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5.0 su 5 stelle
Ha il sapore puro della dolcezza, della sofferenza, del dolore., 26 febbraio 2012
Questo libro non è una storia. Non lo è in quanto tale. Questo libro non è la descrizione di eventi, non è un racconto che si dipana inseguendo fatti o accadimenti. Non ha un capo preciso, non ha una coda ben delineata.
Questo libro è un concentrato di pensieri. È zeppo di emozioni. Zeppo di confusioni. Zeppo di crisi nervose, di solitudini, di silenzi. Zeppo di incomprensioni, di inconclusioni, di spiegazioni irrazionali, di auto-convincimenti. E soprattutto, è zeppo di tristezza e di felicità. Tutto nelle stesse pagine, nelle stesse frasi.
Un racconto che è quasi un diario intimo dei pensieri del protagonista, un adolescente che pur non essendone alla strenua ricerca trova, pagina dopo pagina, psicoanalisi dopo psicoanalisi, il tortuoso percorso verso la comprensione di sè. Una specie di tentativo di sfuggire alla normalità e contemporaneamente il mezzo per comprenderne la sua insolita pazzia. Una fotografia lucida dei turbamenti di un giovane che scopre sulla propria pelle il significato più intenso della crescita.
Un libro bellissimo, che tralascia le banalità per addentrarsi completamente nella mente razionale del diciottenne James, così tragicomicamente più maturo dei suoi coetanei e per questo motivo destinato a provare sentimenti che essi non riescono a comprendere, e a coltivarli in una meticolosa solitudine costruita ad arte per evitare la sofferenza che la sua giovane età deve necessariamente produrre.
Alcuni passaggi sono profondamente intensi e pur strappando un sorriso posseggono il sapore più puro della dolcezza, del pianto, del dolore. Quel dolore che un giorno, ne siamo certi, ci sarà utile.