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Classifica Top recensori: 35.895
Voti utili: 6
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Recensioni scritte da JamesL
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Sospetto
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| DVD ~ Joan Fontaine |
| Prezzo: EUR 10,60 |
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0 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
1.0 su 5 stelle
Teste mozzate, 18 febbraio 2013
Partendo dal fatto che sono innamorato di questo film e tale amore mi fa sorvolare alcuni difetti, non posso però fare a meno di evidenziare un "reformat" pessimo nel Dvd. In molte inquadrature le teste sono tagliate, a volte gli attori parlano e sono tagliati fino al mento quasi!! E' assurdo! E questo non dipende dal tipo di visualizzazione dello schermo che si imposta nella tv. Puoi utilizzare il 4/3 il 16/9 l'"adatta a schermo" etc ma la "musica" non cambia. Un vero peccato...
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1 di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione
1.0 su 5 stelle
mah..., 15 febbraio 2012
Film fiacco,lento e eccessivamente lungo, si salva solo nell'ultima parte. Introduzione molto lunga, circa 30 minuti per farci capire i problemi e la psicologia di Julia Roberts (probabilmente anche un pò meno non avrebbe guastato). Nel primo viaggio che la protagonista affronta per ritrovare se stessa, Roma viene dipinta come una città abitata da nulla facenti e svogliati, sembrava di vedere una trasposizione degli antichi romani in abiti moderni, mancava un'orgia e il quadro sarebbe stato completo! (se ci vedono così qualche interrogativo bisogna forse porcelo, di certo, personalmente non mi sento rappresentato, da romano, in questo film). Sarà una sottigliezza ma gli esperti di calcio la noteranno: molta confusione fatta nel momento della partita dove si vedono le immagini di un lontano derby Lazio vs Roma con goal di Stankovic (Lazio) e poco dopo un gruppo di trenta persone con la sciarpa della Roma ad esultare..mah! Di certo l'aver cambiato forzatamente il libro da cui è tratta questa storia vera (o ex vera) non ha agevolato la linearità e veridicità degli eventi.. Passiamo al secondo capitolo: l'India! Bene....una noia mortale, paragonabile forse solo a un film muto con sottotitoli in polacco. Vero è che protagonista in questo secondo viaggio doveva essere l'introspezione, il vedere dentro se stessi, la preghiera...però...che lentezza! Si aveva quasi la sensazione di un allunga brodo! Arriviamo alla nota positiva, il viaggio a Bali o meglio, il ritorno, visto che il film si apre proprio con la Roberts a Bali. Una quadratura del cerchio, un punto di arrivo che in realtà diventa quello di partenza. Qui c'è tutto quello che ci saremmo aspettati dal film, fin dall'inizio. C'è divertimento, azione se vogliamo, amore, merito anche di Javier Bardem come sempre eccezzionale nelle sua veridicità. Se proprio non ne potete fare a meno...
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1 di 3 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle
Ottimo Scorsese, 15 febbraio 2012
Devo dire che mi e' piaciuto molto! E' un genere che gia' di per se attira. Ben reso, ottima la Regia, ottima la Fotografia ed eccellente la Recitazione. Ambientazioni veramente accattivanti. Visto il finale, certamente non e' un epilogo innovativo, sicuramente gia' sentito ma cio' nonostante efficace. Sono contento che Scorsese abbia affrontato questo genere di thriller psicologico. Ho letto alcune critiche che lo definivano il suo peggior film, mi sembra quantomeno eccessivo ed ingeneroso! Secondo me da vedere!
