Ma non sarà così semplice. Perché i comportamenti simulati non svelano le angosce: la nostalgia di una madre - uccisa, impazzita, assente, sconosciuta - e di una terra - l'Africa, la Russia, la Palestina, Israele -; e sono indecifrabili i rapporti con figure inquietanti: un omino taciturno, un cucciolo curioso, un amante di ghiaccio, una statuetta di legno; ma soprattutto perché è critico cogliere i motivi delle tante incoerenze: l'irrequieta Rebecca si tormenta ma fa strage di cuori, la fragile Yasmìn è virtuosa ma si aggira di notte, il pittore Vasilij è furibondo col fantasma della gloria ma insiste nel sognarlo, e Reginald, il tronfio americano di colore, è entusiasta del suo ingegno narrativo ma si affida a riti oscuri ancestrali. Ne scaturisce una trama di misteri e ambiguità, ma anche di evidenti dissonanze: ideato e compiuto, futile e impegnato, illetterato e colto. Così, a stesura terminata, l'autore pigro si trova fra le mani un manoscritto patinato di saggio, in cui all'inganno fa sì da contraltare la malinconia dell'innocenza perduta, ma sul quale imperversa, sovrano ed impietoso, l'aspetto più bruciante del suo romanticismo.

La montagna delle melodie
La montagna delle melodie
da Angelo Vetturini
Edizione Brossura

4.0 su 5 stelle Musica invisibile, 3 gennaio 2012
Questa recensione è su: La montagna delle melodie (Brossura)
Una montagna reale e immaginaria insieme, incombente ammonizione simbolica, scenario di un romanzo anonimo antichissimo; e quattro viaggiatori che ne salgono le pendici, incerti se assegnare alla sfera del fantastico o del vero la musica soave di un organo invisibile. È agevole intuire cosa sperano di trovare sulla vetta l'incantevole pittrice assillata dal ricordo di una madre tirannica, il giovane poeta costretto per miseria ad abbandonare gli studi, l'impenetrabile alchimista di mezza età disorientato tra i capricci di astri e di metalli, e l'aitante, spregiudicato archeologo, consapevole della superiorità del proprio talento e del proprio denaro. Ma non sarà facile per una ragazza ingenua destreggiarsi con dei corteggiatori a loro modo attraenti, e sarà problematico per tutti trovare la chiave delle coincidenze tra le scene di vita brulicanti intorno a loro e gli episodi immaginari del romanzo che hanno letto. Non è possibile che essi salgano di pianoro in pianoro attraverso storie e corpi di fantasmi, e che siano solo vento le melodie percepite. Dunque, sembra porsi un orribile dilemma: se quelle coincidenze e melodie si rivelassero illusorie, i quattro sarebbero dei pazzi; diversamente viaggerebbero tra le pagine di un romanzo centenario, e sarebbero morti. Ci sono altre soluzioni, in effetti. Ma sarà il lettore a dover interpretare - come è giusto che sia - un romanzo dai mille volti arcani, una recherche in cui il tempo da ritrovare affonda nel mistero di età remote e di sfuggenti testimonianze, una magica allegoria che oscillando tra passato e futuro, memoria e progetto, disillusione e sogno, esplora le segrete risonanze non solo della vita, ma del destino stesso, che impone all'uomo di scalare la propria esistenza per elevarne il divenire.

L'isola nel tempo
L'isola nel tempo
da Angelo Vetturini
Edizione Brossura

4.0 su 5 stelle La patria dell'artista, 3 gennaio 2012
Questa recensione è su: L'isola nel tempo (Brossura)
Il mondo è un teatro di soprusi, di invidie, di egoismi. Ma è pur vero che l'arte offre a ciascuno una patria, e che l'artista può crearsi un altro mondo. Anche fuori dal tempo. Galileo è un musicista, un pittore, un poeta; è soprattutto un narratore che, vittima di un'atroce realtà, progetta la rivalsa tra incantesimi estatici e in¬cubi orrendi. È lui l'autore del romanzo, forma suprema dell'arte dello scrivere. È lui il raffinato solitario, la cui frustrazione scatena la follia e ispi¬ra la strage di figure che affollano un ambiente surreale. È lui il signore della foresta, che attira nella sua residenza su un'isola al centro del creato - fissa in un arcano immobilismo e al riparo dalle insidie del tempo - personaggi rimossi dalla storia e destinati a divenire strumenti, attori di avventure angosciose costretti a seguire un intreccio perverso. Ed è tra equivoco e inganno, sospetto e menzogna, capriccio e delirio, che la mente percorre luoghi ignoti, esplora affascinata un'architettura perfetta, demonica e insieme divina, creata da un deus ex machina a cui nulla sfugge. Si penetra, così, in un labirinto allucina¬torio ideato da uno stratega della scrittura, fino a subire l'illusione che tutto sia stato concepito per essere dissolto, fino a raccogliere l'ultima, deva¬stante confessione, della quale ogni riga sembra essere un punto vitale: il pallore di una candela assume una drammatica intensità, l'incanto si trasforma nel rimpianto di ciò che non è più, perfino la creazione di un'isola nel tempo - sola via di salvezza - appare come l'ultima ragione di un gesto disperato. In questa problematica ossessiva, la morte può annunciarsi come l'unica certezza, il mesto ritiro dal mondo, per assistere impotenti alla propria esecuzione e allo sfacelo di un mirabile edificio. A meno che...

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