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Classifica Top recensori: 18
Voti utili: 1091
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Recensioni scritte da Luca Terrinoni "Il Topo" (ROMA)
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5.0 su 5 stelle
capolavoro : imparare a guardare, accettare il dolore, 14 maggio 2013
Il cavallo del titolo è, come subito spiegato dalla voce off, quello che Nietsche si gettò ad abbracciare piangendo, commosso dalle percosse che riceveva da padrone. Poco tempo dopo, il filosofo comprese di essere pazzo e di lì a poco morì. Ora dobbiamo scegliere : o ci lasciamo andare al film, che subito dopo la premessa parlata, ci mostra un "altro" cavallo trascinare faticosamente un carro in una tempesta di vento e poi illustra, con inesorabile lentezza e ripetitività, gli ultimi giorni di vita del protagonista; oppure è meglio rinunciare a vedere questo film, anzi: a farne esperienza. Nel primo caso sperimenteremo una possibilità di crescita della consapevolezza e dell'umanità difficilmente fruibile con tanta intensità grazie ad un film o ad un prodotto creativo, anche se attraverso un percorso oggettivamente impegnativo. Infatti, si tratta di una crescita non tranquilla, né indolore : siamo costretti ad aprire gli occhi e a concentrare lo sguardo, a prendere "coscienza del disorientamento", a capire "che cosa significa veramente guardare, imparare, conoscere, vedere" (a proposito di "Eyes wide shut"). Tarr lo stiamo conoscendo tardi, quando sembra aver già deciso di non fare più film. Come per Nietsche, il "suo" incontro con il cavallo di Torino sembra essere stato fatale. Facciamo pur la tara dalle stimmate del "personaggio", ma questo, cinematograficamente, è più genio che pazzo. La forza delle immagini, il rigore della rappresentazione e la meravigliosa ostinazione del suo bianco e nero (Tarr lavora con collaboratori fissi e fidatissimi, specie per fotografia e musiche) evocano Maestri che ho pudore a nominare. Ma forse fra qualche anno potremo farlo più serenamente.
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1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle
non cercare la fortuna : il bel romanzo di Santiago Gamboa, 13 maggio 2013
Acquisto verificato Amazon (Cos'è?)
Stimolato dalla lettura del suo ultimo romanzo ("Preghiere notturne", 2012), ho voluto conoscere gli inizi di Santiago Gamboa, quasi cinquantenne scrittore colombiano, che vive fra Roma e Bogotà, ma si è tolto lo sfizio anche di fare l'addetto culturale presso il consolato di Delhi del suo paese. Il titolo "Perdere è una questione di metodo" mi ha attratto irresistibilmente, e grazie ad Amazon ho trovato una copia usata - ma usata con amore, il che dà pregio ai libri - di questo romanzo, il secondo dell'Autore, che la Guanda ha pubblicato in italiano nel 1998 (un anno dopo la sua uscita), la TEA nel 2001, ma ora è fuori commercio e quindi è difficilmente reperibile. E non va bene, perché è un bel romanzo, pervaso di ironia, attuale nell'intreccio ma ben piantato nella tradizione delle avventure degli antieroi, lontano dagli stereotipi che tormentano la Colombia e la sua inverosimile magnifica capitale, che lì chiamano Santa Fè, e dove ogni giorno piove almeno un quarto d'ora, senza che nessuno se ne curi. L'antieroe è Victor Silanpa è un giornalista investigativo (ah, ce ne fossero!) che si occupa di un orribile assassinio quando un corpo martoriato viene clamorosamente fatto trovare sulla riva di un lago alla periferia di Bogotà. Viene fuori che il terreno fa parte di un'area contesa da affaristi, politici corrotti, immobiliaristi e mafiosi per una gigantesca speculazione. Silanpa si dà da fare, aiutato da un oscuro impiegato (del catasto!, neanche a farlo apposta), ed è piuttosto efficace nelle sue indagini, opportunisticamente sostenute e cinicamente sfruttate dalla polizia. Sorta di novello Don Chisciotte (per il quale il "socio" Estupinan funge bene da Sancho), il nostro si scontra con minacciosi mulini a vento, che stavolta però si rivelano davvero degli orribili giganti. Il titolo - che dal protagonista, appassionato collezionista di citazioni, sappiamo venire da Sepulveda - esprime assai bene lo sviluppo del racconto: Silanpa, pur coraggioso e tenace, è un perdente militante, incapace di trarre vantaggio dalle situazioni, nel lavoro come nella vita amorosa. Ricordate "Una vita difficile", il bel film di Steno meravigliosamente interpretato