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3.0 su 5 stelle
Poteva essere un capolavoro..., 15 febbraio 2012
Partiamo dal fatto che Clint Eastwood è un Maestro, nonchè un'icona del cinema, prima come attore poi come regista. Avevo molte aspettative verso questo film e l'impatto ha confermato ciò che speravo, dando subito una scarica di adrenalina con una strepitosa scena dello tzunami dopo appena due minuti di film. Dopo di ciò però il tono del film è calato, i tempi si sono dilatati notevolmente e le scariche adrenaliniche non ci sono quasi più state. Il film è proseguito come un susseguirsi di genere, ora il drammatico (quello nel vero senso della parola), ora il paranormale fino a giungere al sentimentale. Si sà che quando si "mescolano" troppi generi, un film alla lunga ne risente, se poi ci aggiungiamo anche un ritmo lento ecco qui che qualche piccola "delusione" da questa pellicola può restare. Ottima la recitazione di Matt Damon e del giovane Marcus (George McLaren). Ottimo, come sempre, dal punto di vista tecnico. E' un peccato perchè potenzialmente si poteva ottenere di più, l'idea di partenza era molto accattivante, forse Eastwood non voleva scendere in un vero e proprio genere soprannaturale, ma così facendo mi sento di aver visto un film "mezzosangue", sicuramente ben girato, buoni attori ma con le aspettative smontate sempre più col trascorrere dei minuti e con dei rimandi inevitabili a: "La Zona Morta" di Cronenberg o al telefilm "Ghost Whisperer", senza mai affondare il colpo. Poteva essere ma non lo è stato.
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2 di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle
Un Grande Polanski, 15 febbraio 2012
Diretto da Roman Polanski, è un gioiello del cinema psicologico, tra il thriller e il surreale psicotico. Protagonista è un modesto impiegato di origini polacche, Trelkovski (interpretato da Polanski stesso), che è in cerca di un appartamento a Parigi. Ne trova uno di una ragazza, Simone Choule, che poco tempo prima ha tentato il suicidio gettandosi dalla finestra. Trelkovski si reca all'ospedale per cercare di parlare con la ragazza riguardo l'appartamento, ma questa è completamente fasciata, in fin di vita e incapace di parlare; per di più, alla vista di Trelkovski sembra avere una crisi isterica. Quando Simone muore in ospedale, Trelkovski entra in possesso della stanza e comincia a essere oggetto di una serie di angherie da parte degli inquilini (quasi tutti anziani dall'aspetto inquietante), che iniziano a trattarlo come se fosse la povera Simone. Anche i negozianti della zona sembrano volergli cucire addosso l'identità della donna in fin di vita, e Trelkovski, pian piano, inizia a non sapere più chi sia: incapace di distinguere tra realtà e psicosi, comincia a vestirsi come Simone, a comportarsi come lei e ad avere visioni inquietanti circa gli altri condomini.. Polanski è bravissimo sia come regista che come interprete, per giunta nella versione italiana (così come in quella francese e inglese) è lui stesso a doppiarsi dando così un senso di realismo molto efficace nel mostrarsi come "straniero" a tutti gli effetti seppur naturalizzato francese, in balia di angherie e "maltrattamenti" da parte degli altri condomini. La prima parte del film è un continuo crescendo di suspense, creata magistralmente in perfetto stile hitchcockiano da Polanski, che porta lentamente ma efficacemente lo spettatore a "cuocersi" in questa frenetica attesa che accada qualcosa da un momento all'altro. La seconda parte è pura psicosi, con rimandi felliniani specie nelle sequenze finali, tra il grottesco e il surreale. Reso benissimo il percorso che porta alla follia il povero Trelkovski. E' come se lo spettatore pian piano impazzisse con lui, visto che inizialmente il processo di identificazione "protettiva" tra spettatore/protagonista è molto alto. Ottimo il cast degli inquilini, tutte persone anziane con volti ai limiti della normalità, poco cordiali e certamente non affabili. Strepitose alcune sequenze notturne di puro surrealismo, come quella della diarrea sugli zerbini di tutti i condomini. Forse chi lo vedrà non guarderà i propri vicini più come prima. Si potrebbero dare diverse spiegazioni a questo film. Di certo rimandi alla reincarnazione ci sono tutti, specie nella scena del gabinetto con geroglifici egizi e sdoppiamenti di personalità che fanno credere che questa possa essere anche la spiegazione del regista. Film che mi sento di consigliare a tutti coloro che abbiano una certa affinità e passione per i thriller psicologici, per il surrealismo e per lo psicotico in sè. Insomma se non vi piace 8 e Mezzo di Fellini, non avete mai visto Psycho e odiate Lynch, la psicanalisi e il surrealismo, lasciate perdere questo film.
