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Le recensioni più utili
10 di 11 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle
La contingenza nella nostra storia evolutiva, e le sue conseguenze,
Di
Questa recensione è su: La vita inaspettata. Il fascino di un'evoluzione che non ci aveva previsto (Scienza e idee) (Brossura)
Premetto che se volete davvero farvi venire voglia di leggere questo libro, esiste sul sito UAAR una bellissima recensione scritta da Raffaele Carcano.Personalmente ritengo questo libro un libro irrinunciabile. Non è possibile fare alcun tipo di riflessione filosofica (come vorrebbe invece fare la Chiesa) sul significato della vita umana, prescindendo dalle evidenze scientifiche sul nostro passato di specie, sui meccanismi che ci hanno portato ad essere quello che siamo, in termini di specie che in qualche modo ha provato (e prova) a trascendere la le leggi naturali stesse. Nel libro, Pievani affronta le più recenti scoperte sul passato di homo sapiens e, più in generale, della vita multi-cellulare sul pianeta Terra. La conclusione principale che gli scienziati hanno tratto da queste scoperte, è l'importanza della "contingenza" nella storia evolutiva. La storia evolutiva che ha portato alla nascita della nostra specie è costellata da una miriade di eventi improbabili che ci hanno favorito, e in assenza dei quali noi non saremmo mai esistiti. Per cui la storia evolutiva non è la storia di un'evoluzione necessaria, che non poteva andare diversamente, bensì una storia che, se riportata indietro mille volte, ogni volta si sarebbe svolta in maniera diversa, e probabilmente in nessuna di queste storie alternative ci sarebbe stato spazio per homo sapiens. Nella seconda parte del libro, Pievani affronta (ma più che altro imposta per future discussioni) le implicazioni filosofiche della contingenza, argomentando che la conseguenza è la presa di coscienza, da parte di homo sapiens, della responsabilità che esso ha nei confronti della rete del vivente e del suo stesso futuro, una responsabilità che invece sarebbe negata dalle teorie alternative, sia quella secondo la quale la nostra storia evolutiva sarebbe figlia del "puro caso", sia quella (abbracciata dalla Chiesa) secondo cui noi saremmo ls coronazione necessaria e inevitabile del processo evolutivo (processo che ormai neanche la Chiesa mette più in discussione).
2 di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle
Interessante e difficile,
Di giancarlo bernacchi "Giancarlo Bernacchi" (Rho, Milano, Italy) - Visualizza tutte le mie recensioni
Questa recensione è su: La vita inaspettata. Il fascino di un'evoluzione che non ci aveva previsto (Scienza e idee) (Brossura)
Se si riavvolgesse e rigirasse molte volte il film della vita sulla terra, mai ci ritroveremmo a esserne il punto finale. L'evoluzione è un fenomeno dominato dalla contingenza: non esiste un canovaccio necessario, meno che mai un finalismo. E' questa la tesi fondamentale del libro. Niente Disegno Intelligente, quindi, ma neppure una qualche esoterica "tendenza alla complessità", né un "progresso lineare" verso forme più evolute. L'evoluzione non è un meccanismo ottimale, ma un sistema imperfetto di "bricolage" che si arrabatta a conseguire risultati atti alla sopravvivenza, ancorché imperfetti. L'evoluzione è "cespugliosa" e produce per mutazione spontanea e selezione una molteplicità di varianti adattative. Entrano nel gioco fattori come la compatibilità ambientale, le migrazioni, l'isolamento geografico, la deriva genetica (fenomeno per cui un gruppo numericamente limitato dà origine a una popolazione con peculiari caratteristiche genetiche). I fattori ambientali sono sempre determinanti e tali da imporre mutamenti imprevisti al corso evolutivo: basti pensare ai "cigni neri" delle grandi estinzioni. L'aleatorietà del risultato è ben rappresentata dal Pikaya, antico cordato cambriano della "fauna di Burgess", fortunosamente sopravvissuto alla grande estinzione del Cambriano e dal quale derivano tutti i vertebrati. Se il Pikaya si fosse estinto (o se non si fossero estinti i dinosauri 65 milioni di anni fa) noi non saremmo qui. Oltre che non necessari, non siamo neppure unici: è scoperta recente che fino a poche decine di migliaia di anni fa coesistevano con la nostra altre quattro o cinque specie umane non-sapiens.Il cap.4 è dedicato ad argomenti polemici contro il creazionismo e i significati teleologici che i credenti vogliono attribuire all'evoluzione. Il cap.5 è una riflessione sulla condizione umana così come viene suggerita dai dati evoluzionistici. L'uomo è intimamente un prodotto dell'evoluzione della vita sulla terra e ne porta segni e tendenze evidenti. Ma è anche altro e capace di concezioni che sono estranee al mondo naturale, come il sentimento di uguaglianza fra gli uomini e il senso della giustizia (nozioni che non hanno analogo in una natura dove dominano la violenza e la sopraffazione). La nostra specie presenta dunque "un'ambiguità radicale... frutto di una particolare storia naturale in cui le nostre tendenze aggressive e violente ci hanno permesso di sopravvivere tanto quanto quelle cooperative e prosociali... L'uomo autentico non rappresenta tanto una "rivolta" della natura contro se stessa, ma un'uscita da essa" (pag.221). Il riconoscimento della contingenza storica ci assicura che il futuro è aperto, e questo dovrebbe ispirare all'azione e alla fiducia. Notizie interessanti e di prima mano (sulle specie homo recenti, sui dinosauri piumati, sui fossili di Burgess, sui primi pesci-anfibi,...) soprattutto nei primi capitoli. Ma il cuore del libro consiste nella riaffermazione del darwinismo e nel contrasto delle varie ipotesi finalistiche che si propongono, se non si negarne il meccanismo, di "indirizzare" l'evoluzione; in subordine nella riaffermazione della libertà e responsabilità umane dopo che si è fatta piazza pulita della teleologia e della necessità storica. Un libro di sicuro interesse, ma di lettura non sempre agevole. In particolare nel cap.4 sono discussi dettagli tecnici sui quali si accapigliano gli specialisti ma che hanno spesso un'apparenza speciosa per i lettori meno "sofisticati" (è un brutto segno quando ciò che è ovvio per l'uomo comune diventa controverso e complicato per lo studioso: meglio il contrario!). Il dubbio è che le cose siano, nei fatti, più semplici di quanto si possa riportare dalla lettura di questo capitolo 4. Anche la prosa dell'A., pur esteticamente pregevole, è spesso inutilmente complessa sia per termini usati che per struttura sintattica, oltre che frequentemente allusiva. Una scrittura più conforme a un testo di filosofia che di "Storia naturale". Ma in Italia si usa così...
5.0 su 5 stelle
Scienza ed idee proposte in modo mirabile,
Questa recensione è su: La vita inaspettata. Il fascino di un'evoluzione che non ci aveva previsto (Scienza e idee) (Brossura)
Non è certamente un libro facile ,ma certamente è un libro fondamentale:stimola la ricerca di approfondimenti ed apre la mente alla riflessione profonda ed appagante.Un prezioso saggio da tenere sempre a portata di rilettura.Ho letto il libro incrociando la lettura con un altro splendido saggio (Bill Bryson "Breve storia di (quasi)tutto);è stata un'esperienza esaltante!
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