da Alberto Sordi? Lì il protagonista, nel suo unico colloquio con il figlioletto, spiega di non essere "sfortunato" - come la mamma ha detto al bambino - ma "uno che non cerca la fortuna". Silanpa è proprio così, fa quel che fa perché non sa fare diversamente, e questo in genere non migliora la propria sorte, anche se salva la propria "immagine". Fra i personaggi, spicca la tenerissima Quica, prostituta adolescente e gentile; una che dice "è stato un gran giorno" perché ha ricevuto in dono un anello di plastica verde... Ma colpisce anche il capitano della polizia, Moya, la cui autopresentazione all'associazione "L'ultima cena" (una specie di "alcolisti anonimi" per inguaribili mangioni) fa da contrappunto, capitolo per capitolo, allo sviluppo della trama. Per esperienza personale so che ha perfettamente ragione quando definisce irresistibili gli hot dog di Bogotà, che - facendoci ricordare che di "cane caldo" si tratta - in castigliano si chiamano "perros calientes".
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4 di 4 persone hanno trovato utile la seguente recensione
1.0 su 5 stelle
per 50 euro troppo poco!, 7 aprile 2013
Solidità e resistenza:1.0 su 5 stelle Divertimento:2.0 su 5 stelle
Acquisto verificato Amazon (Cos'è?)
Avevo preso un impegno con una bimba e anche se i contenitori a sorpresa, pasquali e non, mi hanno sempre lasciato perplesso ho voluto mantenere la parola. In negozio l'articolo era sparito e così con ulteriori 10 euro di spese, eccomi qui. Lo zainetto - di scarsissima consistenza - non reca immagini dei My Little Pony (solo il marchio Hasbro), che risiedono solo sul cartoncino che lo avvolge. Avverto che la chiusura-lampo dello zainetto si è rotta alla seconda apertura. Veniamo alle "sorprese" : - un cavallino di medio formato (Caelestia) e due piccoli, rappresentanti lo stesso personaggio (Pinkie-Pie), anche se con criniere diversamente lucenti. Come ogni conoscitore di My Little Pony sa bene, i cavallini sono univocamente individuati dal "cutie mark", il contrassegno che recano sul fianco: quei due erano indubbiamente due Pinkie-Pie. - due confezioni da 130 g di Play-Doh (plastilina), si noti bene : entrambe dello stesso colore (verde chiaro). - un caricatore di pile ricaricabili, questa sì una sorpresa! Non credo occorrano commenti. Rispetto agli altri entusiastici pareri che leggo, posso confermare solo che l'articolo è arrivato in 24 ore, il che depone sicuramente a favore dell'organizzazione del venditore. Ma il prodotto è quello che è.
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Storie ciniche
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da W. Somerset Maugham Edizione Brossura |
| Prezzo: EUR 14,40 |
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3 di 4 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle
magnifici racconti, scrittura piana per una lucidità persino feroce, 26 novembre 2012
Il volume contiene questi undici racconti, che vanno dalle quattro alle trenta pagine di lunghezza: Louise La promessa La pelle del leone Apparenza e realtà Jane La coppia felice Un filo di perle Prima della festa Il sogno La virtù Le tre donne grasse di Antibes Ognuno di loro meriterebbe un commento, per la profondità dei ritratti umani che sono riportati e la "normale straordinarietà" delle situazioni narrate. La lucidità - spesso sconfinante nell'ironia, ma con impagabile leggerezza - è il tratto distintivo di queste piccole storie - un po' come delle opere maggiori dell'Autore - in cui uno o più strati di veli, in genere tessuti dalla rappresentazione convenzionale di altri personaggi, si frappongono a quel che invece dobiiamo vedere e capire. Veli che il narrante, Maugham stesso, si impegna con grande pazienza a rimuovere, per farci vedere quel che lui vede, armato di buon senso ed ironia, dietro le apparenti manifestazioni di grandiosi sentimenti e di magnifiche virtù. Maugham meriterebbe di essere più letto e conosciuto, ma la sua diffusione in Italia si scontra da un lato con la scarsa simpatia per le forme narrative brevi, ultimamente accentuatasi: sempre più spesso so di convinti "non lettori" che dieci pagine le snobbano, ma si fanno affascinare da poderosi tomi zeppi intrighi o fantasy di bassa qualità; d'altro lato c'è che a noi piacciono e rassicurano proprio quella patina di perbenismo e sentimentalismo alla quale l'analisi antropologica di Maugham, incapace di sconti ancorché serena, non concede nulla.