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1 di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle
Un Geoffrey Rush da Re..., 15 febbraio 2012
Che dire de "Il discorso del Re" che dopo aver vinto il premio del pubblico al Toronto International Film Festival e 5 British Independent Film Awards 2010, con 12 nomination e 4 Oscar ha sbancato la 83esima edizione degli Academy Awards?! Cosa dire nei confronti di un'opera che si aggiudica nell'ordine: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista e migliore sceneggiatura originale?! Il giovane regista Tom Hooper, al suo terzo film fa già centro! Dopo "Red Dust" del 2004 e "Il maledetto United" del 2009 il trentanovenne director londinese tesse meravigliosamente la tela di questo film basato su fatti reali, incentrati sui problemi di balbuzie di Re Giorgio VI, padre dell'attuale Regina Elisabetta. Un film emozionante, curatissimo e sorretto da due protagonisti eccezzionali, Colin Firth, fresco di Oscar, nei panni di Re Giorgio e lo straordinario e già Premio Oscar per Shine nell'1997, Geoffrey Rush (Quills, Elizabeth, Shakspeare in Love, Tu chiamami Peter, tanto per citarne alcuni) nei panni di Lionel Logue, un australiano (come è d'altronde Rush) che si occupa di terapie nelle problematiche con il parlare. Ottimo negli attori dunque, ottima la Regia ed ottimi anche i nostri doppiatori italiani, come sempre inarrivabili (qualche primato teniamocelo pure stretto!). Un film storico, appassionante, da vedere assolutamente e perchè no, anche da rivedere, in modo da poter dedicarsi esclusivamente alla storia in una visione e, nella successiva, lasciarsi trasportare dall'emozione che i grandi Firth-Rush regalano allo spettatore. Azzeccatissima la chiusura del film sul primo piano del volto mai così espressivo di Rush! Pelle d'oca!
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1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle
Conoscere meglio Lennon, 15 febbraio 2012
Basato sull'infanzia di John Lennon, icona mondiale della musica rock, nonchè fondatore dei Beatles. Il film, diretto da Sam Taylor Wood, traccia il percorso che ha portato un quindicenne di Liverpool, abbandonato dai genitori e costretto a vivere sotto l'ala protettrice di una zia oppressiva e severa (la eccellente Kristin Scott Thomas), a innamorarsi della musica e, nel giro di pochi anni, a dar inizio a quello che poi sarebbe diventata la Beatlemania. Molto buona l'interpretazione del giovane Aaron Johnson nei panni dell'adolescente Lennon, un apparente bullo dal cuore tenero che soffre per il contrastato rapporto con la madre la quale sembra più una sorella maggiore che una vera e propria figura materna. La sua gioventù già di per sè diversa da gran parte dei suoi compagni (il rapporto con la burbera zia più mitigato e la figura della madre rientrata a tutti gli effetti nella sua vita) viene sconvolta proprio sul più bello dalla morte della madre. Interessante e ben resa anche l'interpretazione di Anne-Marie Duff, ovvero Julia, la mamma di John che, nonostante la sua prematura scomparsa, fu una figura decisiva per John e per la sua iniziazione alla musica: fu lei ad insegnargli i primi strimpellii grazie ad un banjo che lei suonava. Film per tutti gli appassionati dei Beatles e di John Lennon, ma non solo. Si è detto, quasi a voler comprendere il folle gesto di Mark Chapman, l'assassino di John, che il giovane Mark aveva avuto una infanzia problematica.. Bè quella di John Lennon non è stata da meno, ma il risultato per il mondo, i fans e la musica sono stati ben diversi. C'è modo e modo di reagire alle sofferenze. Lennon ha scelto quella del vincitore. Film intenso ed emozionante.
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