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4 di 4 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle
molto più che demenziali, e ancora esilaranti, 23 novembre 2012
Questo ottimo cofanetto contiene, sottotitolate in italiano, tutti le puntate del programma televisivo presentato dalla BBC dal 1969 in poi. Si chiama Flyng Circus, e fin qui va bene, ma da cosa derivi Monty Python è ancora piuttosto misterioso. Sta di fatto che i magnifici sei attori/autori inventarono una comicità che solo riduttivamente può definirsi "demenziale" - genere peraltro meritevole di rispettosa attenzione - a meno di non definire tale qualunque espressione comica essenzialmente libera. Intelligenti, innovativi, coraggiosi (siamo nel 1969, non diamo nulla per scontato, nemmeno in Inghilterra), i Monthy Python realizzano invenzioni ancora oggi sorprendenti per efficacia ed economia di mezzi. Caratteristico è il percorrere in modo arguto e misuratissimo temi, allora soprattutto, ritenuti non adatti alla televisione, perché imbarazzanti o addirittura indecenti. Ma la finezza e il tono sempre sorridente con cui si rappresentano le debolezze umane superarono qualunque tentativo censorio, ufficiale o meno. Da notare le animazioni che aprono e chiudono ogni puntata e, all'interno di queste, arricchiscono le scene comiche: realizzate da Terry Gilliam - il geniale autore del film "Brazil", per intenderci - esprimono un'inventiva visiva strepitosa. Sia le storie sia le animazioni hanno il loro punto forte nella capacità di sorprendere: l'incongruità dei comportamenti rispetto ai contesti risulta ancora esilaratante. Il cofanetto è prezioso, le serie televisive complete, il prezzo (oggi meno di 20 euro) davvero conveniente.
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3 di 5 persone hanno trovato utile la seguente recensione
3.0 su 5 stelle
lettura piacevole, vis comica trattenuta, 20 novembre 2012
All'inizio il libro promette bene : i primi soggetti che, assieme al protagonista, incontriamo a Montesodi sono estremi senza motivo, e ciò introduce un'atmosfera surreale. Ma l'ironia, in genere legata alla caratterizzazione dei protagonisti, è assai moderata, e si risolve spesso in qualche eccesso verbale, a volte efficace a volte meno. Insomma l'idea della ricerca sul patrimonio genetico del paesino dove per metà si chiamano Palla non è male, ma lo sviluppo è un po' troppo piano. Come sempre in Malvaldi, anche qui la vicenda ruota attorno ad un delitto, ma che l'indagine dei due forestieri metta in luce segreti e bugie della piccola comunità è schema un po' troppo sfruttato, ripercorribile solo con una adeguata dose di verve comica. Rimangono, però la scrittura gradevole e l'ironia leggera tipiche dell'Autore.
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5 di 9 persone hanno trovato utile la seguente recensione
3.0 su 5 stelle
Cartone innocuo e divertente,con un momento di altissima classe, 20 novembre 2012
Nel bel mezzo di terrificanti smottamenti, mentre tutto il regno animale è in fuga, due opossum continuano a divertirsi e a sghignazzare. Un riccio si arresta per capire, e chiede alla coppia perché continui a giocherellare in quel frangente. Un opossum, improvvisamente serio, chiede all'altro se può rivelare il loro segreto. Autorizzato, si rivolge al riccio e rivela : "noi siamo molto, molto stupidi", facendo seguire alle parole uno schiocchetto con la lingua e, soprattutto, un appena percettibile inarcata del sopracciglio: è un gesto insolito, perché normalmente si ammicca strizzando l'occhio; ma qui si richiama, evidentemente, l'attenzione su qualcosa che solo pochissimi possono comprendere; è un gesto minimo ma potente, perché chiarisce definitivamente che più di così, per gli ignari, non si può davvero fare. Il riccio, incredulo, insiste a far notare che la fine del mondo è iniziata e la tragedia è immane. E se fin qui eravamo nel raffinato demenziale, la risposta dell'opossum segna l'immediato ingresso nel sublime, assistiamo alla trasfigurazione della cronaca in storia, del fatterello in mito : l'opossum, dopo una pausa brevissima ma essenziale, allunga la zampa e fa il gesto di suonare il naso del riccio come se fosse una trombetta, accompagnando il movimento con un secco "beep!". Il resto del film, movimentato ma troppo prevedibile (anche perché l'"ideuzza" di base aveva già generato tre precedenti lungometraggi), è ordinaria amministrazione: i bimbi si divertono, ma non sarà certo questo il cartone che lascerà loro qualcosa, nè sulla famiglia come luogo di solidarietà né sulla formazione dei continenti. Lo scimmione Sbudella è quanto basta sgradevole, la nonnetta di Sid scombiccherata secondo schemi di consueta irreverenza, la tigre bianca non lascia il segno. In ultimo, mi sembra che alcune voci italiane siano meno convincenti rispetto ai precedenti film: quella di Manfred, soprattutto, non mi sembra azzeccata come timbro, senza voler nula togliere al bravo Filippo Timi.
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4 di 4 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle
molto piacevole e istruttivo, 16 novembre 2012
Acquisto verificato Amazon (Cos'è?)
Un libretto davvero piacevole: si tratta di una raccolta di schede dedicate ai luoghi romani del cinema negli anni '40-'60, ciascuna contiene note sulla sequenza presentata e soprattutto le immagini riprese dal film confrontate con quelle dello stato attuale del luogo (spesso con l'ausilio di ricostruzioni in 3d che agevolano il paragone). Le soprese sono tantissime: oltre ai luoghi di notissime sequenze di Fellini, Pasolini, Antonioni, Monicelli, Rossellini e Steno - non sempre, comunque, facilmente riconoscibili - sono presentate gli scenari di tanti film italiani (di stranieri ricordo "Vacanze romane" di Wyler) di autori meno famosi ma comunque apprezzabili. Farcito di notizie interessanti e curiose (ad es., viene indicato il primo semaforo di Roma, risalente al 1925), il libro offre un percorso non banale nel cinema "romano" dell'epoca e ha il suo pezzo forte nelle immagini : peccatto, a questo proposito, che non sia di grande formato. Fra le tante immagini, di bellezza commovente quella riportata in copertina e con giusto orgoglio ricordata in prefazione dal figlio del grande Steno: Totò accetta di farsi portarte in prigione da Fabrizi, i due camminano mestamente in un sterrato fangoso che ancora non è diventato via Gregorio VII, sullo sfondo di questa livida giornata la massa del cupolone emerge, essenzialmente inutile, dalle case della gente normale...magnifico!
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Pioggia
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da W. Somerset Maugham Edizione Brossura |
| Prezzo: EUR 8,00 |
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2 di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle
attenti a quelle due, 12 novembre 2012
Acquisto verificato Amazon (Cos'è?)
Il volumetto contiene "Pioggia" ("Rain") e "Il reprobo" ("The vessel of wrath"), pubblicati su riviste nel 1921 e nel 1931. Si tratta di romanzi brevi (o "racconti lunghi"), genere in cui Maugham si mostra - oltre che particolarmente prolifico - sicuramente versato. Qui abbiamo due lavori di ottimo livello, accomunati dallo scenario esotico e dalla preminenza di figure femminili ciascuna in lotta con un uomo; in entrambi i casi abbiamo poi ingombranti figure di missionari, in "Pioggia" nel ruolo di antagonista della imprevedibile Sadie Thompson, nel secondo nelle veste dei fratelli Jones. In "Pioggia" un gruppetto di europei deve far sosta in un'isoletta delle Samoa; si sistemano tutti in un fatiscente alberghetto: i coniugi McPhail, i coniugi Davidson e la "viaggiatrice di seconda classe" miss Sadie Thompson. La storia è la sfida fra il missionario Davidson e la disinvolta Sadie Thompson; lui incrollabilmente dedito al "bene", soprattutto morale, di chiunque abbia la disgrazia di capitargli a tiro (il compiacimento con cui racconta del modo in cui è riuscito a vietare il ballo agli indigeni fa venire la pelle d'oca dalla rabbia), lei che pensa solo a mettere a profitto la sosta intrattenendosi con due o tre marinai alla volta. Il missionario, combinando pietas e mezzi subdoli (riesce a costringere il governatore locale a far forzosamente rimpatriare la ragazza), riesce a mettere alle corde Sadie, arrivando al punto di farle cambiare condotta e farle accettare le pene che merita; ma per far questo trascorre molto, troppo tempo con lei... Magistrale uso dell'ellissi : noi non "vediamo" cosa avviene nella stanzetta di Sadie, ma insieme a McPhail capiamo cosa ha provocato il tragico epilogo della lotta fra i due opposti principi. Come moltissimi lavori di Maugham, "Pioggia" è stato portato al cinema, e un'infinità di volte: si va da "Sadie Thompson" (1929) di Raoul Walsh, con una perfetta Gloria Swanson e il temibile Lionel Barrymore nella parte del missionari; a "Pioggia" di Lewis Milestone (1932), con Joan Crawford; al film di Curtis Bernhardt (1953) con Rita Hayworth, più noto perchjé più recente e ridotto ad intrattenimento musicale, ma assolutamente non all'altezza del testo e dei due precedenti. Anche ne "Il reprobo" una donna "sfida" un uomo, il vizioso Ginger Ted, che ha l'incauta idea - proprio lui che colleziona conquiste - di non "approfittare" di miss Jones, titolare - con il fratello - della missione locale, l'unica femmina del circondario che per lui non sia degna di un solo sguardo. La signorina, però, equivoca e decide che quella "rinuncia" è il segno del permanere di un residuo di umanità in Ted, segno di umanità non casualmente riservato proprio a lei; insomma: non prende neanche in considerazione che in qualche modo conti anche piacere o non piacere e pretende di "convertire" Ted alla retta via (e anche a qualcos'altro...). Quel che rileva è che in entrambi i casi per l'"amore" davvero non c'è posto. Donaldson vuole il bene di Sadie come quello degli indigeni, ovvero vuole portarla ad essere qualcos'altro; poi è il "non detto", il rimosso - ossia l'impulso sessuale - ad avere il sopravvento. Nell'altro caso, la solerte miss Jones è evidentemente attratta dalla carnalità di Ted, ma vuole "farlo suo" per trasformarlo, per sostituire se stessa alla pluralità di donzelle che egli è abituato a sedurre. Ma è altrettanto chiaro che l'ingiustificata paura di essere violentata, nella fatale notte trascorsa sull'isoletta, è una dissimulazione del desiderio, la cui sperimentazione è già qualcosa di insuperabilmente intimo per la donna. Per miss Jones da lì, dalla sua paura per una violenza che non è mai balenata nella testa di nessuno, già è cominciato il rapporto con Ted! Ted Ginger non la desidera? beh, che i fatti si adeguino! Scrittura ironica, personaggi perfettamente scolpiti, narrazione piacevole (in entrambi i casi attraverso l'occhio di un terzo, non del tutto neutrale, ma che si tiene comunque "a distanza": attraverso queste figure (il medico McPheal in "pioggia", l'ispettore olandese in "Il reprobo") il grande narratore - secondo un tecnica consolidata - partecipa alla vicenda, ce la racconta dall'interno, dandole continua freschezza.
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1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
3.0 su 5 stelle
un compositore da conoscere, 22 ottobre 2012
Acquisto verificato Amazon (Cos'è?)
Composti nel 1961 e nel 1972, entrambi i concerti rientrano nella terza fase della produzione di Ginastera, quella in cui il musicista argentino ha abbandonato ogni richiamo folklorico. E ha perso sicuramente in orecchiabilità e popolarità. Musica atonale, ma più amichevole di quella europea, che costringe a dure performances orchestra e solista (qui decisamente all'altezza) per l'avvicendarsi fra ritmi elevati e lunghe meditazioni. Complessa la costruzione del primo movimento del Concerto n. 2, costituito da variazioni su un accordo di 7 note dal Corale della Nona.
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